napoli milanLa sconfitta del San Paolo non mi ha “ferito” più di tanto. Forse perché era ampiamente prevedibile o perché, che so, inconsciamente mi sento già assuefatto alla prospettiva di un’ennesima stagione di transizione. Una stagione che qualcuno si era illuso sarebbe potuta essere diversa da quelle precedenti. E ne ignoro le ragioni: squadra praticamente la stessa, uomini poco fiduciosi nelle proprie doti (giustamente, va dato loro atto), nuovi innesti pienamente in sintonia con la mediocrità generale e per di più dalle caratteristiche tecnico-tattiche distanti dai desiderata del nuovo allenatore. Molti di noi ammettono i vecchi problemi e convengono che i giocatori non sono granché, ma non riescono a convincersi che quel calcio che vedono più propositivo  rispetto allo scorso anno sia invece qualcosa d’altro. E’ vero che i due tipi di calcio sono differenti: l’anno scorso, intendo dopo la svolta tattica imposta da Sinisa, occupavamo ogni zona del campo ordinatamente, creavamo poco (ma qualcosa comunque creavamo, un finalizzatore puro come Bacca non sigla una ventina di reti da solo) e rischiavamo poco, quest’anno lasciamo praterie a centrocampo,  prendiamo valanghe di gol (sei in due partite, che potevano essere di più senza San Gigio) e creiamo un po’ di più (ancorché non tanto di più). Ma differente non significa propositivo (o difensivo). Poi possiamo anche discutere su cosa si intenda per “propositivo”. Forse che facciamo più possesso palla rispetto alla scorsa stagione: c’è chi si accontenta così, questione di gusti; per me tenere palla ma, ogni volta che essa viene persa, lasciare la propria difesa in balia degli attaccanti altrui non è proporre calcio, è far divertire gli avversari.

montellaCon questo non sto (ancora) criticando l’allenatore, sia chiaro.  Montella mi sembra un tipo sveglio, e non soltanto per le battute pungenti che di tanto in tanto regala in conferenza stampa. Recentemente ha dichiarato che nella crescita di un allenatore è compresa anche la capacità di individuare le caratteristiche dei propri uomini e dare loro un gioco che li faccia rendere al massimo, evitando di restare legati testardamente a un’unica filosofia. Concordo pienamente. Se tanto mi dà tanto, e se la squadra — come credo — dovesse proseguire a subire gol a grappoli, prevedo un altro passaggio al 4-4-2; con tanti saluti al calcio propositivo e al possesso palla che ci si attendeva da questo nuovo allenatore.

valeriDue parole sull’arbitraggio di Valeri. L’ho trovato perfetto: non c’era alcun rigore a nostro favore, il bagher di Albiol nella propria area è stato conseguenza di una precedente gomitata di Romagnoli, e se avessero concesso un rigore del genere contro di noi avrei scaraventato  il televisore dalla finestra; le ammonizioni e le espulsioni sono state comminate nel pieno rispetto del regolamento, e se proprio dobbiamo prendercela con  qualcuno facciamolo con quei due coglioni dei nostri calciatori.

Detto tutto ciò, lasciamo un po’ di spazio all’ottimismo, in fondo siamo soltanto alla seconda giornata e il tempo per migliorarci c’è — anche perché peggiorarci sarebbe invero complicato. La squadra nel suo insieme è come detto mediocre, ma ha al suo interno qualche elemento di qualità che, con un po’ di fortuna, tanto sacrificio e un mare di buon senso da parte del tecnico, può aiutarla a migliorare di una o due posizioni il piazzamento dello scorso anno: Bacca è Bacca, non farà un cazzo ma averne, di Bacca; Gigio sembra ancora più forte rispetto a un anno fa; Romagnoli è un po’ in confusione, fra voci di mercato e voragini a centrocampo che gli fanno vedere i sorci verdi, ma secondo me resta forte; Suso non è affatto male, dopotutto; Niang è talvolta uno scriteriato, anzi lo è spesso, ma ha talento; Kuco l’altra sera ha commesso una cazzata, e probabilmente in una grande squadra costruita con criterio sarebbe un buon panchinaro da ultimi venti minuti, ma in genere nel suo ruolo di uomo di fatica ha  sempre offerto un buon rendimento; Gustavo Gomez mi è parso un po’ smarrito l’altra sera, ma in lui ho intravisto qualcosa. Non è molto, ma neppure poco.