E’ la fine di un’era. O l’inizio, se vogliamo.
E’ sicuramente questo il modo più sintetico e forse più calzante per descrivere quanto accaduto nei due terribili giorni di Champions League.
Si sono già spesi fiumi e fiumi di parole per spiegare, descrivere, osannare e criticare l’ascesa del Reich calcistico tedesco.
C’è stato pure un seghino, Pistocchi, che ha detto che “Robben è uno dei migliori sinistri al mondo, mi ricorda un po’ Cerci. Un po’ come dire che Lewandowski gli ricorda Rolando Bianchi, o Ribery gli ricorda Sgrigna.
Non mi aggiungerò alla schiera, mi limiterò a tifare per loro perché, obiettivamente, gli spagnoli ci hanno un po’ rotto i coglioni.
Detto questo, ritengo obiettivamente eccessivo sbertucciare blancos e blaugrana, per cui mi limiterò a spalare camionate di fango su coloro che del calcio tedesco conoscono a malapena questo.

La settimana scorsa, complici l’ammodernamento del blog e l’indolenza del nostro redattore Betisquadra, abbiamo tralasciato di puntare i riflettori dell’ignominia su Stefano Sorrentino.
Il portiere del Palermo, colto da amnesia improvvisa, dimentica le regole del gioco del calcio ed esce in presa bassa su un retropassaggio del compagno. L’impatto col terreno però improvvisamente gli fa tornare la memoria e decide di non toccare il pallone con le mani, lasciandoselo piuttosto sfilare sotto la pancia. Quella che poteva essere una punizione in area in posizione defilata, si tramuta quindi in un rigore a porta vuota per l’accorrente Gabbiadini il quale mentre segna sta già pensando al cesto di vino, provole e salami da spedire al portiere per ringraziarlo del regalo.

Marchetti ricorda a Marchisio di leggere la nostra rubrica

Un gol che nessuno, a parte Ranocchia (in lizza per la vittoria finale nel ‘seghino dell’anno’), avrebbe potuto sbagliare.
Quasi nessuno. Perché se il tonto lungagnone nerazzurro ha l’attenuante di essere un difensore (ma non era meglio di Thiago Silva?), un centrocampista offensivo votato all’assist e al gol come Claudio Marchisio non può sbagliare un gol a porta vuota da un metro e mezzo.Evidentemente ha un problema coi laziali, dato che per la seconda volta in stagione si rende protagonista di una seghinata da oscar proprio contro di loro.
Il pilastro dell’ItalJuve. E noi volevamo vincere gli Europei e i mondiali con uno così?
Ma per favore. Sparatelo (cit).

Ma torniamo all’estero: croce e delizia della nostra rubrica, come sapete, sono i portieri.

Niente seghini, a me piacciono le tette!

Nella partita Metalist – Chernomorets, valida per il massimo campionato ucraino, è show dei numeri 1.
Passano in vantaggio a sorpresa gli ospiti: lancio lungo dalla difesa, spizzata del centravanti in una zona dove non c’è nessuno; il difensore (che non ha visto Palermo-Bologna, evidentemente) fa un retropassaggio verso il portiere che ciabatta di destro. Il pallone si impenna e arriva comodamente tra i piedi dell’attaccante avversario che insacca.
Esultanza, baci, abbracci, amplessi in luogo pubblico, euforia generale. Il portiere del Chernomorets è ancora sulla trequarti a fare il gesto del seghino, quando l’arbitro fischia per far riprendere il gioco. Claiton prende la rincorsa e calcia da centrocampo, per il pareggio immediato del Metalist. Cinque-sei secondi paradossali in cui entrambe le squadre festeggiano. Allucinante.
Mentre il buon Betisquadra, assente perché pare stia preparando un ricorso alla FIFA per abolire il portiere e inventare un nuovo ruolo, c’è qualcuno in Scandinavia che cerca di risollevare le sorti della categoria.
Il seghino in questo caso è l’attaccante Markus Eckenberg del Mjallby che, in pressing sul portiere Christoffer Källqvist dell’Hacken, si fa umiliare con un tunnel.
In ragione delle attenuanti di Ranocchia, è lecito pensare che questo portiere abbia più tecnica di Robinho?