Taiwo, in un raro momento di lucidità, si fa il gesto del "seghino" da solo.

Mi dispiace, mi devo arrendere anche io.  Non avrei mai voluto farlo, però dopo averlo visto dal vivo a Cagliari nell’ultimo turno di campionato devo dirlo: Taiwo è un seghino a cinque stelle! Prima di iniziare i miei improperi verso il nigeriano però, devo fare una doverosa premessa. I due paracarri che spesso giocano al suo posto, ovvero Zambrotta ed Antonini sono a loro volta due chiaviche immonde, che spesso ci sono costate punti importanti, in campionato come in Champions. Il buon Taiwo, se non altro, da questo punto di vista, non ha ancora punti sul groppone, ma dopo un’attenta analisi tecnico tattica sono giunto alla conclusione che trattasi di un seghino versione deluxe. Taye, è arrivato a Milano a parametro zero via Marsiglia quest’estate, animando i sogni di noi cacciaviti che, stanchi dei soliti terzini mediocri che tanto ci facevano imprecare, speravamo di aver trovato finalmente un buon elemento da schierare sulla fascia sinistra; insomma, uno che ci garantisse cross e qualche staffilata dalla distanza, senza dimenticarsi di marcare l’avversario magari. Giravano voci sul fatto che Taiwo fosse un pochino tardo, e che in quasi sei anni passati in Francia non avesse mai imparato il francese. Ma a noi non fregava niente, mica volevamo un poliglotta, un genio della fisica quantistica, che ci fregava a noi dei premi nobel?! Noi volevamo un terzino grosso e cattivo con le braccia venose, pronto a piallare l’avversario sulla fascia. Tuttavia passavano le partite ed il nuovo acquisto spesso veniva lasciato a marcire in panchina, oppure spedito come un El Sharaawy qualsiasi in tribuna. Nelle poche occasioni in cui giocava manifestava qualche lacuna, ma tutti (o quasi) pensavamo che forse era solo insicurezza dovuta alla scarsa fiducia che ripone in lui il Mister. Invece no, l’altro giorno nel match del S.Elia, la scoperta dell’amara verità: è proprio un giocatore tonto e seghino. Incredibile come non sia riuscito ad azzeccare un passaggio che è uno, incredibile come non capisse che in un campo bagnato dall’uragano Mitch (che mi sono beccato tra mille imprecazioni sugli spalti per amore dei nostri colori) la palla schizzi e diventi irraggiungibile se lanciata in modo che rimbalzi. Ed è inconcepibile anche farsi sorprendere da un seghino come T.Ribeiro che nell’occasione è riuscito a cogliere il palo. E vabbè, il rapporto cacciavite con la fascia sinistra è come quello di un ragazzo che ha perso una ragazza fantastica (Maldini) e che ora, tutto quello che trova sulla sua strada sono solo cessi e puttane tonte. Un destino amaro.

Il secondo seghino della settimana è Morgan De Sanctis. A scanso di equivoci dico subito che stiamo parlando di un  più che discreto portiere, quindi più che di seghino, nell’occasione stiamo parlando di una seghinata. Io non ho grande simpatia per De Sanctis, devo ammetterlo; non mi piacciono i giocatori isterici che si incazzano e protestano platealmente (spesso anche a torto). Tuttavia, per quanto di parte io possa essere, la seghinata commessa dall’estremo difensore partenopeo al terzo minuto della partita con la Roma è stata una di quelle che resteranno negli annali. Erik Lamela avanzava seminando il panico sulla fascia sinistra e metteva in mezzo un pallone rasoterra innocuo che di più non si poteva;  il buon Morgan capisce tutto, ed intercetta il pallone, ma mettendo le braccia molli come quelle di un menomato di guerra senza arti superiori, buttando la palla in rete. Non contento, si incazza a bestia con i compagni e li sfancula platealmente per aver lasciato crossare l’avversario. Ecco perché mi sta sul cazzo questo minchione, non è capace durante i raptus agonistici di contenersi. A morte.

Ridi adesso, faccia di merda!

Il terzo seghino è Cristiano Doni. Anche per lui non ho mai nutrito grandi simpatie, specie per la sua esultanza idiota che fa a gara con quella di Pazzini per inutilità e fastidio provocato agli appassionati di calcio. Il capitano dell’Atalanta,non ha commesso nessuna seghinata sui campi da calcio questa settimana anche perché è stato squalificato dalla giustizia sportiva per tre anni a causa del coinvolgimento nell’inchiesta dello scandalo scommesse scoppiato quest’estate (che secondo bene informati blogger interisti avrebbe sicuramente visto coinvolto il Milan per la partita con il Chievo). Nell’ambito della stessa, lunedì notte all’alba i carabinieri hanno fatto irruzione nella villetta bergamasca di Doni per arrestarlo, dal momento che, secondo gli inquirenti, il farabutto continuava a scommettere cercando di truccare le partite. Alla vista dei militari il nostro eroe ha tentato una goffa fuga in mutande ed in ciabatte, dirigendosi verso il garage dove poi è stato immobilizzato e caricato in volante. Ecco, quest’immagine ridicola mi piace tantissimo; è la piccola vendetta di tanti piccoli scommettitori seghini come me che, giocando un paio di euro ogni fine settimana, speravano di vincere qualcosa per fare bisboccia in giro e recuperare i soldi persi pagando le bollette. Non vincevamo mai anche per causa di gente come lui ed i suoi sodali che rovinavano le nostre geniali intuizioni calcistiche ed i nostri sentori sulla squadra che poteva vincere.  Quasi sicuramente sei finito in un giro più grande di te caro Cristiano e ti sta bene la galera… ma scommettiamo che tra poco sarai di nuovo libero?!

P.S. Una citazione speciale di seghineria va oggi anche a quelli della FIGC che hanno organizzato il cosiddetto tavolo della pace per far mettere d’accordo gentaglia avida ed antisportiva come gli Agnelli, i Moratti ed i Della Valle. Un tentativo palesemente destinato a fallire che neanche con il Dalai Lama come mediatore avrebbe avuto qualche possibilità di successo. Io non so se lo scudetto del 2006 sia di cartone o legittimo. Anzi, non mi frega proprio niente. Dico solo che calciopoli mi ha sfrangiato le palle e che spero vivamente quello scudetto se lo possano dividere, infilandolo dal lato appuntito, dove diceva quel gran seghino di Ambrosini!