Primo tempo buono da parte del Milan. Rete del vantaggio di Messias ottenuta senza eccessivo spreco di energie, un rischio corso pochi minuti dopo (traversa di Duricic su tiro dal limite), poi solo noi a sfiorare ripetutamente il raddoppio (due volte Giroud su incursioni di Rafa). Raddoppio per la verità anche ottenuto da De Ketelaere su cross di Leao (ancora lui) con un tocco di spalla — che Marelli di Dazn ha giudicato più di braccio, evidenziando così una conoscenza dell’anatomia umana abbastanza approssimativa —, ma gol poi annullato per un fuorigioco millimetrico precedente di Giroud.

Secondo tempo che probabilmente avrebbe avuto poco di diverso da dire, ma che improvvisamente si è trasformato in un’altra partita a causa dell’espulsione di Leao  al terzo minuto. Da quel momento in poi la Samp ha acquistato fiducia, cominciando a prendere campo e pervenendo al pareggio su colpo di testa di Duricic. Uno dei pregi del Milan di Pioli è quello di non perderla mai, la fiducia, e anche in questo caso, grazie a un intelligente cambiamento dell’assetto tattico e a un Giroud straordinario,  è riuscito a raddrizzare una gara che si stava mettendo male, tornando in vantaggio e contenendo (al prezzo di una fatica disumana, va detto) il furioso assedio della squadra di casa, la quale ha anche colpito un palo clamoroso nel finale.

L’arbitro. Michael Fabbri ha arbitrato malissimo. Di solito si dice ‘scontentando entrambe le squadre’, e sicuramente lo si dirà anche stavolta, ma onestamente non capisco cosa abbia avuto la Sampdoria da recriminare. Le due ammonizioni comminate a Leao sono la prima ridicola, la seconda estremamente discutibile: la manata del portoghese in netto possesso di palla per allontanare Ferrari, giudicata incredibilmente  gomitata grazie alla sceneggiata di quest’ultimo, è stata in realtà una normale azione di gioco, mentre la scarpata sul viso dello stesso Ferrari dopo il tentativo di rovesciata è stato un fallo netto, ma alquanto dubbia è stata la scelta di sanzionarlo col cartellino giallo. Inoltre, il metro di giudizio dell’arbitro ravennate è stato in linea di massima pessimo: interruzioni continue per contrasti che in Europa sarebbero stati lasciati tranquillamente correre, hanno spezzettato il gioco e di certo non favorito la squadra più forte. Ripeto, le rimostranze di Giampy e dei sampdoriani a fine gara non stanno né in cielo né in terra, a meno che non si pretendesse che i loro goffi carpiati in area rossonera nel finale meritassero ulteriori premi oltre a quello di essere stati ingiustamente in superiorità numerica per ben 55 minuti. Sul fuorigioco di Giroud che ha causato l’annullamento del raddoppio di De Ketelaere  e sulle bizzarre definizioni a esso eventualmente attribuite (geografico, interpretativo eccetera), preferisco non soffermarmi, e mi adeguo pur con qualche dubbio alla decisione del varista Abisso. Quest’ultimo è stato poi molto bravo a segnalare il netto fallo di braccio in area che ha impedito al colpo di testa di Giroud di infilarsi nel sette genovese.

I giocatori.  Giroud il migliore, giocatore soggetto ad alti e bassi per motivi d’età e mancanza di alternative, ma pazzesco. Partita sontuosa di Calabria, Leao e Tonali (assurdo il recupero difensivo a metà campo con finta finale sulla linea laterale). Tommaso Pobega e Aster Vranckx mi sono piaciuti molto. Ho visto un De Ketelaere più intraprendente, meno timido, aveva pure segnato il suo primo gol rossonero purtroppo annullato; comunque siamo ancora molto lontani da ciò che tutti ci aspettiamo da lui. Theo ormai non fa più notizia quando gioca bene; mi soffermerei piuttosto sulla performance attoriale allo scadere che ha fatto ammonire ed espellere mezza Sampdoria, roba da premio Oscar (abbiamo assistito a tutto il consueto repertorio: mani portate sul volto come colpito da un missile, grido belluino di dolore, schiena inarcata all’indietro, crollo al suolo e corpo privo di vita).

Pioli. Perfette le sostituzioni e il cambio di modulo dopo l’espulsione. Avrebbe potuto essere ancora  più tempestivo? No, è accaduto tutto molto fretta.