Finalmente è tutto finito. Cari onestamente convinti e non solo, ora possiamo parlarne, come avevo preannunciato nel Volume I. Una chiacchierata da tifosi a tifosi. Da ottimisti a depressi. Orbene, le motivazioni che vi spingono a sparare  su tutto e tutti sono le stesse di scontenti perenni e vedovi (fossi in voi rifletterei molto su questo) e sono più o meno le seguenti:

1) abbiamo speso 240 milioni e siamo allo stesso punto dello scorso anno: bisognava spendere tutti quei soldi per tre top players;

2) Mirabelli proviene dall’Inter, è incompetente, ha l’accento calabrese, parla a sproposito, ha sbagliato il mercato, è brutto e cattivo caccapupù;

3) Fassone parla bene ma di aria fritta, ha scelto e difeso Mirabelli che è il male assoluto, e pure lui proviene dall’Inter;

4) la fragilità della proprietà cinese, oltre a non averci consentito alcun salto di qualità ci ha sottoposto a un bombardamento mediatico devastante che prima non c’era, quindi siamo caduti dalla padella alla brace;

5) c’è anche altro, ma non posso ricordare ogni cosa (in realtà ci sarebbero anche gli attacchi a Gattuso allo scopo di rincarare la dose contro Mirabelli che l’ha scelto, ma quelli preferisco fingere di dimenticarli).

Il punto 1 si basa essenzialmente su un sillogismo molto diffuso e all’apparenza inconfutabile:  siamo sesti e in Europa League, più o meno come l’anno scorso, quindi non abbiamo fatto alcun passo avanti (di solito si prosegue con “tanto valeva tenersi Silvio e Galliani” eccetera). Si tratta in realtà di una sciocchezza se ce n’è una. Cominciamo con la formazione titolare dello scorso anno: Donnarumma, Abate, Paletta, Romagnoli, De Sciglio, Montolivo (capitano!), Kucka, Bonaventura, Deulofeu, Honda (numero dieci!), Bacca; in panca  prestiti di discutibile valore tipo Ocampos e Pasalic, o fenomeni come Poli, Vangioni, Lapadula, Fernandez e Gomez (che godevano di un discreto minutaggio, peraltro). Fra prestiti perfettamente consapevoli di essere di passaggio (per di più neppure troppo bravi) e giocatori mediocri — quando non pipponi stratosferici — , quella dello scorso anno era una rosa scarsissima  e senza futuro alcuno, che arrivò sesta per suicidio altrui. Mi spiegate con quali argomenti avreste convinto i tre fantomatici top players sopra menzionati a venire al Milan? Con l’allettante prospettiva di fraseggiare nei campi di Europa League assieme a fenomeni del calibro di Abate, Montolivo, Bacca, Antonini, Honda e compagnia cantante? “Mi scusi signor Modric, che ne direbbe di venire al Milan per affiancare a centrocampo il nostro indomito capitan Riccardo e il trattore Kucka per spaccare il culo alla Juventus?” La rosa di quest’anno è tutta di proprietà,  giovanissima quindi con amplissimi margini di miglioramento, giunta in finale di Coppa Italia e sesta (in un campionato in cui nessuno si è suicidato) avendo disputato 26 partite in più rispetto allo scorso anno. E inoltre  — e questo sembra che spesso ve lo dimentichiate —  partita con la zavorra di un allenatore che non ne ha azzeccata una manco per sbaglio. A questo proposito vi invito a dare un’occhiata alla classifica parziale qui a lato relativa al girone di ritorno, dove a guidare la squadra è stato uno che ci ha capito un minimo. Come caspita fate a non notare la differenza di peso fra il sesto posto dello scorso anno e questo?

