“Esprimere dubbi o perplessità sulla sostenibilità di una campagna acquisti così pirotecnica e poderosa come quella del Milan, fatta, tra l’altro, da una nuova proprietà lontana e ancora poco conosciuta, rientra nel sacrosanto diritto di opinione e non rappresenta alcuna offesa nei confronti del club. La ritorsione decisa dal Milan, che ha negato ai microfoni di Sky i suoi tesserati nel dopo partita di Crotone, rientra invece in un vecchio e deprecabile metodo, che non fa onore ad una gloriosa società. Siamo solo alla prima giornata, speriamo che questo “avvertimento” resti isolato, anche perché il diritto di informazione e di critica sono intoccabili. Persino nel dorato mondo del calcio”.

Questo è quanto è stato scritto dall’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) dopo la nota polemica innescata da Ilaria D’Amico nel corso del programma da lei condotto su Sky, proseguita con la rapida e inaspettata risposta del Milan il quale ha ordinato ai suoi tesserati un piccato silenzio stampa nel dopo partita. In difesa della bella giornalista non è accorso soltanto l’USSI, lo ha fatto anche il noto collega Luca Serafini, il quale spesso ci azzecca essendo milanista sfegatato, ma che, essendo  nel contempo anche un essere umano con le sue debolezze, talvolta la canna clamorosamente. Oltre ovviamente a una folta schiera di tifosi contabili bianconeroazzurri, i quali si erano un po’ placati dopo avere preso parte alla figura da cioccolatai in cui erano inciampati assieme a Pallotta, ma che evidentemente non vedevano l’ora di riprovare quell’indimenticabile ebbrezza. Comunque, avrei piacere che l’USSI — e chiunque altro in questa faccenda abbia preso o voglia prendere le difese dell’indifendibile Ilaria cavalcando il destriero della libertà d’opinione e di stampa — desse una rinfrescatina alla propria memoria, e soprattutto valutasse con maggior attenzione il comportamento in questi ultimi anni  nei confronti del Milan dell’emittente di cui fa parte la D’Amico. Inviterei insomma l’USSI, e anche Luca Serafini, a mettere un po’ da parte il solito spirito corporativista  e a osservare questa vicenda in modo più asettico.

In questa modestissima sede è stato sottolineato più e più volte  come la Juventus susciti da qualche tempo — userò un eufemismo — una forte fascinazione sulla redazione di Sky Sport, e  come nel contempo sia alla luce del sole da parte della redazione stessa una sorta di malcelato rancore nei riguardi del Milan. E’ più che evidente che il tutto faccia parte di una linea editoriale ben precisa. Diversi sorrisetti ironici si sono sprecati in questi anni sul Milan, per non parlare di valutazioni moviolistiche unidirezionali, giudizi sarcastici sulla nuova proprietà rossonera, esaltazione smodata di tutto ciò che concerne il mondo bianconero. Non sto inventandomi nulla, chiunque sia un vecchio abbonato e non abbia fette di prosciutto spesse un dito davanti agli occhi non può negarlo. Le ragioni di tutto ciò le ignoro ovviamente, possono essere molteplici: di tifo dei redattori (l’ipotesi meno probabile), di numero degli abbonati, ragioni finanziarie, politiche. Ma che qualcosa ci sia dietro, è palese.

A questo proposito è illuminante una intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore dal noto giornalista, nonché straordinario narratore di sport e milanista vero, Federico Buffa. Da questa lunga intervista, in cui vengono trattati vari argomenti sportivi, ho estratto il seguente, eloquente stralcio:

Parliamo di calcio. A Milan Channel cominci facendo questa cosa che nessuno fa, la «partita tattica» e lì io finalmente vedo i movimenti del Milan spiegati. 

