Mino Raiola è un uomo d’affari, non un demonio. C’è chi pensa che non vi sia molta differenza fra i due mestieri, ma si sbaglia. Il demonio si occupa di anime, gli uomini d’affari nel settore di Raiola di esseri viventi. E lui, l’ex pizzaiolo di Nocera Inferiore, nel suo  mestiere è un fenomeno. Per questo motivo non è lui che va a bussare alla porta dei calciatori offrendo i propri servigi, sono i calciatori semmai che vanno da lui a chiedere di essere assistiti. Chi va da Mino Raiola sa perfettamente in partenza a cosa va incontro: molto denaro e ottime sistemazioni; il rovescio della medaglia è fatto di valigie sempre pronte, impopolarità presso i tifosi e ineluttabile esclusione da un’eventuale, futura appartenenza al sempre più ristretto club delle cosiddette bandiere.

Gli insulti a Mino Raiola sono ingiusti. Il personaggio è noto da anni ed è sempre stato coerente. Cinico, avido, ma onesto a suo modo. Uno squalo in un mondo di squali. Quando Donnarumma e famiglia si recarono da lui per assumerlo,  sapevano perfettamente con chi avevano a che fare. Anzi, ci andarono proprio perché lo sapevano.

Sono stati tanti anche gli insulti piovuti su Donnarumma. Ingiusti in questo caso? Non so. Il tifoso non perdona i baciamaglie che se ne vanno. Personalmente non mi metterò  a inveire contro  un ragazzino su cui nutrivo fino a ieri grandi speranze, né contro la sua famiglia, che non conosco. E poi non ne vale la pena, in fondo si tratta di un portiere, ruolo secondario in una squadra forte. Tuttavia sono libero di pensare ciò che mi pare, e credetemi, nella mia mente in questo momento non stanno circolando esattamente dei complimenti. Gianluigi Donnarumma si è comportato malissimo verso il Milan, è stato una delle più cocenti delusioni che un nostro calciatore mi abbia mai inflitto. Collovati mi fece un male terribile passando ai cugini, ma col trascorrere del tempo, anche se non posso dire di averlo perdonato, un po’ ne ho compreso le ragioni. Sheva e Kakà non ce l’hanno raccontata giusta, però ci lasciarono dopo molti anni, e dopo averci regalato gioie immense. Donnarumma è stato qualcosa di diverso, era il futuro, uno spiraglio di luce dopo anni di buio deprimente; su di lui avevo, avevamo riposto se non tutte, molte delle nostre speranze. In lui avevamo visto il nuovo Gianni, il nuovo Franz, il nuovo Paolo. E lui, un ragazzino che ancora non ha dimostrato un cazzo di niente, dopo appena un anno e mezzo ha scelto di non rinnovare, rifiutando un contratto sontuoso, un contratto offertogli dalla squadra che lui stesso ha sempre sostenuto essere quella del suo cuore. Donnarumma era uno di noi. Era. Ecco il perché di tanto risentimento. Qualcuno lo spieghi a questi due “professionisti”, visto che da soli non ci arrivano:

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora vedremo come si evolverà la faccenda. Sono molto curioso di sapere quale squadra ci sia dietro a tutto questo (poiché una squadra c’è, oh se c’è, da almeno un anno), ma soprattutto chi sarà il sostituto del ragazzetto ingrato. Un buon portiere, non chiedo altro.