Mentre sui social e in TV infuriano le fandonie di mercato io, come ogni anno in questo periodo, puntuale come un orologio svizzero, me ne sto bellamente fregando. Sto invece continuando ad assaporare il successo di due settimane fa con aria vagamente incredula, ma piena di felicità. E siccome è ancora tanta la voglia di giocherellare ripercorrendo la stagione appena trascorsa, ho pensato di assegnare a ogni protagonista un giudizio con voto, escludendo ovviamente dirigenti e proprietari. Sarà un voto un po’ particolare, un voto non numerico (detesto assegnarne ai calciatori), un voto che getterà uno sguardo anche al nostro passato.

Fodé Ballo-Touré. Ha giocato pochi minuti poiché, per nostra fortuna, colui al quale avrebbe dovuto consentire di rifiatare ha avuto pochissimo bisogno di farlo. Giocatore molto veloce ma invero altrettanto modesto — la cavolata che causò il secondo rigore nel derby d’andata fu tragicomica. Voto: Taye Taiwo.

Mike Maignan. Credo si possa definire senza problemi un fuoriclasse. Portiere senza punti deboli: fortissimo fisicamente e con i piedi, veloce di cervello, reattivo come un felino fra i pali e sicuro nelle uscite. Su 39 presenze ha sbagliato soltanto una partita, quella contro la Salernitana. Più forte senza dubbio rispetto al pur forte predecessore, anche se in Italia non si può dire. Voto: Nelson Dida versione 2002-2004.

Antonio Mirante. Nessuna presenza. Voto: Antonio Donnarumma.

Ciprian Tatarusanu. Un secondo portiere di lusso. Dopo la gara d’andata contro la Fiorentina l’avrei preso a pedate, ma poi di grosse papere non ne ricordo. Ricordo invece grandi prodezze, soprattutto fra i pali: l’intervento sul rigore calciato da Lautaro nel derby d’andata, oltre che importantissimo è stato di una bellezza accecante. Voto: William Vecchi.

Davide Calabria. Uno di noi veri cacciaviti e uno dei giocatori più progrediti che abbia mai visto. In quanto cacciavite Davidino ha patito più di altri la tensione dello sprint finale contro i cuginastri (glielo si leggeva chiaramente in viso). Paradossalmente meglio in fase offensiva che difensiva, ma tutto sommato stagione più che positiva. Voto: Massimo Oddo.

Alessandro Florenzi. Benché a lungo infortunato è stato preziosissimo, uno degli artefici di questo scudetto per quanto fatto in campo nelle occasioni in cui è stato schierato e soprattutto per come ha saputo interpretare il ruolo di mentore per i più giovani. Un vero  esempio. Voto: Angelo Anquilletti.

Matteo Gabbia. Prodotto del settore giovanile, presumibilmente il quarto vero  cacciavite in rosa, quindi merita affetto incondizionato. Ha sempre fatto il suo, senza strafare e senza commettere grandi errori, a parte contro la Viola all’andata con la collaborazione del Tata. Voto: Stefano Nava.

Theo Hernandez. Dopo la lumaca Rodriguez tutti noi ci augurammo un terzino di fascia che per lo meno deambulasse a velocità umane, ma non ci saremmo mai aspettati di ritrovarci fra le mani una saetta di queste dimensioni. Giocatore straordinario, debordante, dominante. Ha commesso qualche sciocchezza delle sue anche quest’anno in difesa, ma che non sappia difendere è una stupidaggine messa in giro da chi di calcio ne capisce quanto me di astrofisica. Un pochino testa di cazzo (eufemismo), fa imbestialire come pazzi giocatori e tifosi neroazzurri e sembra divertirsi enormemente a farlo: fosse un avversario nemmeno io lo sopporterei, ma siccome per fortuna tifo Milan, lo adoro. Voto:  Aldo Maldera (perché Paolo Maldini non si può, per lo meno non ancora).

Pierre Kalulu. Ragazzo incredibile. Nonostante la giovane età e la scarsa esperienza si è sempre esibito in prestazioni impeccabili in qualsiasi posizione difensiva sia stato schierato; ha dato il meglio da centrale, ruolo nel quale fisicamente avrebbe dovuto in teoria soffrire maggiormente. Espressione facciale enigmatica, imperturbabile in qualunque  momento della gara, anche in quelli più caldi. Voto: Filippo Galli.

Simon Kjaer. Molto sfortunato quest’anno, ma il suo apporto deve essere valutato per l’importanza da lui rivestita nell’intero arco delle sue tre stagioni rossonere. Giocatore e uomo fondamentale per la crescita di questo gruppo vincente, arma in più di Pioli all’interno dello spogliatoio. Voto: Alessandro Costacurta.

