A me la pausa per le nazionali mette una grande tristezza. Mi riferisco al settore del mio cervello riservato ai passatempi, naturalmente, lo preciso ogni volta e so che questo potrebbe risultare stucchevole; se lo è chiedo venia, ma per me è un dettaglio importante. Comunque dicevo, grande tristezza. Innanzi tutto perché non ci sono le partite, e questo è scontato. Ma anche perché si sa, senza calcio giocato la mente degli addetti ai lavori tende a lavorare alacremente di fantasia. Non che m’importi granché di ciò che viene detto (dopo   Ronaldo panchinaro alla Juventus nulla può più scalfire il mio aplomb), però, giacché è ormai palese anche ai più scettici che il Milan non gode di eccessive simpatie mediatiche, se posso evitare le cazzate è meglio. Vorrei che si giocasse sempre, insomma, per lo meno d’inverno.

Però magari a noi (inteso come squadra) una pausa farà bene. Servirà a tamponare le ferite e a fermare l’emorragia. Almeno si spera. Non abbiamo trascorso bene l’ultimo mese, bisogna ammetterlo. E’ accaduto qualcosa che ha gettato una cascata d’acqua sul fuoco del nostro (inteso come tifoseria) entusiasmo, per  anni nostro malgrado forzatamente represso (che frase poetica, ditelo). La scorsa estate è stata memorabile: colpi di mercato costosi e sulla carta di spessore, uno dietro l’altro, senza tante umilianti sceneggiate, con poche fandonie e tanta concretezza. Una nuova società, un nuovo modo di agire, di comunicare, risposte rapide e circostanziate ai numerosi attacchi mediatici. Una bellezza. C’è stato un momento in cui Fassone, quanto a fans, faceva schiattare d’invidia il Paul McCartney dei tempi d’oro, e Mirabelli il John Lennon. Montella era addirittura diventato un allenatore presentabile, e per la tifoseria milanista degli ultimi anni ciò rappresentava un evento straordinario. Tutti in cuor nostro eravamo perfettamente consapevoli che il campo avrebbe presentato un po’ di difficoltà, ma ci siamo goduti il momento. Ora però c’è tanto scoramento. Le difficoltà sono state maggiori rispetto al previsto; Fassone e Mirabelli hanno ancora un sacco di fans, ma come numero sembrano un po’ scesi al livello di Ariza, diciamo. Mentre Montella beh, è tornato l’impresentabile di prima.

Rassicuratevi, non vi tedierò con lunghe analisi sui perché e i percome di questo ritorno alla dura realtà. Anche perché francamente questi perché e percome mi sfuggono. Come tutti mi aspettavo delle difficoltà,  ma come tutti non così tante. Non mi aspettavo un Bonucci così, una confusione tattica così, una confusione mentale da parte dell’allenatore così. Il dubbio che sia stata errata la scelta societaria di stravolgere in quel modo la rosa sorge, è innegabile. Forse sarebbe stato meglio operare nel modo alternativo, quello che aveva rivelato Fassone nel corso di un’intervista (quando ancora era Paul McCartney), ovvero procedere per piccoli passi, con acquisti di grande valore diluiti in più anni. Inoltre, visto che in genere le nuove dirigenze preferiscono ricominciare da zero anche per quanto concerne le conduzioni tecniche, forse sarebbe stato meglio affidare la rosa a un nuovo allenatore. Non so, dico io. Ma ripeto, sto brancolando nel buio, col senno di poi è sempre facile pontificare.

L’unica cosa che capisco è che abbiamo un serio problema nella fase difensiva. Non mi illudo che sia l’unico  problema, ma è l’unico che è saltato ai miei occhi profani. Ho una mente semplice, sono da sempre convinto che negli sport di squadra si vinca in difesa, o meglio, nella fase difensiva. Vinceva lì il Milan di Sacchi, da quel  pressing asfissiante e quella tattica del fuorigioco — esasperata ma eseguita alla perfezione — nasceva tutto il resto; vinceva lì il Barça di Guardiola, maestro nel recupero immediato della palla. Per gli amanti del basket: vincevano lì i Bulls di Jordan, i Lakers di Magic, vincono lì i Golden State di Curry. Se capissi qualcosa di pallamano, sono certo che anche in quell’orrendo sport troverei squadre leggendarie che lì, in difesa, fondarono i propri successi. E se non temessi di uccidervi di noia potrei passare altre due ore a magnificarvi le virtù di una buona fase difensiva. Ecco, spero che la pausa serva a Montella per aggiustare questo aspetto fondamentale del gioco. Per tutti gli altri problemi, che suppongo siano tanti ma che ignoro, dovremo attendere. Con una buona difesa, poco, con una pessima, un’eternità.