Foto di gruppo della rosa del Milan alla seconda stagione in Serie B, a.d. 1982-1983

Serie B. Questa espressione è tornata prepotentemente sotto i riflettori, associata al Ns. Milan, dopo la sconfitta con la Roma. La Serie B distante in questo momento tre punti, dopo cinque sconfitte in nove giornate e un calendario non certo favorevole davanti a Noi (Spal, Lazio, Napoli, Juventus, Parma e Bologna fuori casa, Sassuolo e Atalanta a Bergamo prima di Natale).

La Serie B è un mantra che i milanisti come me, nati poco prima dell’epopea berlusconiana, si sono sempre sentiti ripetere dai grandi “vecchi”. “Io c’ero a Barcellona contro lo Steaua e c’ero contro la Cavese“, una frase, che, pur non essendo di Milano, anche nei più “malfamati” bar di Pordenone (!) sentivi ripetere fieramente da un qualsiasi milanista incontrato lì per caso. E’ molto grande il Camp Nou ma dubito potesse contenere cinque o sei milioni di rossoneri ma … questo è un altro discorso, chiaramente.

Tifo e seguo il Milan da circa trent’anni, da quando me lo ricordo. Dalla radiolina siamo passati allo streaming in Germania, poco importa. Non credo di aver mai visto un Milan così terrorizzato. Forse ho visto Milan ben più scarsi, quelli con Pablo Garcia a centrocampo o Smoje e Beloufa in difesa ma così terrorizzati mai. Mai perché in questo Milan manca il grande vecchio, non la qualità, che ovviamente c’è (o ci sarebbe) per salvarsi ampiamente. Ma il grande vecchio.

Forse troppo tardi ho compreso che il Ns. grande vecchio l’anno scorso, Abate a parte (che metterei sotto contratto subito), era in panchina. Quell’uomo dall’italiano un po’ stentato e dai modi un po’ bruschi è stato il Ns. grande vecchio. Un amore per il Milan sconfinato, un carisma inattaccabile e un senso della maglia che ha regalato “veleno” al branco di rammoliti che compongono il Ns. zoccolo molle, per citare l’ottima espressione di Marcovan.

Gattuso stando ai Quotidiani Nazionali di allora avrebbe chiesto, per non dimettersi, un paio di giocatori esperti (tra cui Ribery). Richiesta negata. Da chi? Gazidis? Da chi mette i soldi che Elliott gestisce? Certamente non da Maldini e da Boban. Gattuso aveva ragione. La sua squadra del miracolo (un punto dal terzo-quarto posto) aveva bisogno di esperienza per dare vita ad un mini-ciclo e continuare un trend, seppur non altisonante come la storia recente del Milan potrebbe imporre.

E’ stato interrotto un piccolo trend che aveva portato questa squadra al quinto posto, affidandosi ad un allenatore in cui non si credeva fino in fondo (altrimenti non lo si esonera dopo sette partite e non si ignorano le sue richieste di mercato) e ora Pioli ha un cerino in mano, un cerino composto da:

a) giocatori insicuri;

b) ambiente inferocito;

c) dirigenza divisa (Gazidis vs Maldini-Boban);

d) proprietà dei paradisi fiscali interessata solo al nuovo Stadio per aumentare le possibilità di ricavi con la rivendita al già noto e arcinoto miliardo di euro … .

Sarà Serie B davvero con queste premesse? Non sono nemmeno io un grande vecchio che c’era con la Cavese ma questo Milan così com’è gioca come se questa paura la covasse dentro di sé, ad ogni passaggio, ad ogni calcio d’angolo, ad ogni pallone perso.

E le parole di Maldini in settimana “questa rosa è superiore all’anno scorso e deve arrivare in una posizione migliore” non hanno per nulla aiutato in questo senso. E men che meno i soldi sperperati dal tragicomico anno di Leonardo come direttore sportivo.