Alessio Romagnoli. Storia particolare la sua in rossonero. Approdato al Milan giovanissimo e promettente, la crescita nel corso dei suoi sette anni milanisti non è stata quella che tutti ci auguravamo. Insomma, Alessio è praticamente rimasto il bravo difensore centrale degli inizi e niente di più. Tuttavia come serietà professionale e attaccamento alla maglia il suo comportamento è stato ineccepibile fino all’ultimo, e non possiamo dimenticarne il rinnovo contrattuale in tempi nei quali sarebbe stato complicato convincere a farlo perfino il magazziniere. Ha contribuito  alla conquista del titolo ed è stato più che degno di portare la fascia di capitano. Ciao Alessio, buona fortuna. Voto: Marione Yepes.

Fikayo Tomori. Difensore centrale sontuoso. Forte fisicamente, aggressivo, velocissimo, intelligente. Avrà sicuramente qualche difetto, ma francamente stento a individuarne. Avrà sbagliato sì e no tre gare in due stagioni, e mi sono tenuto largo. Voto: Alessandro Nesta.

Tiémoué Bakayoko. Di lui ricordo soltanto il dribbling in area bolognese dal quale scaturì, dopo un corto rinvio della difesa, il gol di Bennacer a sei minuti dalla fine. Non ha certamente confermato la decente stagione di qualche anno fa. Voto: Andrea Bertolacci.

Ismael Bennacer. Stagione abbastanza incompleta la sua, fermato prima dal Covid, poi da qualche infortunio e dalla fastidiosa Coppa D’Africa. Quando però ha potuto concedersi completamente alla causa rossonera ha offerto il solito notevole contributo, segnando anche due gol decisivi da fuori area nelle trasferte di Cagliari e Bologna. Voto: Angelo Colombo.

Samuel Castillejo. Uno dei giocatori più incomprensibilmente insultati dal popolo cacciavite. Calciatore normale ma volenteroso, professionale e amato dal gruppo. E cacciavite vero sin da bambino. Di lui ricordiamo il decisivo contributo nella gara ribaltata in casa contro il Verona. Probabilissimo partente, un caro saluto. Voto: Graziano ‘Lupetto’ Mannari.

Brahim Diaz.  Una delle poche note dolenti di questa fantastica stagione. E’ partito bene, poi piano piano ha perso fiducia, lucidità, freddezza sotto porta e in appoggio. Peccato perché le doti tecniche palla al piede sembrano abbondantemente sopra la media (benché le mie perplessità sulla sua inadeguata prestanza fisica in certe zone del campo permangano). Voto: Giuseppe Incocciati.

Franck Kessie. Stagione lievemente in tono minore rispetto a quella precedente, ma c’è da capirlo: olimpiadi estive e maledetta Coppa D’Africa invernale con la sua nazionale, contratto in scadenza, malumore dei tifosi per le stupide dichiarazioni agostane e conseguenti fischi. Quando però è stato il momento di svolgere il proprio dovere, Franck è stato grande. Buona fortuna Presidente, potevi collegare il cervello alla bocca prima di parlare ma ti voglio bene lo stesso. Voto: Rino Gattuso.

Rade Krunic. Non ho mai nascosto il mio debole per questo centrocampista-trequartista-terzino-attaccante. Rade dove lo metti sta, non sa fare nulla in modo eccezionale ma sa fare tutto. Forse non uno  dei più forti dodicesimi uomini mai visti al Milan, ma di sicuro uno dei più utili. Voto: Stefano Eranio.

Junior Messias. A me l’ex fattorino è piaciuto. Catapultato in un mondo cui non più di un anno fa non avrebbe mai immaginato di poter appartenere, Junior ha fatto il suo dovere, segnando 5 reti in campionato (in realtà 6) e una in Champions League nella vittoriosa trasferta di Madrid, servendo anche qualche assist. Non mi aspettavo molto a dire il vero, ma è comunque  andato oltre le mie previsioni. Voto: Andrés Guglielminpietro.

Alexis Saelemaekers. Un affarone dal punto di vista finanziario al momento dell’acquisto, tuttavia successivamente non si sono visti nel suo bagaglio tecnico i miglioramenti auspicati. In due stagioni e mezzo Alexis si è dimostrato sempre  ottimo in fase difensiva e dotato di grande mentalità, ma non in grado di pungere in fase offensiva quanto a gol e assist. E nel suo ruolo non è un difetto da poco, purtroppo. Voto: Thomas Helveg.

Sandro Tonali. Altro giocatore detestatissimo dal popolo bauscia. Le motivazioni sono a me sconosciute, ma compiendo uno sforzo sovrumano potrei tentare di penetrare nella bizzarra  mentalità del tifoso neroazzurro. Ci provo, dunque: li ha snobbati scegliendo noi; li ha illusi di essere una pippa nel primo anno milanista; ha schiaffato loro uno scudo in faccia nel secondo anno rivelandosi per di più fortissimo. Non sono neppure d’accordo con la pippaggine nel suo primo anno, ma questo è un altro discorso. Voto: Demetrio Albertini.