Il punto 2 riguarda colui che viene additato come il male assoluto di questo Milan. Tralasciando stronzate come accento, provenienza e dichiarazioni, soffermiamoci sulle capacità. E’ possibile che Mirabelli sia un incompetente, lo ammetto. In fondo si tratta di un esordiente nel ruolo, e se il prestigio del Milan è pesante per i calciatori lo è anche per un DS alle prime armi. Ma il punto è che io non posso avere certezze in proposito. E non possono averne neppure i fenomeni che dopo pochi mesi ne chiedevano già la testa. Pochi mesi non sono sufficienti per stabilire con certezza nulla di nulla, nel calcio. Peraltro, a emettere i giudizi negativi che stanno investendo Mirabelli e a esigerne la testa, sono spesso gli stessi che  hanno giustificato per oltre un lustro immobilismi, balle assurde, errori marchiani e vergognosi rinfacciamenti ai tifosi per i denari spesi. Tutta gente che predicava pazienza a ogni piè sospinto e ora  improvvisamente riscopertasi per magia esigente, intransigente, impaziente. Che accettava senza battere ciglio decimi e ottavi posti e ora, invece, trova intollerabile il sesto di una rosa giovanissima e in costruzione. Poi c’è la questione del mercato che Mirabelli avrebbe sbagliato. Dunque: posto che soltanto un illuso non avrebbe messo in preventivo qualche flop in una campagna acquisti così abbondante, vi domando: a parte Kalinic (che comunque non è quello che abbiamo visto), quanti e quali sarebbero questi giocatori da marchiare a fuoco come “acquisto sbagliato”? No perché francamente, scorrendo i nomi dei nuovi arrivati, per quanto mi sforzi, personalmente non riesco a sentenziare con assoluta certezza “ecco, questo è stato un flop.” Intendiamoci, flop potrebbero esserlo tutti o soltanto una parte. Però anche nessuno. Bocciare o promuovere qualcuno dopo una prima stagione così lunga e particolare, nella quale è cambiato tutto, società, allenatore, giocatori, è prematuro. Donadoni è stato un fuoriclasse, ma il suo primo anno da noi fu deludente. Massaro è stato un grande attaccante, ma nel suo primo anno rossonero fece cagare. Silva è stato obbiettivamente una delusione, ma solo un cieco potrebbe non accorgersi che possiede numeri fuori dal comune: qualora ce ne liberassimo come qualcuno sta richiedendo a gran voce, potremmo un giorno pentircene amaramente; sono terrorizzato a questa idea.  Si sta mettendo in croce Rodriguez il quale, pur non avendo fatto sfracelli sulla sua fascia di competenza, si è dimostrato un professore al cospetto di personaggi strambi come Taiwo, Vangioni, Mattioni, Grimi, Didac Vilà; e diciamolo, anche a confronto con il neocampione d’Italia De Sciglio. Borini è un giocatore modesto, ma come rincalzo va più che bene. Mirabelli magari è scarsissimo e la squadra che avrà costruito alla fine del suo biennio farà schifo. E’ un’eventualità tutt’altro che improbabile. Vedremo. Se così sarà, se Max  sbaglierà quelle tre o quattro operazioni cruciali che ci servirebbero per alzare notevolmente la famosa asticella, pagherà perdendo il posto, come è giusto che sia. Chi c’era prima tuttavia, era inamovibile qualunque scempiaggine commettesse: a questo non trascurabile miglioramento ci avete mai pensato prima di farvi attanagliare dalla nostalgia?

Il punto 3 è più che altro diretta conseguenza del punto 2: Fassone paga principalmente la scelta Mirabelli; è Max quello che sta più sul cazzo a voi tifosi depressi, ammettetelo, è la sua testa che vorreste, per sostituirla con quella di Sabatini, Monchi o chissà chi altri (ho letto  spesso anche il nome di Paolo Maldini, noto DS dall’esperienza certificata da anni e anni di carriera). La provenienza interista di Fassone è poco più di un pretesto, così come lo sono le sue dichiarazioni, che sono tutto fuorché aria fritta e sono invece  di una chiarezza disarmante, alla quale non eravamo più adusi da secoli. Ma si ostina a concedere fiducia all’odiato Max, ‘sto Fassone del cavolo. Imperdonabile, vero?

Ecco, il punto 4. Non è affatto vero che non abbiamo fatto un salto di qualità  con l’avvento della nuova proprietà. Qualche passo avanti c’è stato, benché meno di quanti ce ne aspettassimo. Della rosa ho già parlato al punto 2, ma non sono avvenuti soltanto lì i miglioramenti. La dirigenza sarà pure la più scarsa dell’Universo, ma è evidentissimo che sta lavorando per l’interesse del Milan, per farlo ritornare grande o almeno per provarci; a differenza di prima, quando si lavorava per tirare a campare e segnatamente per gli interessi di un singolo individuo. Il tifo a quei tempi era sprofondato in un gorgo di apatia e rassegnazione preoccupanti, ora se non altro ha riacquistato, se non l’ottimismo, almeno un minimo di attenzione verso il futuro, che è la benzina che alimenta ogni tifoseria del mondo: osservare di tanto in tanto la bacheca è bello e giusto, ma quando si comincia a parlare soltanto di quella diventa preoccupante e pericoloso. Quanto alla fragilità della proprietà, vera o presunta che sia, sì, è vero, ci sta esponendo ad attacchi mediatici odiosi che, probabilmente, ci sono costati qualcosa a livello di tranquillità (dei tifosi, dei giocatori e dei fischietti) e conseguentemente di punteggio in classifica. Io stesso avrei preferito un altro proprietario e una situazione molto più trasparente, non posso e non voglio negarlo; ma come ho detto prima, questa fragilità,  è vera o presunta. Al momento non sa nulla nessuno, compresi i professoroni di stocazzo che si stanno lambiccando da mesi il cervello su bilanci, politiche cinesi e quant’altro. I fatti nudi e crudi dicono che finora — e sottolineo finora — tutte le scadenze sono state onorate, nessuna delle catastrofiche previsioni delle cassandre della penna e della tastiera si è verificata, un nostro fallimento finanziario è probabile quanto una mia cena con dopo cena con Miriam Leone: perché diavolo state tutto il tempo a cozzare la testa contro il muro, cari onestamente convinti? Su con la vita, il futuro potrebbe sorriderci!