Champions League 2011/2012. Si è conclusa l’avventura in Champions League e credo che il nostro percorso abbia trovato una sua naturale conclusione, ciò prescindendo dai meriti e dai demeriti oggettivi di questo gruppo. Un sorteggio più fortunato ci avrebbe indubitabilmente condotto alla semifinale, ma lì la strada si sarebbe fermata. Siamo una squadra che per crescere ha urgente bisogno di un centrocampista tecnicamente dominante, come lo erano Pirlo e Seedorf nel 2003. Il problema è che questo tipo di centrocampista non esiste o non è alla nostra attuale portata economica. Onestamente credo veramente che non esista, poichè dopo Xavi e Iniesta c’è il buio a livello mondiale. In ogni caso, tralasciando le facili ironie, usciamo con dignità. Ci hanno complessivamente dominato, ma un pizzico in più di sorte ci avrebbe potuto aiutare nel miracolo.

Barcellona. I catalani sono una squadra in oggettiva involuzione, che rimane superiore alle altre solo per la capacità di Messi di attrarre su di sè l’80% delle giocate. Se mai il ragazzo dovesse avere un fisiologico calo, il Barcellona di colpo perderebbe tutte le sue potenzialità. Ritengo Xavi e Iniesta degli assoluti fenomeni nella gestione della palla, dei ritmi e dei tempi di gioco, ma in contumacia di Leo Messi non avrebbero gli stessi risultati. Allo stesso modo Messi, in assenza dei due spagnoli, è un calciatore diverso. L’argentino nella sua immensità rimane un’atleta di sistema. Quel sistema glielo creano i citati Xavi e Iniesta. I tre compiono nell’arco dei 90 minuti un’infinità di tocchi corti apparentemente privi di logica, poichè spesso determinano un arretramento (stile rugby!), ma che contestualmente comportano un inevitabile logorio e una smagliatura nella tenuta difensiva avversaria. Emerge, però, chiaramente che questo tipo di gioco trova difficoltà, laddove a sfidarli è una metodologia difensiva come quella del calcio italiano. Non è un caso che nelle recenti 8 partite giocate da Messi contro squadre italiane abbia realizzato solo 3 gol e tutti su rigore. La domanda sorge, quindi, spontanea: avrebbe lo stesso spaziale rendimento anche in Serie A? Si badi bene che nella domanda non vi è un intento nazionalistico, vale a dire che il nostro è il campionato più bello e difficile del mondo, bensì solo la certezza che l’aspetto tattico, tipico di alcuni incontri nostrani, pregiudicherebbe la libertà di gioco del calciatore stesso.

Arbitro. Non voglio effettuare alcun richiamo a quello che comunque ritengo un arbitraggio pessimo, per non dire altro. La storia non si fa con i SE o con i MA, ciò nonostante è indubbio che la partita, dopo il gol di Nocerino, era decisamente mutata. Andare negli spogliatoi sull’1-1 ci avrebbe permesso un diverso atteggiamento nella ripresa. Ogni ulteriore mia valutazione sul tema è lasciata alla seguente intervista di Clarence Seedorf (atleta ormai inutile in campo, ma ottimo futuro dirigente): http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/294648/barcellona-milan-seedorf.html#tc-s1-c1-o1-p1

Pato. Quello che si sta compiendo su di lui è un evidente caso di accanimento terapeutico. Faccio mia una dichiarazione di ieri sera di Marcovan (se non erro): si è ritirato, ma lui non lo sa ancora. Il ragazzo è un’atleta, prima che un calciatore, finito. Molti hanno accusato Allegri di averlo portato in panchina e poi schierato in luogo di El Shaarawy. Il principio su cui si fonda la rabbia è corretto, la sostanza no. E’ evidente che tale scelta non è stata volontaria. Si può, forse, dire che il livornese ha nell’occasione poca personalità. Io, al contrario, penso che Allegri non abbia voluto fornire alibi alcuno a chi comanda. Oggi, per Allegri e per Galliani, Pato sarebbe sugli Champs Elysees a passeggiare mano nella mano con Barbara e noi avremmo un Tevez in più, il quale ci avrebbe permesso di far recupare e riposare attaccanti ormai abbondantemente cotti. Chiudo il paragrafo con una domanda: come ha fatto a farsi male? Io non l’ho capito, dato che in 16 minuti non ha fatto uno scatto, un allungo, una progressione, un cambio di direzione, insomma niente!

Ibrahimovic. Poteva fare di più, ma in altre circostanze ha fatto molto peggio. Non aggiungo altro.

Mexes. Ha perso una palla sanguinosa. Il suo errore, aggravato poi dall’insipienza tecnica di Antonini, ci è costato l’impostazione tattica dell’intera partita.

Nesta. Non so se alla fine andrà alla Juventus, ma ieri sera mi ha ricordato perchè per anni è stato il miglior difensore del mondo. A 36 anni non ha praticamente mai perso un uno contro uno con Messi. Ammirevole.

Boateng. Trovo nel calciatore la seconda nota dolente della serata. E’ stato irritante per l’intera partita. Non ha contrastato, non ha ripiegato e ha toccato più volte il pallone con il tacco, che con il piatto del piede. In una parola: indisponente. Ciò premesso, oltre alla carenza di centrocampisti dominanti, a mancare è anche il calciatore capace di fare il c.d. “ultimo passaggio”. Boateng è perfetto e travolgente per la Serie A, in Europa (soprattutto se in condizione precaria), diventa un mediano prestato ad un ruolo non suo. Questa squadra, basata sugli inserimenti dei centrocampisti e della seconda punta, più che di un Kakà, ha bisogno di un Rui Costa. Come sempre, cosa il mercato può offrire a costi ragionevoli per le nostre casse? Riporterò in auge un nome ultimamente dimenticato: Ganso. In teoria rappresenta il prototipo di calciatore che ci servirebbe, in pratica è anch’egli rotto di sovente e lento come un bradipo. Alternative? Ho in testa altri tre uomini più raggiungibili: Hernanes, Jovetic o Giovinco. E’ evidente che nessuno ci farebbe fare un vero salto di qualità, ma è altrettanto vero che siamo del tutto carenti di un giocatore con quelle caratteristiche tecniche. La mia scelta ricadrebbe comunque su Jovetic, in quanto capace di ricoprire tutti e 3 i ruoli dell’attacco.