SALA D’ATTESA – …oggi più di ieri !


Costui è Sant’Oronzo, patrono di molte città, tra cui la più importante è sicuramente Lecce. L’altra sera, invocato dalla pagina FB di screwdrivers, è arrivato a fare il miracolo a Torino. Gobbi in vantaggio di punteggio (1-0) e di uomini (11 vs 10), quando all’85° Buffon fa la seghinata, descritta perfettamente nel post di ieri di Betis, e regala palla a Bertolacci che insacca per l’1-1 finale, che vale un punto per il Lecce nella corsa salvezza, ora a -3 dal grifone genoano, e 2 punti (recuperati) per noi, nella corsa scudetto.
Corsa che sembrava ormai solo una formalità per gli juventini, avanti di 3 punti a 3 giornate dal termine, con l’arduo compito di dover sbagliare (quindi non vincere) ben 2 partite su 3, per rimetterci in gioco e il post di oggi, infatti, doveva essere incentrato su come si stanno chiudenndo gli altri campionati. Invece…

Invece siamo qui, a parlare ancora di concreta possibilità di sorpasso. Probabilmente solo una finta speranza, ma perchè non dovremmo crederci? Lunedì, per la Premier, c’è stato il derby di Manchester. City sotto di 3 punti, con l’obbligo di vincere per poi poter sfruttare la differenza reti favorevole rispetto allo United. Risultato? Gran partita, e vittoria finale degli uomini di Mancini, che raggiungono così i Red Devils in testa alla classifica e preannunciano le due partite finali da “OVER” in schedina.
La tensione era molto alta, come dimostra anche il battibecco tra i due allenatori, il Mancio e Sir Alex, che non se le sono mandate a dire dopo un duro intervento sul campo a cui han fatto seguito le proteste dello scozzese.
Anche da noi, la tensione tra i due allenatori è molto alta. La storia del “gol di Muntari” ormai va avanti da mesi, e sinceramente mi ha stufato..Allegri e Galliani che ogni tanto si lasciano andare sull’argomento nelle interviste, con la pronta e stizzita replica di Conte. È un po’ come la storia della “terza stella” che la Juve vuole mettere sulla maglia a fine stagione in caso di vittoria del campionato. Ha stufato pure quella, e ben fanno Zanetti, Moratti e Allegri a non dare corda ai giornalisti (se possiamo definire giornale quei fogli di carta) sull’argomento. A me risulta che la stella dorata possa essere messa sulla maglia di una squadra per ogni 10 scudetti che ha in bacheca. Ho usato appositamente l’espressione “AVERE IN BACHECA” e non “VINCERE”, per definire uno spazio oggettivo di regolamentazione (l’inter ne ha in bacheca 18 avendone vinti 17, per esempio); detto ciò, a me pare che la juve ha 27 scudetti, quindi finchè non arriva ai 30 regolamentari, si deve attenere ad averne 2, con, al massimo, una terza stella d’argento nel caso il 20 maggio vincesse la sua decima Coppa Italia, nella sfida romana contro il Napoli.

I prossimi avversari sono l’Inter, in un infuocato derby di Milano, e il Cagliari, che giocherà ancora a Trieste. Partite che, su richiesta della Juventus accolta dalla lega, si giocheranno in contemporanea. Decisione giusta? si potrebbe anche dire di SI, in barba alle TV e al loro potere decisionale, visto che fino pochi anni fa, la contemporaneità delle ultime giornate era d’obbligo. Si potrebbe anche dire di NO però, visto che l’ultima volta che il Milan ha giocato conoscendo il risultato della juventus risale a febbraio, alla 5° giornata, dopodichè sono state ben SETTE (contro 2) le partite del ritorno in cui la Juventus ha giocato sapendo già il nostro risultato. equo? non direi.

Però direi di continuare la tradizione della settimana: non avendo portato fortuna il gufo rossonero, riproviamo con il Santo patrono della giornata. Dopo Oronzo, stavolta tocca all’accoppiata Giusto Efisio, in onore della città di Trieste dove verrà giocata la partita e della squadra del Cagliari, prossimo ostacolo nella corsa bianconera.

Concludo con un semi OT
Nella settimana dove gli allenatori italiani si beccano tra loro tramite interviste (Conte-Allegri) o tramite cazzotti coi propri giocatori (Rossi-Ljaijc), vi ho raccontato prima anche del siparietto Mancio-Ferguson. Le beghe italiane non si concludono mai, vuoi perchè la stampa ci marcia su ste cose, vuoi perchè il presidente caccia l’allenatore e il giudice sportivo gli da 3 mesi di squalifica (adesso che arriva l’estate cosa serviranno tra l’altro?), mentre quelle d’Oltremanica si spengono al triplice fischio, riuscendo a non andare mai nel campo personale ma restando su quello sportivo. DIVERSA CULTURA? DIVERSA MENTALITÀ?

In questa settimana è successo un altro fatto triste. Muore un altro sportivo, il norvegese Alexander Dale Oen, ventiseienne campione mondiale in carica dei 100 rana. Morte che fa seguito a quelle tristemente dette nell’ultimo periodo, da Morosini alla Gomez a Bovolenta. Ed è dal mondo di Bovolenta che vi porto una testimonianza di quanto qualcosa si possa fare per stare uniti e ricordare una persona.
A Ravenna, il 24 aprile, c’è stato il “BOVO DAY”, una sfida tra la Nazionale maschile odierna e una squadra di campioni ed ex-campioni che hanno diviso il parquet con Vigor. È stata una serata di festa e di unione di tutto un movimento sportivo nel ricordo di un campione e di un amico che non c’è più.
Di questa festa vi voglio far rivivere due momenti.
Il primo è il ricordo dell’attuale CT della nazionale, Mauro Berruto, che vi invito a leggere. Il secondo è il video della battuta di Alessandro Bovolenta, figlio del Bovo: quella battuta fatale al padre, che lui ha fatto in un momento molto emozionante della serata, per ricordarlo nel migliore dei modi.
Sono momenti come questi che mi spingono a pensare che forse non serve andare troppo lontano e cambiare stato per trovare una mentalità e una cultura sportiva differente, con ancora dei valori. forse, semplicemente, basta cercare un po’ meglio in ognuno di noi. CIAO BOVO.