Oggi finisce una stagione che, nonostante le incavolature che ha provocato nei tifosi del Milan, si può considerare, almeno a mio avviso, la più interessante per i rossoneri tra quelle degli ultimi anni. Tutto sommato, quella di arrivare a giocarci un posto in Champions League all’ultima giornata era qualcosa che gli anni scorsi ci sognavamo – però…

Manca ancora la trasferta di Ferrara (così come le partite degli altri) e qui c’è da capire se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Diciamo che ad agosto l’obiettivo era quella di essere competitivi per il quarto posto, e qui possiamo dire che la missione è stata compiuta. Ricordiamo pure, però, che due anni fa la gestione Fassone stabilì l’obiettivo della qualificazione al massimo torneo continentale entro due stagioni (e questa rosa è tutto sommato emanazione di quella creata da Fassone e Mirabelli, va detto). Allo stesso tempo, c’è stato un altro cambio di proprietà, quindi non sarebbe totalmente corretto impiccare Singer, Scaroni, Leonardo e Maldini a quelle parole.

Il Milan ha giocato spesso male, è innegabile, ma allo stesso tempo, finché c’è stata tenuta psicologica, è rimasto tra le prime quattro. Proprio l’elemento mentale e caratteriale ha fatto la differenza tra i due grandi periodi di crisi di questa stagione: nel primo, quello della sconfitta con l’Olympiakos e di vari brutti risultati (Fiorentina, Frosinone, Bologna), la concordia e la motivazione del gruppo (Higuain escluso) avevano aiutato a gestire la riduzione del danno prima di raggiungere quella pausa invernale così importante per una rosa che aveva bisogno di recuperare fisicamente e di ridurre il sostanzioso numero di infortunati (ricordiamo tutti Calabria mezzala e Abate difensore centrale). La fine di quell’unità di intenti (si vedano, ad esempio, gli screzi privati ma non tanto tra Gattuso e Leonardo culminati in quella conferenza stampa strana prima della partita contro la Sampdoria a marzo, gli scazzi di Bakayoko con lo stesso mister, la lite tra Kessié e Biglia, qualche mal di pancia come, ad esempio, quelli di Cutrone e/o del suo procuratore) ha invece affossato una squadra che aveva ripreso slancio. La gestione e il superamento della prima crisi fu merito di Gattuso (anche se alcuni danno, secondo me sbagliando, a lui la colpa di quei risultati). È sicuramente sua responsabilità, almeno in parte, il crollo di inizio primavera.

Resta da chiarire se la mancanza di un “bel” gioco – o di un gioco qualsiasi – che è il principale capo di accusa nei confronti di Gattuso, sia la causa dei mali rossoneri di quest’anno. Qui sono abbastanza indeciso: la squadra è stata troppo spesso bloccata, è vero, ma alcune scelte tattiche sono state motivate dalla vulnerabilità difensiva di inizio stagione (il Milan ha subito sempre gol nelle prime 10 giornate, riuscendo a tenere la porta inviolata, invece, 12 volte nelle successive 27 partite). D’altra parte, può una buona organizzazione sul campo sopperire a una rosa stanca e ridotta all’osso per gli infortuni, a limiti tecnici evidenti di alcuni giocatori e, soprattutto, al blackout caratteriale, ambientale e psicologico come quello occorso tra marzo e aprile? Possibile, forse probabile, ma non saprei dire con certezza se e quanto.

Inoltre, il Milan vale il quinto posto? Sulla carta, a mio avviso, sì, quindi qui non si può sbuffare più di tanto. Le altre squadre si sono “suicidate”, però? Inter e Roma soprattutto, vero – ma è una colpa? Direi che questa stagione è stata (e, almeno fino a stasera, è) un’occasione d’oro per tornare nell’Europa che conta, e la squadra che ne sta traendo profitto è l’Atalanta. Fare il record di punti delle ultime sei stagioni è stato un progresso, seppur insufficiente.

Infine, c’è un pezzo di tifoseria, credo minoritario ma rumoroso, che ha inintenzionalmente ma sostanzialmente remato contro, mi duole dirlo. Per una volta, una solissima volta che da anni si è presentata una possibilità di raggiungere un traguardo minimamente soddisfacente, si è creata una fazione che si lamentava quando le cose andavano bene, e che non ha trovato di meglio da fare che chiedere il taglio di teste quando le cose andavano meno bene.

L’ambiente e gli incoraggiamenti contano. È altresì vero che quasi tutte le partite sono state una sofferenza e che alcuni giocatori sono costantemente irritanti, e che il tifoso pagante – pagante Sky, pagante Dazn, pagante i biglietti, gli abbonamenti, le trasferte, le magliette, le divise e i pantaloncini ufficiali, pagante la propria passione – ha sempre e giustamente ragione.

IL PROGRAMMA DELLA 38a GIORNATA

Sabato 25 maggio 2019
ore 18:00 – Frosinone-Chievo 0-0
ore 20:30 – Bologna-Napoli 3-2

Domenica 26 maggio 2019
ore 15:00 – Torino-Lazio
ore 18:00 – Sampdoria-Juventus
ore 20:30 – Atalanta-Sassuolo
ore 20:30 – Cagliari-Udinese
ore 20:30 – Fiorentina-Genoa
ore 20:30 – Inter-Empoli
ore 20:30 – Roma-Parma
ore 20:30 – SPAL-Milan