Io cerco di fare questa cosa perché mi piace, venendo dal basket, essendo quindi obbligatoriamente analitico, non sopporto l’idea che nel calcio questa parte sia completamente lasciata per conto suo e quindi provo a fare una cosa rivoluzionaria. A questo punto Bonan di Sky dice: «Facciamo una cosa, io ho questa trasmissione di calcio mercato, vorresti qualche volta fare l’ospite?». Io dico: «Ma non so se sono all’altezza». Lui dice: «Tu vieni poi ti facciamo prevalentemente domande sul Milan». Quello che succede è che però dopo quella parte lì lui mi propone un programma la domenica, si chiama Sky in Campo, dove, per la prima volta, uno che non è un ex calciatore, ma un giornalista, viene messo di fianco ad altri giocatori…

Qual è l’esito di questa esperienza? 

No, Sky in Campo fantastica, però bisogna dire che a Sky in Campo ci sono delle persone che io conosco, come Billy Costacurta, il problema qual è? Che quell’estate vengo preso da Federico Ferri, uomo molto in crescita in Sky, e mi mette a commentare stavolta la Coppa America, quindi alle due, tre del mattino e lì, purtroppo, questi qua mi propongono di andare al vertice di Sky cioè Sky Calcio Show, quindi io devo andare alla trasmissione di punta a parlare di calcio, ma non è più il mio calcio, perché non è né il Sud America, né il Milan… Io registro una puntata…

Quella trasmissione non è il mio genere e il contesto è molto poco adatto: io non amo il calcio per niente, il gioco lo amo da morire ma il modo in cui viene commentato in trasmissione a me non piace. Figurati, dopo che hai a che fare col mondo americano, dover arrivare in quel contesto è impraticabile. Io ho ricevuto una serie di telefonate di politica… Cioè c’è gente che mi ha telefonato dicendo: «Allora ora ti do la mappatura politica di Sky, questo è in quota questo…». Io l’ho interrotto e ho detto: «Io voglio parlare dei tiri di LeBron, lei di cos’è che mi vuole parlare esattamente?». E i giorni successivi addirittura un sms anonimo: «Calcio = voti, attento a quel che dici». Eeh?? No no, grazie… Io il martedì decido che per me è finita lì, il giovedì vado da Guadagnini, mio direttore dell’epoca, dicendogli: «Guarda, per me finisce qua».
Io non sopporto il buonismo del calcio, un sacco di cose non si dicono, non si possono dire e allora che cosa stai lì a fare… E se provi a fare qualcosa di diverso è un problema perché stai facendo qualcosa di diverso, quindi non è il mio posto, il mio posto, se c’è nel calcio, è provare a fare il narratore…

Non credo quindi che la relazione fra la D’Amico e Buffon abbia influito più di tanto nella poco intelligente uscita della giornalista; come ho detto, e come è stato confermato dal bravo Buffa, penso ci sia ben altro. Diciamo che Ilaria, da brava soldatina, come del resto hanno fatto varie volte i suoi commilitoni in redazione, ha eseguito degli ordini dall’alto; che poi lo abbia fatto con quell’estremo piacere di cui sono certo, è un altro paio di maniche. Sia chiaro, Ilaria D’Amico può pensare e dire ciò che le pare, oltre che essere una fidanzata, è una giornalista. Ma sarebbe stato meglio, visto che spesso si atteggia a professionista maliziosa che ama fare insinuazioni insidiose, che in questi anni avesse domandato ai vari dirigenti juventini capitatile a tiro di microfono perché cacchio nell’amato stadio di proprietà fossero ancora esposti alcuni scudetti revocati; oppure che so, come mai il loro presidente avesse intrattenuto rapporti bizzarri con taluni elementi appartenenti a una certa associazione mafiosa. Per essere credibile non è sufficiente, dopo la clamorosa presa di posizione della squadra da lei subdolamente attaccata, sbandierare la propria imparzialità dal pulpito della emittente per la quale lavora, la credibilità andava conquistata prima, dimostrando con i fatti la propria imparzialità. In parole povere (così capiscono anche coloro che accusano la società di eccesso di reazione), il problema non sono tanto le domande che Sky pone sul Milan (figuriamoci, qualche domanda ce la poniamo a ogni acquisto anche noi tifosi), il problema sono le domande che Sky evita puntualmente e accuratamente di porre ad altri. Capito USSI, Serafini e tutti gli altri difensori dell’indifendibile? Non mi pare un concetto complicato.