logo milan 1979

Questo logo portò un po’ di sfiga…

Dicono che al peggio non ci sia mai fine, ma io non ricordo un Milan così incasinato a livello societario.
Galliani, plenipotenziario del Milan, ha sempre fatto miracoli: ok, ha fatto anche qualche stronzata grossa, ma con un impegno e una passione limitati solo dal budget che via via andava assottigliandosi man mano che Berlusconi concentrava altrove le sue energie e manie di grandezza (con risultati peraltro ben diversi rispetto a quando si dedicava al Milan).
Nel periodo di vacche grasse ha portato fior di campioni a Milanello, e ha saputo gestire il gruppo, dal presidente onorario istrionico al calciatore bizzarro.
Quando il Milan ha virato su politiche economiche più di contenimento, ha comunque saputo barcamenarsi tra parametri zero, giocatori creduti finiti e invece rivitalizzati, campioni in saldo e acquisti elettorali, e nonostante lo scempio presidenziale è comunque riuscito a portare a casa campionati dignitosi e qualche trofeuzzo, pur accumulando figure di merda in serie a causa della sua tendenza a metterci la faccia coprendo le stronzate del padrone.
Io, fossi Adrianone, mi sarei già rotto i coglioni. Certo, uno stipendio e una quantità di figa attorno non indifferente procrastinerebbero la mia frantumazione, ma davvero di fronte all’ennesima mischiata del presidente ne avrei piene le palle.
Il miglior manager italiano (perché sfido chiunque a trovarne uno più bravo) si è visto scavalcare da una biondina ignorantella, che per il semplice fatto di essere totalmente inutile nelle altre aziende di papino, ha deciso di rivoluzionare il Milan con presunte innovazioni e tagli al bilancio. E nel frattempo, si sbatteva il centravanti.
La cazzata che gira in sti giorni è quella della modifica del logo: tralasciando il discorso affettivo (dal quale una squadra di calcio, che vive dei suoi tifosi, non dovrebbe prescindere), questa è una mera operazione di marketing che dovrebbe mirare a una rivitalizzazione dell’immagine del Milan sul mercato. Magari per conquistare ulteriormente la zona asiatica, sulla quale club come Real o Man Utd sono fortissimi.
Qualcuno le spieghi che in Cina o in Indonesia non hanno idea di chi cazzo sia Traoré, ma sanno benissimo chi è C. Ronaldo o Rooney.
Pensare di sostituire l’appeal di un campione vero (e quindi, trofei annessi) con un disegnino sulla maglia, beh, è disgustoso.
Disgustoso quanto il mascherare la tirchieria da progetto-giovani: si dica chiaramente, una volta per tutte, che la proprietà col Milan vuole lucrare. Almeno non ci illudiamo.
Anche perché certe cose sono sotto gli occhi di tutti, tranne forse quelli che si bevono la boutade presidenziale.
E’ singolare come questi ultimi siano particolarmente propensi ad attribuire patenti di tifo, quelle valide per salire sopra (anzi, guidare) il carro dei vincitori.

galliani gestaccio

Barbara…? Tié!

Tutto parte da un assunto: se si vince è merito delle intuizioni del presidente, se si perde è chiaramente colpa di altri, indicati volta per volta sempre dal presidente.
E guai a dissentire: o sei con loro, o sei contro di loro. E se sei contro di loro, non hai l’accesso al suddetto carro dei vincitori. O meglio, ce l’hai previo sputo virtuale in faccia.
Trovo molto triste vedere che quando si ottiene un risultato importante (o un fallimento importante), il primo pensiero non sia l’esultanza o la tristezza, bensì l’attacco a chi appartiene alla fazione di pensiero avversa, manco fossero ladri o prescritti.
Allegriani che esultano per il terzo posto che vanno a dire “CHUPA” (versione soft) agli antiallegriani; antiallegriani che rispondono dicendo che era il minimo e comunque è tutto merito di Balotelli.
Ma cavolo: si potrà pure gioire tutti insieme, o no?
Siamo o non siamo tifosi della stessa squadra, pur avendo posizioni diverse?
Con che diritto si può dire a un tifoso che dopo la cessione di Ibra e T.Silva temeva l’ottavo posto, di non esultare al raggiungimento dei play-off di Champions? Temere non significa non tifare. Criticare la presidenza non significa essere tifosotti.
Anche perché quelli che si sentono duri e puri sono i primi a individuare colpevoli quando le cose vanno male, sempre seguendo l’indicazione proveniente da Arcore.
Impariamo invece a gioire di ogni traguardo, tutti. Perché il tempo delle vacche grasse è finito: vedremo campioni partire, bidoni arrivare, terzi e quarti posti se va bene, Europa Leagues ed eliminazioni agli ottavi.
Nel calcio degli sceicchi non c’è posto per un Milan onesto, volitivo ma povero.
Specie quando il padrone ha smesso di usarlo come cassa di risonanza per la propria notorietà, relegandolo a giocattolino di una ragazza annoiata che cambia il logo storico del Milan come fosse un vestitino della Barbie.
Come dissi mesi fa, è arrivato il tempo della tempra. E forse forse, tanto male non farà.