Partita a senso unico, dove il Milan si è divorato quattro gol fatti e altrettanti o forse più gli sono stati negati dal palo e dalle prodezze di portiere e  difensori avversari. Partita che alla fine sarebbe potuta terminare ingiustamente in parità, per una casuale traversa del Cagliari al novantesimo nell’unico tiro nello specchio della porta effettuato dai sardi. Partita giudicata alla fine dal tecnico cagliaritano Mazzarri come equilibrata, ancorché viziata da un fantomatico rigore negato alla sua squadra; stronzate innocue dopotutto, se raffrontate al Covid che non esiste, a non c’è nessuna guerra,  a Vladimiro che  ha un po’ ragione e così via, ma pur sempre stronzate.

E’ strano che Mazzarri non abbia riesumato la scusa della pioggia visto che ieri sera ne è precipitata parecchia sul prato dell’Unipol Domus, sarà forse perché le pernacchie appioppategli all’epoca di questa autentica genialata rimbombano ancora nell’etere. Comunque sia, il tecnico toscano ieri sera ha confermato una volta di più la sua ben  nota sportività: congratulazioni.

La gara come dicevo è stata a senso unico, ed è questa l’unica realtà. La squadra si è mossa bene in un campo difficile, contro un Cagliari bisognoso di punti e ben messo in campo:  gabbia da squali su Leao — quasi annullato —, marcature a uomo anche sotto le docce e molta attenzione a non esporsi anche se in svantaggio, nella speranza di raddrizzarla con un colpo di culo finale (e stava per funzionare) o con sviste arbitrali tipo quelle di cui beneficiarono Udinese e Spezia. Le uniche critiche che si possono muovere al Milan per la gara di ieri sera riguardano le occasioni incredibilmente sprecate, sia sullo zero a zero  sia dopo il vantaggio: la scarsa concretezza sotto porta è un grosso problema che ci portiamo appresso da quando questa bella favola è cominciata e su cui dirigenza e allenatore sanno benissimo di dover lavorare. Per cui, benché la cosa sul momento mi mandi in bestia, so di poter contare su di loro.

Veniamo ad alcuni singoli.

Leao. Come ho accennato sopra ha disputato una partita anonima, più per la disposizione tattica preparata appositamente per lui che per colpa sua; tuttavia l’eccesso di riflettori puntatigli addosso ultimamente non deve avergli giovato. Se ho compreso il personaggio, si tratta di un timido: dovrà crescere anche da questo punto di vista se vorrà compiere il famoso step.

Bennacer. A parte il gran gol partito da un suo caparbio recupero a metà campo e dopo sedici passaggi della squadra culminati in un suo bellissimo sinistro, partita monumentale.

Giroud. E’ uno dei divoratori, ma sul resto della prestazione non gli si può contestare assolutamente nulla: assist-gol per Ismael, movimenti d’attacco perfetti, molto sacrificio in copertura.

Diaz.  Divoratore numero 2, ma pur non essendo un suo fan devo ammettere che nel secondo tempo è stato un fattore.

Calabria. Divoratore numero 3, ma a parte ciò ottima prova (anche se domandarsi come caspita abbia fatto a sbagliare quel gol penso sia legittimo).

Kessiè. Bravo il neo azulgrana  — anche se sempre distante dal mostro dello scorso anno — e sono certo che dimostrerà la propria professionalità fino all’ultimo; se avesse evitato le insensate dichiarazioni estive l’avremmo salutato anche con un certo affetto.

Maignan. Se ha deviato lui la palla sulla traversa, fenomeno (lo è comunque), altrimenti inoperoso. Ha avuto il suo daffare più che altro per schivare le bottiglie lanciategli addosso dalla curva, oltre a stizzirsi per i soliti insulti razzisti (ma i giocatori del Cagliari se la sono presa con lui: pazzesco).

Messias. Non posso dire che mi dispiaccia totalmente come giocatore, posso però dire che in quel ruolo, su quella fascia, voglio qualcosa di meglio.

Saelemaekers. Divoratore numero 4. Ha chiaramente perso il posto da titolare e mi domando perché: siamo sicuri che sia tanto peggio di Messias?

Pioli. Non concordo con alcune sue scelte, ma non ho mai concordato con tutte le scelte di nessuno dei tecnici del Milan a partire dal primo della mia vita cacciavite, l’adorato Nereo (tanto che mi frega, mica insultano e licenziano me se le cose vanno male); però insomma, è bravo, mi pare che possiamo ormai ammetterlo, a prescindere da come finirà la stagione.