Si sta parlando molto di Clarenzio in questi giorni. Bene e male. Male soprattutto. Il suo destino è quello di dividere. Sempre. Ed il sospetto è che la cosa non gli dispiaccia, anzi, che addirittura lo carichi psicologicamente. L’uomo è astuto, intelligente, presuntuoso, testardo, adora rilasciare interviste, possiede un ego ingombrante quanto il suo deretano. Insomma, quando avrà smesso di far bisticciare i cacciaviti diventerà un grande allenatore. Una sorta di Mourinho, però più stronzo e antipatico. Magari sarà il successore di Acciuga e un giorno, a sorpresa, schiererà se stesso beffardamente in campo, mandando fuori dai gangheri un’altra volta quei cacciaviti illusisi di essersi liberati di lui.

Scherzi a parte: Clarenzio adora ancora enormemente fare il calciatore. Perché come calciatore è stato fortissimo. E forte lo è ancora, seppur  molto meno di un tempo. In questo momento gioca lui, ed è titolare inamovibile non per le seghe mentali che una parte di noi si sta facendo, bensì perché egli è puramente di gran lunga il centrocampista più palluto e talentuoso a disposizione di Allegri quest’anno.

Io sono un fan della primissima ora.

Ajax 1994/1995

Lo noto per la prima volta  nel lontano 1994, seguendo con un pizzico d’ammirazione quella spumeggiante Ajax che a fine stagione ci avrà sconfitti tre volte in Champions, due nel girone e una in finale. Seedorf è un diciannovenne non molto alto ma assai robusto, dai lunghi e folti capelli acconciati a treccine. Un ragazzo di origine surinamese dai piedi felpati e dal tiro efficace, che si muove in campo non proprio rapidamente ma con sorprendente intelligenza, per la sua età ma non soltanto. Si muove già come un leader, Clarenzio. Ha già la lingua lunga del leader. In questa squadra, in questa Ajax, devi saperti muovere bene se vuoi giocare con una certa continuità, e possedere buone conoscenze calcistiche, perché si tratta di un complesso tatticamente assai evoluto nel quale la concorrenza interna è molto, molto agguerrita. Una banda di giovanotti terribili guidati da un tecnico anch’egli giovane e ancora più terribile di loro, tale Luis Van Gaal, uno dal carattere di merda ma con enormi capacità. Questa squadra può contare su elementi assai bravi tipo Edgar Davids, i due De Boer, il finnico Litmanen, Overmars, il nigeriano Finidi (o George, non ho mai capito quale sia il nome e quale il cognome); può contare sui meno bravi ma comunque validi Van Der Saar, Kluivert, Kanu, e su Reiziger e Bogarde, due pippe cosmiche, che tuttavia in questo contesto, trascinati dal meccanismo, riescono a fare la loro porca figura e rendersi in qualche modo utili; ma questa squadra soprattutto può contare su un unico vero fuoriclasse assoluto, che fa egregiamente da chioccia ai talentuosi poppanti pur trovandosi al canto del cigno: Sua Maestà Franklin Edmundo Rijkaard.

Già, lo ripeto: sono un fan della prima ora.

Durante i continui cambi di maglia che hanno caratterizzato l’inizio carriera di Clarenzio ho sempre sperato che presto o tardi potesse approdare da noi. Ed un bel giorno il mio desiderio si è avverato. La sua storia cacciavite la conosciamo tutti, inutile ripeterla.

Al pari dei suoi numerosi detrattori cacciaviti, avrei preferito vederlo in panca da qualche anno, o addirittura non rinnovato, perché sono contrario alla riconoscenza espressa coi rinnovi eterni di contratto. Ma quest’anno la questione s’è messa come s’è messa, dopo un mercato estivo in cui è arrivato soltanto Aquilani come suo possibile concorrente. Uno bravino Aquilani, che tuttavia l’olandese, a 35 anni,  è ancora in grado di mangiarsi  a colazione con la stessa facilità con cui io consumo una brioche alla crema.

Non è colpa di Clarenzio se è stato reso indispensabile per il Milan attuale.

Sì lo so, quando viene spedito in panca è irritante come pochi altri negli atteggiamenti. Lì dà il peggio di sè: se è chiamato a subentrare lo fa da scazzato, fa le faccine scocciate,  in settimana rilascia interviste lamentose a qualche amichetto compiacente, certamente si lavora sottotraccia il mister come una lima sorda, magari ricordandogli le quattro Champions vinte con tre squadre diverse.

Ma in questi giorni difficili, non si merita la marea d’insulti che gli stanno piovendo addosso, proprio mentre tutto sommato sta tenendo su quasi da solo una baracca falcidiata da sfighe di vario genere. Quegli insulti partono da un fondo di ragione, ma andrebbero rivolti altrove. Ma non sia mai: negli ultimi venticinque anni ho imparato che  gli strali cacciaviti possono piovere ovunque, persino su icone come Rivera, Ancelotti, Tassotti e Maldini, ma quando giungono ad un certo livello, come per magia, tutto si blocca. Stop. Dopo quel livello scatta una strana immunità. Lì occorre far piovere soltanto attestati di riconoscenza,  pena la discesa dal “carro dei vincitori”. D’altronde l’amore non è bello se non è litigarello…

Sosteniamo Clarenzio. Ancora per un po’ di tempo.  A parte il fatto che è ancora bravo e, pur passeggiando, il suo lo fa ancora, di meglio non abbiamo. Non si tratta di riconoscenza, è che di lui, volenti o nolenti, abbiamo ancora bisogno.