Al di là del risultato negativo, che mi ha seccato ma non privato del sonno, la partita di ieri sera ha offerto diversi spunti di riflessione. Sulle cosiddette seconde linee, su alcuni nuovi acquisti, sul VAR, sulla fascia di capitano.

Le seconde linee, che poi erano le prime lo scorso anno, hanno dimostrato molto impegno, tanta rassegnazione per il declassamento (almeno per ora), una buona condizione. Ma anche gli stessi limiti di sempre. E’ inutile che faccia nomi ed elenchi pregi (pochi) e difetti (tanti) di questi giocatori, l’abbiamo già fatto mille volte; spendo due parole soltanto per Locatelli, autore ieri sera di una buona prova: il dilemma è se cederlo in prestito affinché vada a farsi le ossa  giocando con continuità, oppure tenerlo come tredicesimo-quattordicesimo uomo per farlo crescere all’ombra di un buon maestro come Biglia. Telegraficamente la mia opinione: la seconda che ho detto.

I nuovi acquisti. Andrè Silva è oggettivamente indietro come condizione. La Confederations Cup ha lasciato qualche segno, ed è normale, inoltre il ragazzo mi sembra ancora un tantino spaesato, forse frastornato da una svolta così importante di carriera, certamente in difficoltà in meccanismi nuovi e ancora da mettere a punto. Però non occorre un espertone di pallone per scorgere in lui potenzialità tecniche e fisiche enormi. C’è chi l’ha già bollato come bidone, e trovo che ciò sia incommentabile. Lo stesso vale per Hakan Çalhanoğlu, la cui condizione non è ancora al meglio ma possiede doti tecniche indiscutibili e ha un piedino che la mette dove vuole. Non lo vedo molto bene a centrocampo, credo debba giocare più avanzato, ma per fortuna non devo decidere io; spero che Montella abbia le idee chiare su come metterlo in campo, poiché francamente stento a capire quale sia il suo progetto, per quanto concerne il turco ma anche in generale. Staremo a vedere, ma anche in questo caso preferisco ignorare i giudizi trancianti che ho letto sul giocatore.

Il VAR. Ritengo sia un’ottima idea. Tutto è migliorabile e dovranno essere messe a punto alcune procedure di utilizzo, e pensare di terminare una gara perfetta sotto l’aspetto regolamentare sarebbe pura utopia, ma l’importanza di questo strumento è innegabile. Prendiamo la partita di ieri: senza il VAR,  il risultato finale sarebbe stato senza ombra di dubbio falsato. Lasciamo stare l’andamento del gioco, basandosi essenzialmente su quello forse il Milan avrebbe meritato qualcosa in più, ma nel calcio gli episodi hanno un’importanza primaria, e gli episodi alla fine sono stati favorevoli al Betis. Tuttavia, senza il VAR, il gol di Silva sarebbe stato convalidato, il fallo di mano in area di Hakan non avrebbe causato il rigore e sarebbero state commesse due grosse ingiustizie ai danni degli spagnoli. Quella di ieri era un’amichevole che non contava un cippa, ma se il contesto fosse stato differente avrebbe vinto un grande trofeo o passato un turno una squadra che, secondo il regolamento, non l’avrebbe meritato. Poi esistono i romanticoni del tipo “l’errore arbitrale fa parte del fascino del calcio”, ma in genere questi romanticoni sono gobbi, o giornalai che hanno fondato la propria popolarità su becere polemiche. Personalmente gli errori arbitrali non mi piacciono, così come non mi piacciono le infinite polemiche che ne conseguono, quindi fanculo al romanticismo. Certo, come dicevo prima bisognerà studiare qualcosa per migliorare l’utilizzo di questo VAR, poiché così oggettivamente non va bene. Da amante del basket suggerisco il tempo effettivo (due tempi da trenta minuti), che peraltro eliminerebbe svariati altri equivoci, e  da amante del tennis inserirei qualcosa tipo il challenge, ossia la limitazione di utilizzo dello strumento elettronico a due episodi per tempo (è un numero buttato lì, ovviamente). Se fosse sempre esistito il VAR, credetemi,  altro che “35 sul campo” e vergogne di questo tipo.

La fascia di capitano. Capisco che faccia un certo effetto vederla indossata da Bonucci, un effetto per alcuni sgradevole. Pure a me la cosa provoca sentimenti bizzarri, contrastanti, lo ammetto, devo dire però che più passa il tempo più mi sto abituando all’idea. Non provo nulla di sgradevole, insomma. Leo è un grande giocatore, ha carattere, grinta, carisma. Un po’ testa di cazzo, ma il Milan è una squadra professionistica, non dell’oratorio. E poi tutti i grandi giocatori sono un po’ testa di cazzo, chi più chi meno, se non lo fossero molto probabilmente non sarebbero diventati così grandi in un mondo così competitivo. Per cui facciamola finita con i tafazzismi, la fascia di capitano, sempre che la nomina sia definitiva, è avvolta in un braccio più che degno.