Dopo un paio di partite sulla carta poco favorevoli, la nostra classifica continua a essere soddisfacente. Nulla di esaltante, intendiamoci, a giocarsi la zona Champions c’è ancora una fajolada impressionante, e chi si trova al quarto posto ora, potrebbe benissimo piombare al decimo in appena un mese. Tuttavia è bello trovarsi lì, godersi il momento. Non trovarsi fuori da tutto  già a gennaio come accadeva non molto tempo fa insomma. Il tifoso dovrebbe vivere principalmente di sogni (anche perché cosa resta se non i sogni visto che alla fine il vincitore è soltanto uno?),  e per ora noi possiamo continuare a sognare.

Eppure ho l’impressione che in pochi si stiano godendo il momento. Se ci si tuffa di tanto in tanto in quel letamaio che è ormai il twitter milanista si ha l’impressione che il Milan provenga da anni di inebrianti trionfi anziché da cocenti e umilianti delusioni. Il tifoso cacciavite non è più in grado di sognare. E’ sempre incazzato. Ma non di quella incazzatura sana e normale da post partita, quella che dopo un po’ passa e va. L’incazzatura del milanista medio di oggi è becera e isterica. E si sedimenta lì, pronta a riaffiorare alla minima traversia. Il milanista moderno non è mai contento di nulla. Del mercato. Del gioco. Dei cambi effettuati dal mister. Delle pettinature dei giocatori.  Delle conferenze stampa, chiunque della società ne sia protagonista: quando qualcuno parla lo sta facendo troppo, quando nessuno parla si sarebbe dovuto invece dire qualcosa. Ci sono milanisti che passano il loro tempo a criticare l’accento di Gattuso, non sto scherzando. L’accento. Come se quelle di Spalletti, Allegri e Conte, finanche di Carletto, fossero inflessioni che abitualmente spopolano nelle sale di doppiaggio, o alle conduzioni dei TG nazionali. Non voglio insegnare nulla a nessuno, le prediche non mi piace subirle né tanto meno farle; però, anche questa tendenza a essere sempre scontenti di tutto e tutti ha un pochino frantumato gli zebedei. Sì, ognuno ha diritto a tifare come meglio crede, ma anche chi (momentaneamente) si accontenta di ciò che passa il convento ha diritto a un po’ di tranquillità. Poiché credetemi, è terribilmente irritante per qualcuno leggere continui insulti verso giocatori o allenatori della propria squadra, qualsiasi sia il rendimento di questi ultimi, qualsiasi sia  la fede calcistica di chi offende.

A proposito di sogni: auspico una regolamentazione seria e precisa circa l’utilizzo del VAR. Non mi è mai piaciuto parlare degli errori arbitrali a nostro danno, una volta tanto sono d’accordo con i gobbi: i piagnistei  sono roba da perdenti (poi loro al minimo alito di vento fanno scoppiare il finimondo, ma il concetto resta valido). Anziché inveire contro l’arbitro di Roma-Milan — e le ragioni per farlo sarebbero molteplici — preferisco affrontare l’argomento più in generale: è stato introdotto un mezzo tecnologico straordinario, bisogna usarlo ogni qualvolta sia possibile e bisogna farlo con onestà. Trattarlo come sta trattandolo adesso il settore arbitrale rende il mezzo poco più che un orpello e non può far altro che dare adito a sospetti;  di umano timore di perdere potere nella migliore delle ipotesi, di malafede nella peggiore. In ogni caso così non va bene, qualcosa si dovrà fare, ne va della credibilità, ergo della salute di tutto il movimento. Suggerimenti? Sempre il solito: togliere una parte di discrezionalità agli arbitri introducendo un numero limitato di richieste da parte delle squadre. Continuare a inventare scuse tipo lo snaturamento del gioco, le perdite di tempo e tutte le altre stupidaggini che nostro malgrado abbiamo udito in questi mesi sull’argomento, crea una puzza di bruciato che non potrà che intensificarsi con  il susseguirsi di determinati episodi. L’esatto opposto dell’obbiettivo che ci si era prefissati introducendo questo utilissimo aggeggio.