Domani, ore 18, ce la vedremo con l’Atalanta per la conquista del preziosissimo sesto posto. Chi manifesta tristezza per la scarsa importanza di questo obbiettivo non riuscendo a rassegnarsi alla mediocrità (ho letto anche questo in questi giorni infausti), non ha capito una beata minchia. Ma delle sciocchezze lette e udite dopo il disastro di Roma ne parleremo più avanti, a bocce ferme; per ora ritengo sia meglio restare sul pezzo. Ossia sull’Atalanta, penultimo duro ostacolo per la conquista della qualificazione in Europa League senza preliminari. I bergamaschi sono una squadra giovane, organizzata, moralmente in salute, allenata da una specie di mago — per lo meno ad assemblare al meglio formazioni composte da poppanti. Noi siamo una squadra altrettanto giovane, organizzata a fasi alterne, moralmente a terra, allenata da uno con due palle così, bravo ma ancora un tantino inesperto (anche se dopo Roma sembra sia diventato un emerito coglione, ma anche di questo avremo modo di parlare a bocce ferme). Sulla carta, almeno a leggere i giornali e i tweet di diversi gufi rossoneri, siamo spacciati. Ma per fortuna si gioca sull’erba a pallone, non sulla carta.

Le altre. Roma e Juventus se la vedranno domani alle 20 e 45. I gobbi hanno già praticamente vinto il loro settimo scudo consecutivo, e che possa andare loro per traverso; ma la Roma è ancora in lotta per un posto Champions e giocherà col coltello fra i denti. Inoltre tutti vogliono battere la Juventus (a parte Atalanta, Sassuolo, Genoa, Udinese eccetera), perciò sarà una gara prevedibilmente combattuta. La Viola affronterà in casa il Cagliari, domani alle ore 15: i sardi hanno ancora qualche possibilità di salvezza e potrebbero farci un favore, ma non credo che questo accadrà.

Delle restanti partite m’importa zero, detto papale papale, poiché è inutile nasconderlo: mi frullano ancora i maroni da mercoledì scorso e meno parlo di calcio meglio sto. Capitemi.