Balotelli. I paragoni tra Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic si sprecano. Ciò che li accomuna agli occhi della gente è stato ed è l’aver riportato entusiasmo in un ambiente decotto e sopito. Tutto vero. Tale sensazione è stata palpabile allo Stadio per l’intera partita. Molti, invece, si sono affrettati a sottolineare le differenze tecniche e tattiche dei due calciatori. Sul punto mi sento fortemente in disaccordo. Tra Supermario e Ibra ci sono più punti in comune di quanti si possa immaginare. Con le dovute cautele, stante anche la differenza di età, rendimento e continuità dei due atleti, questo Mario Balotelli ricorda lo Zlatan Ibrahimovic bianconero. Freddezza, distacco, arroganza e prospettiva. La noncuranza con la quale ha calciato il rigore della vittoria è tipica di un ragazzo sfacciato e presuntuoso. Assai simile è la capacità di proteggere e di dominare con il corpo (soprattutto il petto) palloni da cui altri attaccanti si farebbero scavalcare o che spizzerebbero di testa, poichè incapaci di gestire. Analoga è l’essenzialità e la semplicità del gesto tecnico. I ghirigori sono pochi e quando accadono (indipendentemente dalla loro riuscita) sono solo funzionali a deridere e spaventare l’avversario. Non sono innamorato di Mario Balotelli, nè penso che possa divenire salvatore della patria. La sua china è sempre più vicina al disastro che al successo. Eppure gli occhi dei difensori dell’Udinese, soprattutto nei primi 45 minuti, mi hanno fatto capire che la sola presenza di Balotelli fa paura: mina certezze negli avversari e genera forza nei compagni.

Niang. Il ragazzo francese è forse privo di quella cattiveria tipica dei goleador (per la verità ha anche una buona dose di sfortuna), ma raramente mi è capitato di innamorarmi così di un calciatore. E’ stato un colpo di fulmine. Ho visto nei suoi piedi, nella sua corsa, nella sua testa cose inarrivabili. Nel primo tempo di Milan-Udinese, così come in quello di Bergamo, ha letteralmente scherzato i suoi avversari. Paga poi lo scotto dell’inesperienza, della gioventù e della foga, ma i margini di crescita sono infiniti. Potrà rivelarsi un bluff, ma Niang oggi non pare avere paura di niente e di nessuno.

Montolivo. La prestazione del futuro capitano rossonero è stata monumentale. Sono diverse domeniche che Riccardo canta e porta la croce. Avesse al suo fianco un regista o una mezzala tecnica, il suo rendimento si alzerebbe vertiginosamente. Oggi molti errori sono dettati dalla necessità di fare “tutto da solo”. Date a Montolivo un surrogato di Seedorf, di Rui Costa o di Kakà, vale a dire un qualunque discreto palleggiatore, e cambierà la musica. Andrea Pirlo per noi è stato tanto, forse tutto, ma senza i nomi di cui sopra non avrebbe reso come effettivamente ha fatto.

Milan. La rincorsa continua e, ad oggi, si sta dimostrando meno lunga ed affannosa del previsto. Il calo è dietro l’angolo (secondo me avverrà subito dopo il Derby, anche se mi auguro di vincere sempre sino a fine stagione!). Dobbiamo essere preparati. Tutti torneranno scarsi e l’allenatore di nuovo da esonerare. Uno cosa, però, appare ormai certa. Se transizione doveva essere, questa si è rivelata abbastanza breve. Il Milan, indipendentemente dai risultati presenti e futuri, è tornato ad essere squadra. Dopo un estate di “distruzione”, mi sembra già molto.