Il Dott. Fuentes prova a spiegare come sia inutile dopare i seghini...

La strepitosa doppietta di Mario Balotelli in semifinale contro la Germania che ha fatto impazzire di gioia l’Italia intera, perfino quella parte juventina che sino a pochi mesi prima dubitava dell’esistenza di un negro italiano (sic) e che si augurava la sua morte con strani riti pagani dei saltelli. Non solo, impazzivano di gioia anche i romanisti che anni fa organizzarono il Totti Day a sostegno del loro mentore nella vergognosa scarpata rifilata a Mario in un Roma Inter di Coppa Italia. Ad ogni modo, quella contro i tedeschi è stata sicuramente la miglior partita della compagine azzurra, ovviamente favorita dal solito difensore centrale seghino che rovina le serate di tifo contro del sottoscritto. Ad esempio, uno di questi è sicuramente Holger Badstuber, difensore del Bayern Monaco, abituè di questo fenomeno già dai tempi della Champions, quando si dilettava in prestazioni da stupro contro il Napoli a suon di autoreti e svarioni difensivi da tornei estivi dei bar.

Si penserà che i quattro sonori schiaffoni ricevuti domenica nella finale abbiano riportato i tifosi azzurri sulla terra, ed invece non è proprio così. Le tante analisi lette sul web,  facevano quasi tutte riferimento ai cambi sciagurati di Prandelli ed alla formazione iniziale mandata in campo dal CT, imbottita di giocatori sciancati e/o bolliti dalle troppe partite ravvicinate. In pochi hanno messo in risalto come avrebbe meritato la superiorità netta, stracciante e quasi umiliante degli spagnoli che ci hanno scherzato come seghini degli allievi provinciali del San Giuseppe Vesuviano. Paradossalmente si è arrivati a dare tutte le colpe al CT per la mancata vittoria di un titolo europeo che ormai tutti davano per scontato; a poco valevano le prestazioni obbrobriose contro Croazia ed Irlanda, oppure l’incapacità cronica di segnare contro una manica di seghini come gli inglesi. Due partite decenti valevano l’intero torneo. Per contro la Spagna, che quasi sempre gioca come nella finale di domenica scorsa, veniva data per vittima sacrificale del ringalluzzito orgoglio del bel paese. Ancora oggi tocca leggere (a volte tra le righe, a volte in maniera esplicita), sospetti di doping delle furie rosse di Del Bosque, conditi da riferimenti al dottor Fuentes che consentirebbe agli spagnoli di correre anche a luglio attraverso misteriose ed impunite sostanze dopanti. Posto anche che sia vero, sfido qualunque medico a iniettare qualcosa su scarpari come Abate, Bonucci e Chiellini e vederne i miglioramenti; le sostanze aumentano la corsa, il talento o ce l’hai o non ce l’hai.  Sia quel sia, quei quattro sonori schiaffoni sono la miglior risposta alla coda di paglia italica, che unita gridava al biscotto prima del match Croazia Spagna che avrebbe buttato fuori gli azzurri, fino a quel momento incapaci di vincere una sola partita.

S.Agostino, il santo protettore di ogni seghino osserva le gesta di Bonucci nella finale di domenica

Passando al lato tecnico della faccenda, i peggiori in campo sono stati quelli del blocco juventino della tanto decantata migliore difesa d’Italia, sempre esentati dal temibile codice etico. Primo con infamia Leonardo Bonucci, che dopo aver salvato la pelle e mascherato i suoi palesi limiti tecnico tattici con le discrete prestazioni della squadra, è stato protagonista di tutti i gol spagnoli. Il maestro supremo del centrocampo spagnolo, Xavi Hernandez infilava sempre i suoi taglienti assist verticali dalle parti del bianconero, come si fa a beach volley quando si capisce che nella compagine avversaria c’è un seghino, battendo tutte le palle su di lui. E vogliamo parlare di Giorgione Chiellini? Schierato titolare nonostante l’infortunio che ne aveva pregiudicato gli allenamenti nelle settimane precedenti, il difensore livornese si dichiarava presuntuosamente pronto per la causa azzurra. I risultati sono stati quelli che avete visto, birillato da chiunque, aggirato da Fabregas in occasione del primo goal spagnolo e sostituito per un nuovo infortunio dopo una ventina di minuti con il ben più frizzante Balzaretti. Impossibile non menzionare Barzagli, rimasto a Coverciano nonostante un brutto infortunio e scherzato da chiunque passasse dalle sue parti; gli ultimi minuti, con l’Italia in 10 a causa dell’infortunio del neoentrato T.Motta

Un tifoso italiano prega per l'intercessione di S.Agostino

(altro gran bel pezzo di seghino), sono stati un’agonia per l’ex Wolfsburg che ormai vomitava copiosamente ogni volta che la palla arrivava sui piedi di Torres o Iniesta. Menzione speciale per Pirlo, candidato al pallone d’oro (candidato dalla nostra stampa, sia chiaro), il pianista domenica sembrava suonasse una tastiera per bambini della Fisher Price. Evidentemente il pressing di un centrocampo serio, che non gli consentisse di ricevere palla come e dove volesse, spesso con tanto di cioccolatino omaggio, ha mostrato la realtà nuda e cruda, quella che noi milanisti ci siamo sgolati di ripetere per un anno. Xavi, Busquets, Xavi Alonso ed Iniesta gli sono sfrecciati accanto per tutta la partita, sverniciandolo mentre lui ciondolante tentava di trotterellare con quello stramaledetto pallone, senza poi accennare un minimo di pressing, lasciando i basiti i più stolti che mi esclamavano di lato: “eh, però Pirlo è fermo, non sta pressando niente oggi!”. Oggi?? Ascolta, ma vai a cagare era il tenore della mia risposta più gentile. Passiamo a casa nostra: Ignazietto Abate si dilettava nell’unica cosa che riesce a fare bene, la diagonale difensiva; i piedi buoni però, nel gioco del calcio alla lunga possono servire, ed era facile osservarlo mentre sbagliava stop facilissimi con la palla che scorreva inesorabilmente fuori o vederlo sventagliare a cazzo quando non sapeva che fare di quello strano oggetto sferico che si ritrovava sotto i piedi. Tra i cambi stupro di Prandelli, rientra anche quello dell’ingresso di Di Natale, detto anche Freezer, l’uom0 di ghiaccio. La migliore occasione per riaprire la partita capita su suoi piedi, solo davanti a Casillas, non ha neanche il coraggio di alzare la testa, tira dritto per dritto sopra quest’ultimo in uscita, facendo imprecare milioni di italiani davanti alla televisione. Finisce così, con il portiere spagnolo che ci umilia chiedendo la fine della partita per rispetto, manco fosse una partita tra i fuori classifica degli allievi nazionali del Cagliari e quelli provinciali del San Sperate.

In chiusura, onore ai veri paladini della patria che l’hanno onorata sostenendola in questa finale anche dopo il quarto schiaffone spagnolo. Onore anche a chi si è vergognato di chi non tifava Italia. Onore ai giornalisti che mi hanno ammorbato con giorni di fuoco di retorica patriottica, sulla gioia da regalare agli italiani all’estero, sugli italiani che si uniscono nei momenti di difficoltà e su Pirlo pallone d’oro. Non immaginate neanche quanto sia stato bello e godurioso vedere le vostre facce patriottiche dopo il triplice fischio.