Scrivo questo post di domenica sera, quando le emozioni sono fresche. Quando scrivere diventa un obbligo quasi morale,  non per descrivere, no quello no, milioni di siti hanno descritto e descriveranno quello che San Siro ci ha regalato,  ma per condividere.
Perchè certe emozioni sono belle da vivere, ma sono ancora più belle da condividere. Perchè tutte le emozioni che nel bene e nel male hai vissuto non fanno parte della materialità, che l’uomo tende per natura a proteggere, ma entrano nella sfera dell’anima, nella profondità. E quando vengono toccate certe corde l’uomo si apre, si mostra come l’essere debole che è e che non vorrebbe essere e, a mio avviso, questa è la bellezza di quello che abbiamo vissuto. Vedere uomini di curva grandi e grossi piangere come bambini per l’addio di giocatori che hanno segnato la storia della nostra vita, perchè il calcio, ricordiamolo, è “la cosa più importanti tra le cose poco importanti”, è significativo.

Nella nostra vita ci sono delle cose che facciamo da molti anni quasi automaticamente. Dalle piccole cose, come il caffè al bar sotto casa prima di andare a lavoro, a quelle più grandi come la compagnia che si incontra al mare tutti gli anni nello stesso stabilimento. Non sono rituali che ci danno la felicità assoluta però rendono ogni giorno un pò migliore.
Se un giorno però troviamo il bar chiuso con la serranda abbassata e un cartellone con scritto “vendesi attività” oppure appena arrivati al lettino della nostra spiaggia un amico ci informa che “Filippo, Gennaro, Sandro, Mark e Gianluca quest’anno non vengono perchè hanno deciso di andare insieme in Brasile, Clarence sta decidendo” la nostra giornata cambia radicalmente.
Momenti belli, momenti brutti (che spenso la malinconia cancella), semplicemente momenti.
Piccole cose che prima davamo per scontate, con alcune che magari cominciavano a starci addirittura sulla palle, che da un giorno all’altro non ci sono più, lasciandoci un vuoto.

Quello che è successo ieri è esattamente la chiusura del bar. Gli ultimi di un ciclo che se ne vanno. Un ciclo che ci ha accompagnato durante la nostra vita. I nostri anni passavano le nostre situazioni anche e loro erano li a entrare in campo per giocare le partite per le quali noi stavamo male per l’adrenalina, le partite per le quali non ci scannavamo con gli amici il giorno dopo, le partite per le quali noi Milanisti siamo FIERI di essere Milanisti.
Perchè loro sono quelli dello scudetto di Carletto, loro sono quelli dei due euroderby, loro sono quelli di Manchester, loro sono quelli delle serate contro il Bayern, loro sono quelli delle notti magiche di Manchester nella partita perfetta e di Atene nella rivincita storica, loro sono quelli di Yokohama, loro sono quelli dello scudetto dell’anno scorso. Ma LORO sono anche quelli di La Coruna, di Istanbul, dell’intercontinentale contro il Boca, del derby perso 0-4, della serata di Manchester con giuda in panchina e Ambrosini e Oddo centrali di difesa,  quelli della sconfitta contro il Tottenham. Loro sono, nel bene e nel male, il Milan degli ultimi 10 anni. Con i loro addii si chiude un ciclo fantastico, pieno di vittorie entusiasmanti. Ma con loro non se ne andrà invece lo stile della nostra società.
Tranne che per Rino, vittima a volte della sua stessa grinta, i nostri “senatori” non si sono mai comportati sopra alle righe. Sicuramente questi valori sono stati tramandati ai “deputati” che si avviano a segurne le orme, vedasi Thiago, Abbiati, Nocerino, Abate, anche se la differenza si sentirà eccome. Abate non è nesta, Nocerino non è Gattuso e Thiago, forse, non è Nesta.

Però bisogna accettarlo. “Rino, Pippo, Sandro, Mark e Gianluca non vengono eh?”.
“ok.”
Ci dispiace, tanto tantissimo, è difficile allontanarsi dalla routine, però bisogna farsene una ragione. Non sarà la fine della  nostra vita. Sarà un momento difficile, ma ci sono e ci devono essere. Magari sarebbe stato meno traumatico un addio alla volta, ma così è.
Godiamoci l’estate. Che magari tra qualche stagione troveremo nuovi vicini d’ombrellone, che forse saranno ancora più simpatici di quelli passati e ci faranno vivere nuove emozioni. Sembra difficile ma succederà. Guarderemo indietro e i nostri campioni saranno li, ma non li guarderemo da soli, statene certi.