Barbara Berlusconi. Il periodo storico del Milan è quanto di peggio si sia visto nei venticinque anni di presidenza Berlusconi. A dispetto di altri momenti di clamoroso down (es. 96/97, 97/98, 00/01 e primi 3 mesi 12/13), la novità contemporanea è la netta e insanabile rottura tra proprietà e dirigenza. L’orrenda prestazione della squadra in Milan-Fiorentina ha, di fatto, anticipato un’ormai prossima “notte dei lunghi coltelli”. Barbara Berlusconi ha espresso una chiara opinione, che non può e non potrà essere scalfita da alcun tipo di smentita o correzione postuma. Indipendentemente dalla possibile ventata di gioventù, è evidente come la figlia Barbara rappresenti un “cavallo di Troia” voluto dal padre Silvio all’interno di una società che, per necessità, nonchè carenza d’interesse, aveva da tempo smesso di seguire. Per la prima volta, ho l’impressione di vedere un Silvio Berlusconi pavido, incapace di prendere in mano la situazione e sparigliare le carte come, a torto o a ragione (quasi sempre “a ragione”!), ha fatto in politica con Bossi, Follini, Casini, Fini e Alfano. Ne esce una Barbara Berlusconi mero strumento paterno. La gestione sul campo di Galliani, costellata da molti trionfi e pochi tonfi, si è, quindi, sublimata nell’assurda impossibilità di Berlusconi di cacciare personalmente ciò che lui ha creato. Temo si stia avvicinando un lungo periodo di transizione, nel quale le opposte fazioni si tireranno i capelli come le signorine, incapaci di uccidere il proprio avversario. Parteggio per una rapida presa di potere di Barbara Berlusconi, non perchè voglia disonestamente disconoscere l’operato di Galliani (e Braida), ma poichè in un simile de profundis rossonero mi vedo costretto a preferire il nuovo al noto.

Barcellona-Milan. All’interno del quadretto delineato, il Milan di Allegri, ridotto ai minimi termini per voglia, convinzione e senso tattico, scenderà in campo questa sera al Camp Nou. Il destino dell’alleindexnatore è legato a doppio filo a quello dell’Amministratore Delegato, i quali, in caso di definitivo crollo sia in Champions League, sia a Verona contro il Chievo, dovranno arrendersi all’evidenza, pur concedendo agli stessi il meritato onore delle armi. Paradossalmente, per l’attuale Milan non c’è niente di meglio di una partita contro il Barcellona, in cui interpretare un copione difensivo, nella speranza che Kakà o il disperso Balotelli s’inventino qualcosa per salvare la baracca. Il Barca del Tata Martino gioca un calcio diverso dai precedenti. L’esasperato possesso palla è stato sostituito da una maggiore ricerca degli esterni e della profondità: ciò ha prodotto risultati positivi per i comprimari (Sanchez, Fabregas e Neymar), negativi per le star (Messi, Xavi e Iniesta). Allo spettatore televisivo, quanto accaduto sui campi d’allenamento dei catalani, potrà apparire come blasfemo. In concreto, Martino sta garantendo un futuro a una squadra in naturale esaurimento.

Formazione. Mi aspetto un Milan “all’italiana” e una formazione obbligata, della quale (purtroppo!) faranno ancora inspiegabilmente parte Constant e Muntari, in luogo di Emanuelson e Poli.