Se mi chiedessero fino a che livello fossi incazzato sabato sera dopo il triplice fischio di Milan-Benevento non saprei rispondere con esattezza. Più basso di quando mi ciularono l’amato ciclomotore Peugeot 104 rosso nel 1982, questo è sicuro. L’uno a due casalingo contro la Cavese e la disfatta di Istanbul non saprei invece dove collocarle, forse perché lì la sensazione prevalente fu di attonimento, sfociato col passare delle ore in preoccupante catatonia. Comunque sia, senza scomodare il passato, mettiamola così: l’incazzatura di sabato sera è stata semplicemente gargantuesca.

Ciò che è accaduto al Meazza è intollerabile, anche per uno come me, più propenso di altri all’indulgenza verso il primo anno di questa nuova società, di questa nuova squadra, di questa rosa dall’età media estremamente bassa. Talvolta si dice che nel calcio ci sta tutto, che la palla è rotonda e che una zolla può fare cambiare traiettoria a un pallone stravolgendo ogni pronostico. Quell’affascinante imponderabilità che, a detta di molti, fa del gioco del pallone lo sport più bello del mondo. Nella maggior parte dei casi ciò è anche vero, ma nel caso di sabato scorso spiacente, non sono disposto a concedere né queste attenuanti né qualsiasi altra. Nel contesto della schifezza alla quale abbiamo assistito, l’imponderabilità non c’entra una mazza.

Quando per un intero primo tempo — al Meazza porcaputtana, al Meazza! — il portiere di una squadra praticamente retrocessa, una squadra che ha incassato 78 gol e che non ha mai vinto in trasferta in stagione, osserva la gara grattandosi le palle annoiato, mentre nel secondo tempo prova tutt’al più qualche sporadico brividino, di quale imponderabilità calcistica vogliamo cianciare? Assenze, traverse, stanchezza, età media, rigori non concessi, sono scuse che possono valere avendo perso contro qualsiasi  squadra di serie A eccetto una: il Benevento. Detto con tutto il rispetto, sia chiaro: la squadra di De Zerbi ha strameritato di vincere. Ma a parte Daniele Adani che sembrava stesse commentando Milan-Real Madrid, il resto degli spettatori ha potuto constatare chiaramente che i campani sono poca cosa, e che non è che abbiano compiuto chissà quale sforzo sovrumano per  ottenere il loro storico risultato: sono stati sufficienti un minimo d’ordine, di disciplina tattica e di grinta, ma la maggior parte del lavoro l’abbiamo svolto noi. Statici, lenti, imprecisi, molli, in alcuni momenti svogliati, questo siamo stati durante questa fottuta gara.

Nessuno si è salvato, a parte un incolpevole Donnarumma e un positivo Zapata (e già il fatto che sia stato quest’ultimo il migliore riassume la gara degli altri). Il resto è da calci in culo: Bonucci, impreciso nei lanci e disattento sul fuorigioco in occasione del gol; Calabria e Rodriguez timidi, lenti e pasticcioni; Kessiè si è soltanto in parte ripreso nel secondo tempo dopo un primo anonimo; Biglia assente ingiustificato; Borini no comment; Bonaventura non inguardabile come nelle ultime uscite ma comunque sottotono; Cutrone mai pericoloso; Silva assurdo, ha ciccato clamorosamente un pallone d’oro all’inizio, poi ha dato la palese dimostrazione che la regola del fuorigioco meglio di lui l’ha capita la mia morosa.

E Rino. Per la miseria, Rino…

Gli voglio tanto bene e sono contento per il rinnovo. Ma ammettiamolo, sabato sera si è fatto sculacciare da De Zerbi come un principiante. Capisco che, vista la sterilità offensiva cronica di cui soffriamo, il nostro amato allenatore abbia voluto un po’ allungare la famosa coperta tentando la carta delle due punte, ma lasciare quelle praterie a un centrocampo avversario che sin dalla vigilia si sapeva sarebbe stato foltissimo, è stato da polli. Questa rosa lo ha dimostrato più volte: per ora, a prescindere dalle assenze, se si tenta qualcosa di diverso dal 4-3-3 sono cazzi amarissimi contro chiunque.

Nessun catastrofismo, per carità, sto leggendo ovunque stronzate allucinanti e non mi unisco di certo al coro. Ma non mi è ancora passata, e chissà quando mi passerà.