Ho una domanda che mi sta assillando, ma la  porrò alla fine del post. Prima sento la necessità di un lungo preambolo.

Per me esiste solo un Capitano, e questi è il Golden Boy. Ho visto e amato altri Capitani importanti, tipo Paolino, il più longevo e vincente, oppure il favoloso Franz che, dopo essere precipitato per ben due volte negli inferi della B ed esserci rimasto pur avendo diverse richieste da parte di squadre importanti, risorse prepotentemente per diventare leader del quartetto difensivo in assoluto più forte di sempre, e, assieme ad esso, vincere l’impossibile.

Ma il Golden Boy è il Golden Boy, non ci sono cazzi.

Si sa quanto sia importante il momento della scelta della squadra del cuore. Ti segna per tutta la vita. Si tratta di una strada senza ritorno. Talvolta in quel momento è sufficiente un’unica ragione per scegliere una squadra piuttosto che un’altra.  E’ un passo delicatissimo, è come quando, terminata la scuola dell’obbligo, vieni posto di fronte al dilemma di che cavolo fare della tua vita. Nel mio caso accadde che qualcuno, udendomi mormorare “Facchetti Facchetti Mazzola Mazzolagooool!!!” mentre sparavo pallonate in cortile,  non sopportò l’idea di un bimbo innocente che stava per indirizzarsi inesorabilmente verso i colori neroazzurri, e prese la decisione di giocare una carta importante. Quel qualcuno decise di fornirmi la ragione di cui avevo bisogno per  effettuare una brusca virata e compiere la scelta definitiva: mi narrò e mostrò le gesta del Golden Boy. Ma questa è un’altra storia, che peraltro mi pare di avere già narrato.

Il succo del discorso è che la mia ragione per convertirmi al cacciavitismo fu Gianni Rivera. Non ne esistono altre, di ragioni.

Senza Gianni Rivera ora sarei di certo interista, farei parte di quella tifoseria alla quale la Kleenex è maggiormente grata per il proprio straordinario successo commerciale. Gianni Rivera è pure colui che relega al secondo posto Marco Van Basten nella mia personalissima classifica cacciavite degli affetti. No dico, avreste mai immaginato che qualcuno potesse arrivare a tanto? Precedere Van Basten nel mio cuore rossonero, intendo.  Eppure questa è la realtà.

Rivera è stato, a livello di talento puro, il miglior calciatore italiano che abbia mai visto, al pari di Roby Baggio. Può sembrare un giudizio di parte il mio, ma non è così: dopo la finale di Mexico ’70 conquistata dal Brasile a spese dell’Italia, Pelè – ripeto: Pelè – ammise di aver provato un senso di sollievo realizzando che il povero Valcareggi – forse perché convinto da uno spogliatoio in cui la componente neroazzurra, essendo assai numerosa ed influente, spingeva per Mazzola – aveva escluso il Capitano rossonero dall’undici iniziale (il Cittì lo fece entrare soltanto a pochi minuti dalla fine sull’uno a quattro).

No dico: Pelè…

Se non bastasse l’opinione di Pelè ci sarebbe anche altro, ma la grandezza del Capitano non la si può riassumere nelle poche righe di un post. Passo oltre che altrimenti mi commuovo. E abbiate pazienza, fra un po’ arriva la domanda che mi sta assillando.

Comunque, quando Gianni appese la scarpette al chiodo, provai un senso di tristezza, fortunatamente alleviata dal fatto che il suo ritiro stava coincidendo con la conquista della tanto agognata Stella.

Successivamente ci fu qualche ombra: del Rivera dirigente milanista non ho un buon ricordo né una buona opinione, idem con patate per quanto riguarda il Rivera politico, ma pure questa è un’altra storia; e poi a queste ultime cose ci sono passato sopra, non  cambio certo il mio giudizio su un calciatore in base a ciò che questi fa o non fa una volta ritiratosi.

Ma ecco finalmente la famosa domanda che mi sta assillando: porcaputtana Gianni, vabbe’ che non cambio il mio giudizio eccetera eccetera, ma era proprio necessario farmi  questo?