Olivier Giroud. Siccome il suo pari ruolo in rosa era un ultraquarantenne, tutti, cacciaviti compresi, essendo egli più giovane abbiamo spesso giudicato Olivier come se fosse un ragazzino.  Avremmo dovuto invece tenere a mente che si trattava di un trentacinquenne costretto a rifiatare il minimo indispensabile per via delle prolungate assenze delle alternative di ruolo. Nonostante tutto, in campo Olivier è stato intelligente, altruista e grintoso, oltre ad avere siglato reti decisive negli scontri diretti. E soprattutto oltre a essersi girato. Poi ci sarebbe da sommare anche tutto ciò che non è stato visto a occhio nudo ma facilmente intuibile, ossia l’importanza di un campione così all’interno di uno spogliatoio composto  da giovani per lo più inesperti. Voto: Oliver Bierhoff.

Zlatan Ibrahimovic. Ha giocato pochissimo per via dei noti problemi fisici, ma ciò nonostante è riuscito lo stesso a mettere la zampona nel nostro diciannovesimo scudetto, nonché suo secondo in rossonero. Otto reti in 23 presenze, spezzoni di partite giocate praticamente senza un ginocchio, riuscendo addirittura in una di esse, quella contro la Lazio a Roma, a sfornare l’assist per il decisivo gol di Tonali allo scadere; una vittoria fondamentale questa — numericamente e psicologicamente —per  la conquista del titolo. Non ci sono più parole per descrivere la grandezza di questo fuoriclasse infinito. Voto: Marco Van Basten.

Marko Lazetic. Fisico assurdo per un diciottenne. Il livello tecnico del serbo non ci è stato ancora concesso di appurarlo. Confesso di avere sbirciato qualche spezzone di una partita da lui disputata nella Primavera e devo dire che non ne sono rimasto abbagliato. Comunque, nessun contributo da parte sua a questo scudetto. Voto: Dominic Adiyah.

Rafael Leao. Giocatore decisivo per la conquista del titolo, senza se e senza ma, e non parlo soltanto dell’ultimo mese e mezzo, nel quale obbiettivamente ha giocato da top player mondiale. Il fatto è che prima aveva giocato ‘solamente’ benissimo,  e dopo lo straripante finale di quella prima parte ce ne siamo un poco dimenticati. Comunque sia, quando ce n’è stato bisogno Rafa è stato in grado di alzare l’asticella, imprimendo al suo gioco ritmi irraggiungibili per chiunque intendesse fermarlo — certe reazioni difensive alle sue accelerazioni sono state francamente imbarazzanti. Voto: Ruud Gullit.

Daniel Maldini. Rete importante a La Spezia e dodicesimo scudetto portato a casa dai componenti della famiglia Maldini (tredicesimo, se contiamo anche quello da dirigente di Paolino). Credo si tratti di un unicum a livello planetario, una pazzia alla quale si stenta a credere alla pari dei 14 Roland Garros di Rafael Nadal. Eppure è tutto vero. Daniel  non diventerà mai grande come il nonno, tanto meno come il padre (sarebbe impossibile per chiunque), ma la qualità per poter dire la sua ad alto livello non gli manca. Forse gli converrebbe cambiare aria, magari in prestito; ma sono chiacchiere, suo padre sa meglio di me cosa sia meglio per lui. Voto: Florian Raduciou.

Ante Rebic. Ho un debole per questo umorale  giocatore; i pregi — tanti — ci hanno aiutati diverse volte in questa stagione (anche se molti di noi se ne dimenticano), i difetti — tanti anche questi purtroppo — mi hanno spesso fatto incazzare e altrettanto spesso sorridere. Ante è così, prendere o lasciare. Io prenderei ancora, non so però lui e la società che intenzioni abbiano. Ho brutte sensazioni al riguardo. Voto: Jon Dahl Tomasson.

Stefano Pioli. Ho sempre sostenuto che senza una società forte alle spalle e giocatori giusti a disposizione un allenatore possa fare ben poco. Non ho mai creduto ai maghi della panchina che trasformano i brocchi in purosangue, insomma. Ricordo che ai tempi delle pagliacciate berlusco-gallianiane l’argomento più discusso dalla maggior parte di noi era l’allenatore, e io mi inferocivo come una bestia, anche perché a nulla servivano i continui cambi in quel ruolo (peraltro sempre coi medesimi disastrosi risultati) a ficcare in certe testacce  l’idea di spostare il mirino altrove. Non ho cambiato opinione: secondo me un allenatore top fa qualche punto, uno bravo non fa danni e uno scarso combina disastri. Ho sempre considerato Stefano Pioli uno bravo, uno che nell’ambiente giusto non faceva danni o ne faceva pochi;  ma mi sbagliavo, oppure è stato lui a fare il salto di qualità, chi lo sa. In ogni caso Stefano Pioli quest’anno ha fatto punti signori miei, quantificare è difficile ma la sensazione è che ne abbia fatti tanti.  Voto: Nils Liedholm.