Non mi cimenterò in analisi teccniccottattiche, magari soltanto qualche spruzzatina, perché per prima cosa non ne ho assolutamente le competenze, e poi suppongo che qualcosa in merito scriverà domani Il Camisa, il quale è senz’altro più credibile di me.

Mi limiterò a qualche considerazione. Perché dopo la figura di merda di domenica sera, e dopo che chiunque ha espresso la propria opinione, penso di avere il diritto di farlo.

Ordunque, innanzi tutto vediamo di oltrepassare i triti e ritriti ostacoli ideologici del tipo ‘sostenitori della società da una parte, sostenitori dell’allenatore dall’altra’. Anche perché una contrapposizione di questo genere esiste soltanto nella nostra mente bacata: la società sceglie il tecnico, quindi la sconfitta dell’una diventa automaticamente  quella dell’altro e viceversa, specie se il tecnico sembra appoggiare al cento per cento la filosofia societaria com’è il caso di Allegri e come fu quello di Carletto in passato. Insomma, in parole povere, se tu società scegli un tecnico pippa è colpa tua, se tu tecnico sei uno palluto, qualora la società ti esponga a figuracce, fai le valigie ed orgogliosamente te ne vai, altrimenti diventi corresponsabile.

L’Allegri di quest’anno mi lascia perplesso. E attenzione: la partita contro i gobbi c’entra soltanto in parte.

Lo scorso anno il tecnico livornese prese delle decisioni coraggiose: l’emarginazione e il conseguente allontanamento dell’inutile Dinho, pupillo presidenziale, fu una mossa decisiva e non semplice da mettere in atto; il turn-over abbastanza pesante  cui anche Clarenzio dovette sottostare a beneficio di Merkel e Strasser (non certo due fenomeni), permise una rotazione importante ed efficace; la voglia di sperimentare, ad esempio l’inserimento di Thiago a centrocampo – che di per sé come mossa a me concettualmente fa schifo, ma questo è un altro discorso – dimostrò fantasia nel tentare di porre rimedio a sfortunate contingenze.

Quest’anno lo stesso coraggio non c’è, sembra di essere tornati ai tempi dell’ultimo, criticabile Carletto: giocano sempre gli stessi, a dispetto dei Santi. E non c’entra la pur incredibile sequela d’infortuni che ci ha massacrato, poiché pure lo scorso anno sotto questo aspetto non ce la passammo granché bene in un determinato e lungo  periodo.

E’ il comportamento di Allegri che è diverso. Troppi i segnali di confusione e in qualche caso di pavidità che ho riscontrato da inizio stagione.

Neppure davanti ad una Juve in chiarissima superiorità atletica a centrocampo, alla quale neppure Iddio avrebbe potuto porre il benché minimo rimedio, Allegri ha  tentato  di contrapporre l’unica contromisura  a lui umanamente possibile, ossia la parità numerica. Egli ha lasciato per un’intera gara le cose come stavano, pur essendo evidentissimo sin dalle primissime battute, anche ad un ignorante in tattica calcistica di caratura mondiale quale io sono, che così non sarebbe potuta durare a lungo.

Ma questo è niente.

Trovo incomprensibile che si preferisca il megapippone Emanuelson fuori ruolo (il suo ruolo ideale sarebbe il minatore) al giocatore vero Aquilani (pippa se ti aspetti Mister Ics, ma tutt’altro se ti accontenti di uno che sappia giocare a pallone ad alto livello); trovo assurdo che un Taiwo in campo, per quanto sprovveduto  o acciaccato possa essere,  possa fare più danni di questi Bonera, Zambrotta ed Antonini;  trovo incredibile che un El Shaarawy, dopo che ti ha salvato il culo contro l’Udinese, come ringraziamento debba essere spedito in tribuna e che Cassano, non certo un fenomeno come continuità di rendimento, non possa beneficiare dei minuti di respiro che il neoacquisto sarebbe in grado di concedergli.

Oltretutto, Allegri, per quanto ammirevolmente sereno anche nei dopo partita più dolorosi, ultimamente rilascia dichiarazioni che francamente mi lasciano di sasso: commentando la gara di domenica, nella quale tutto il mondo ha potuto constatatare che se avessimo strappato un punto avremmo commesso il furto del secolo, Acciuga ha avuto il coraggio (ecco sì, questa è l’unica sua impennata in tal senso evidenziata quest’anno) di  utilizzare la parola ‘sfortuna’; per non parlare di quel ‘clonare Seedorf’ di qualche giorno fa che mi ha fatto dapprima accapponare la pelle, poi, a mente fredda, insospettire alquanto (che il mammasantissima abbia avuto la meglio un’altra volta?).

Sia ben chiaro: il tecnico non si tocca. Uno dei tanti  pregi della società è quello di riuscire a mantenere il sangue freddo anche nelle situazioni più disperate (e questa non lo è ancora). Ma Acciuga deve ritrovare il coraggio dello scorso anno, e credo ne abbia sia il tempo che le capacità. Ma deve darsi una mossa, per il bene del Milan e anche suo, perché se nel calcio costruirsi una credibilità costa tanto tempo, distruggerla è un attimo.

E’ un destino talvolta crudele quello di allenare il Milan, lo so. Crudele ma dopotutto pregno di soddisfazioni e  ben retribuito. C’è di peggio, al mondo.