Ho appena visto il Portogallo soffrire le pene dell’inferno contro un Marocco aggressivo e tenace. Cristiano Ronaldo, manco a dirlo, ha segnato di testa al quarto minuto di gioco, poi la partita è stata abbastanza monotona, con un Portogallo che si è limitato a contenere  — non senza diversi patemi d’animo — e un Marocco che ha pressato incessantemente senza però riuscire a raggiungere un pareggio che, tutto sommato, avrebbe meritato. Meglio così, tifo Portogallo e la vittoria di oggi è stata importantissima per il passaggio del turno; ma sarà meglio che la squadra iberica si dia una mossa, poiché il suo gioco non è stato per nulla entusiasmante. Anche Cristiano Ronaldo, a parte il gol, un balzo terrificante per festeggiarlo e un assist vanificato dallo scarsissimo Guedes (almeno per quanto ha mostrato finora), non ha fatto vedere grandi cose. L’impressione è che abbia giocato col freno a mano tirato e che, visto il precoce vantaggio, abbia risparmiato un po’ di energie: vorrà dire che anche gli alieni, invecchiando, hanno bisogno di qualche ora di riposo in più. A proposito di Guedes, sembra che il destino di Andrè Silva sia quello di essere panchinato a vantaggio di compagni mediocri (Guedes in nazionale, Kalinic nel Milan): se più di un allenatore la vede così, temo che prima o poi dovremo trarre qualche spiacevole conclusione su questo ragazzo.

Lunedì scorso è avvenuto a Nyon il fatidico incontro fra UEFA e Milan, per la sentenza si dovrà attendere ancora qualche giorno. La sentenza dell’organo giudicante intendo, poiché quella della stampa cartacea e non, è giunta a tempo di record: esclusione dalle coppe per uno o più anni, due per la precisione, più varie pene corporali per chiunque riveli la propria passione cacciavite in pubblico. Fra condizionali, spifferi, congetture, il tifoso milanista è attualmente alla canna del gas. Uno psicodramma collettivo senza precedenti, forse perché all’epoca della doppia retrocessione i social erano pura fantascienza. C’è chi spera in una punizione esemplare, e si tratta dei soliti dementi ammalati di nostalgia, ansiosi di appigliarsi a questa cosa pur di riabilitare i propri dinosauri preferiti (provate a spiegare loro che se ci troviamo in questa situazione è anche e soprattutto per colpa dei loro beniamini). C’è invece chi si è calato in una sorta di rassegnata disperazione, come i condannati a morte nella settimana che precede l’esecuzione. Il sottoscritto non è né nostalgico di certi personaggi, né rassegnatamente disperato. Mi limito a godermi questo mondiale (che finora non è stato affatto male) e ad attendere. Con estrema curiosità, poiché se la sentenza sarà quella che nemici interni ed esterni stanno auspicando e che appare la più probabile (lo stesso Fassone dopo l’incontro è stato tutt’altro che rassicurante), le arrampicate sugli specchi che l’UEFA oserà chiamare “motivazioni” saranno molto interessanti. Poi è chiaro, nel caso di una sentenza pesante, dopo i doverosi insulti al massimo organo calcistico europeo sarà inevitabile fare i conti a casa nostra. Poiché è vero che la severità selettiva dell’UEFA è assurda e sospetta e che la precedente gestione ha lasciato una situazione di merda, ma è altrettanto vero che chi è subentrato avrà molte cose da spiegare. Il danno d’immagine è già ora talmente grave che qualcuno dovrà assumersi per forza delle responsabilità. Ma ne parleremo quando ne sapremo di più, ovviamente.