Clarenzio è un grande giocatore. Uno dei più grandi che abbia mai vestito la casacca rossonera. Uno che, il giorno in cui appenderà gli scarpini al chiodo, sono certo mi farà scendere la lacrimuccia (tutto molto interiore, i duri come me non amano esternare  i propri sentimenti). Non a tutti concedo questo onore. Quello della lacrimuccia, intendo. Se dovessi spiegare che cosa scateni il fenomeno non sarei in grado, si tratta di una reazione molto spontanea. Il valore non c'entra credo, e neppure i trofei conquistati in rossonero. Da lacrimuccia sono stati Rivera, Baresi, Tasso, Virdis, Paolino, Carletto, Donadoni, Zorro, Rui, Frank, ovviamente Marcel; non lo sono stati Ruud, Billy, Bubu, Seba, Demetrio, Panucci, Bierhoff, Desailly, Dejan. Suppongo non lo saranno Kakà, Pirlo, Kala e Pippo, mentre indubbiamente sono seri candidati alla lacrimuccia i vari Sheva (nonostante tutto), Rino, Ambro, Sandrone e appunto Clarenzio.

Clarenzio ha disputato un derby mostruoso. Ha corso come un ragazzino illuminando il centrocampo con la sua qualità immensa. In un'occasione si è permesso di uscire a testa alta e palla al piede da uno stranissimo sandwich composto da Cambiasso  e non ricordo chi. Non ha sbagliato quasi nulla, ha messo in campo tutta la sua leadership, ha preso per mano la squadra e l'ha condotta al traguardo. Con la Viola si è ripetuto. Un mostro.

La verserò la lacrimuccia per lui. Purché lui capisca che non sarà questo finale di stagione, quand'anche esso venga disputato a livelli altissimi, che potrà fermare il processo di mutamento delle gerarchie di centrocampo e di spogliatoio.  Gerarchie che, se impossibili da digerire da parte del suo orgogliosissimo stomaco,  gli devono essere imposte con un doloroso ma necessario "o ti va bene la panca o fuori dalle balle", malgrado taluni giornalisti assai vicini alle vicende milaniste tentino  ancora,  scioccamente, di perorare la sua causa. Perché sappiamo perfettamente quali siano i limiti di Clarenzio, e lo sappiamo  ormai da qualche anno: due partite giocate splendidamente e tre con la lingua a penzoloni a passeggiare sparacchiando palloni a casaccio, o perdendoli pericolosamente a metacampo. E ciononostante con l'assurda pretesa di giocare sempre. Le irritanti faccine seccate in occasione della sostituzione nella partitaccia di Coppa contro il Palermo sono state, come sempre, molto esplicite. D'altronde non è uno che nasconde gli stati d'animo, Clarenzio.

Fammela  versare quella lacrimuccia Clarenzio, non fare in modo che debba pentirmi di averla programmata. Fa' il bravo.