La vittoria sul Bologna ha illuso pochi. La fiducia in questo gruppo da parte del tifoso medio è ai minimi termini, inoltre l’arbitro Di Bello (toh, che “dolci” ricordi evoca questo cognome) ha ben pensato di mettere il proprio zampino sulla nostra strada, e anche un po’ sul petto di Paquetà.

Il tifoso medio è quello che s’incazza a bestia per il primo passaggio sbagliato, quello a cui non garba mai l’allenatore che siede sulla panchina della sua squadra e  quello che i propri giocatori  devono essere tutti Maradona, altrimenti sono da cedere dopo due giornate. Non stimo molto il tifoso medio, come si può intuire. Una volta tanto però è giusto che metta da parte il mio abituale snobismo, spezzando una lancia in suo favore.

Il tifoso milanista medio ha oggi tutte le ragioni per essere incazzato. E non soltanto per la maggiore passionalità che ci mette rispetto a noialtri un tantino più riflessivi. Dopo oltre un decennio di mediocrità squarciata soltanto da qualche estemporaneo lampo di luce, il furore è il minimo sindacale. C’è chi predica rassegnazione facendo notare che, esclusi un ventennio  berlusconiano e il decennio rizzoliano, la storia milanista del dopoguerra è sempre stata caratterizzata da alti (pochi, ancorché entusiasmanti) e bassi (tanti, alcuni anche umilianti), e da proprietà instabili, pittoresche, squattrinate. Il che è anche vero, ma non è che il tifoso — medio o no che sia — possa cancellare dalla propria mente gli altri trent’anni di storia, quelli vittoriosi. Trent’anni non sono esattamente bruscolini nell’esistenza di un club. Ne modificano ineluttabilmente il DNA, di conseguenza le ambizioni e le pretese dei tifosi. Io stesso, nato dopo la fine della presidenza Rizzoli e diventato milanista in un periodo non proprio fra i più felici, non posso adesso essere lo stesso dei tempi in cui istintivamente mi accontentavo di ciò che passava il convento dei Buticchi, Morazzoni, Colombo, Farina. Anche la mia incazzatura dunque, è schizzata ben oltre il livello di guardia.

Questa stagione avrebbe fatto bestemmiare anche un santo, inutile nasconderci dietro a un dito. C’era la sensazione di avere nuovamente una società forte e attenta, di una certa compattezza di squadra, di armonia e unità d’intenti. Buoni risultati  avevano portato addirittura a un incredibile terzo posto. Lo spogliatoio sembrava un’oasi di felicità,  una grande famiglia saldamente guidata da un papà sì severo, ma buono e comprensivo. Poi, a primavera, l’inspiegabile  e rovinoso crollo su tutti i fronti: allenatore che rilascia dichiarazioni sibilline e pessimistiche, società taciturna e poco reattiva, giocatori improvvisamente litigiosi e indisciplinati, pessimi risultati; e  gioco orrendo, due palle così a ogni partita, addirittura in declino rispetto ai livelli invernali già di per sé non eccelsi, a conferma che al peggio non c’è mai fine. Sembra quasi che sia stato fatto tutto scientemente. Come se un maratoneta in testa alla gara, negli ultimi cento metri decidesse autonomamente di complicarsi la vita correndo con una gamba sola, così, tanto perché gli si sono girate le balle. Che cosa abbia portato il Milan a buttare nel pattume in questo modo una stagione che avrebbe potuto portare enormi benefici sia finanziari sia psicologici, è un mistero.

I gialli sono appassionanti, ma al tifoso in linea di massima piacciono poco, specie se riguardano la sua squadra e ancor più quando avvengono durante una stagione deludente. E’ inevitabile che poi parta la caccia spietata — e spesso un po’ a cazzo —  all’assassino, o agli assassini.

Sul banco degli imputati ci stanno finendo tutti. Singer, perché si sente la mancanza di un proprietario onnipresente che prenda a calci in culo chiunque gli passi appresso, e anche perché si presuppone non intenda cacciare un euro; Gazidis, perché “che cazzo sta facendo quello?”; Leonardo, perché è traditore inside e ha remato contro l’allenatore; Maldini, perché non si è accorto di nulla; Moncada, perché ancora non ha scoperto il nuovo Mbappè; Gattuso, perché incapace, rozzo, stupido, pescivendolo (e la new entry: attaccabrighe); i giocatori, perché scarsi e indisciplinati; il sottoscritto perché difende Gattuso.

Ovviamente tutto è possibile, specialmente l’ultima ipotesi. E altrettanto ovviamente anche io, come tutti, ho qualcuno da sbattere sul banco degli imputati: i giocatori, scarsi e indisciplinati. Ma avrò modo di affrontare questo argomento più avanti, a bocce forme.