Brasil 2014. Per chi ama lo sport, partecipare ad un evento di portata planetaria è sempre un’emozione indescrivibile. Non esiste il solo momento dell’avvenimento sportivo, bensì godi di tutto il contorno, potendo apprezzare pienamente cosa realmente significhi essere presenti in occasione di una “festa” mondiale. Non credo sia necessario spiegare quali siano state le differenze tra “London 2012″ e “Brasil 2014”. Potete immaginarlo da soli. Il mondiale di calcio per i brasiliani è un qualcosa di avvicinabile al divino e alla religione. In Brasile stanno vivendo 24 ore su 24 per questi campionati. In aeroporto, per la strada, nei bar, sulla spiaggia, allo stadio, ovunque si respira aria di gioia e di stupore. Le contraddizioni esistono e le conoscono anche loro, ma adesso è il momento di “vivere” e nessuno sa “vivere” meglio dei brasiliani. Inutile negare l’intensità delle sensazioni che ho provato. E’ stato qualcosa di irripetibile e di magico. Ho amato il paese e la gente (nelle loro molteplici stranezze e difficoltà) dal primo all’ultimo secondo. Stanno accogliendo il mondo e le persone con un calore e un sorriso che è difficile da raccontare con parole. Ogni via è colorata. Ogni brasiliano ti abbraccia. Ogni bar/ristorante (dal più misero al più lussuoso) sono pronti a darti una birra e una sedia per vedere la partita insieme. Vivere questo contesto mi ha permesso di comprendere quanto belli siano il tifo, lo sport ed il calcio. Lo avevo dimenticato.

Salvador. Ho avuto il piacere di conoscere in profondità la città e la regione della Bahia. Una delle più antiche di tutto il Brasile, in quanto luogo di approdo degli schiavi africani. Un popolo gioioso e festoso, sempre pronto a ballare e cantare. Persone che ti si rivolgono sempre sorridendo. Non era importante che tu fossi spagnolo, olandese, tedesco, portoghese, svizzero, francese, italiano, colombiano o bosniaco. Dovevi bere una birra con loro. Consumare con loro un churrasco o un gambero aglio e olio. Sono pronti a portarti una caipirinha sulla spiaggia (che godimento!) o a trovarti un posto a sedere in un ristorante stracolmo d’inglesi per tifare con loro la nostra misera Italia. Su cosa sia realmente Salvador città, abitanti a parte, si dovrebbe aprire un intero capitolo. Vi lascio l’immagine di una città verticale (migliaia di grattacieli altissimi e lussuosi), con problemi di sicurezza e con la povertà dietro ad ogni angolo. Un continuo alternarsi di traffico, centri commericiali, residenze moderne e favelas. Un caos folle, ma affascinante. Una città che si apre a nord e a sud verso una natura, un mare e delle spiaggie, che raramente mi è capitato di vedere in una terra continentale.

Arena Fonte Nova. E’ lo stadio di Salvador, casa del Bahia, squadra cittadina insieme al Vitoria, compagini che si affannano a salvarsi nel Brasilerao. E’ lo stadio in cui ho goduto dello spettacolo di Francia-Svizzera, forse una delle partite più belle del mondiale e in cui, ad oggi, si sono giocate anche Spagna-Olanda, Germania-Portogallo, Bosnia-Iran e il recente ottavo di finale Belgio-USA. E’ un complesso splendido, da far impallidire la maggiorparte degli stadi italiani. Chiaramente è stato ammodernato per l’occasione, ma spalti, bagni e infrastrutture sono degne di uno stadio di altissimo livello. L’accesso è stato semplice. I controlli veloci. Nessun pericolo. I campionati del mondo sono una festa e nessuno vuole rovinarla. Entri con un francese. Abbracci uno svizzero. Saluti un colombiano, turista e appassionato come te. Questo è sport.

Brasile. Potrei parlare per ore, ma mi soffermo solo su un’ultima considerazione. I brasiliani amano visceralmente il calcio, la loro squadra, la loro nazione. Dal bambino di un giorno alla nonna di 95 anni nessuno non pensa al Brasile e ai mondiali. Esiste solo la nazionale. Tutti indossano qualcosa di verdeoro. Tutti parlano di Neymar, Thiago Silva e Julio Cesar. Tutti hanno un unico obiettivo: vincere.