E’ con estremo piacere che, dopo quasi dieci anni, torno a scrivere su queste pagine. Ne sono successe di cose sia nella mia vita, ora in Germania, sia nella vita del Milan, sprofondato sempre di più in un triste anonimato.

Torno a scrivere in un momento importante, a tre giorni da un derby che, forse, arriva troppo presto per noi e per il calcio un po’ sofisticato (ma non sempre efficace) del mister Giampaolo, almeno in riferimento a quello apprezzato quando allenava la Sampdoria.

Ho avuto la “fortuna”(?) di vedere le nostre tre partite ufficiali e le quattro partite ufficiali dei cugini: non è stato un bello spettacolo. La prestazione nostra meno negativa è stata probabilmente quella contro il Brescia, con Bennacer in regia; quella dell’Inter la prima partita, dove il Lecce ha fatto tutto il possibile per permettere a Conte di esaltare il suo calcio ossessivamente in verticale.

La differenza fra le due rose e, certamente, anche tra i due allenatori, c’è, è evidente e va a vantaggio dei nerazzurri; tuttavia, a mio parere, non così ampia come i media italiani vorrebbero strombazzare o, almeno, hanno strombazzato fino alla figuraccia di ieri sera rimediata dall’Inter contro lo Slavia Praga.

E il Milan, Giampaolo in primis, deve ripartire proprio dalla partita fatta dallo Slavia Praga: densità a centrocampo, chiusura delle linee di passaggio, pressing, squadra corta, pochissimo spazio per le ripartenze avversarie, marcature a uomo, ecc. ecc.. Il Milan se vorrà dire la sua nel derby non potrà permettersi giocatori che non sono dentro la partita sempre, sia in fase di possesso che in fase di non possesso. In altre parole non potrà permettersi i Paqueta o Suso visti col Verona ma ci vorranno undici Rebic. Perché il Milan può e deve dire la sua.

Io non dimentico che il Milan la scorsa stagione è finito un solo punto dietro all’Inter, un Inter che a quindici minuti dalla fine del campionato era dietro il Milan e che è stata salvata da un gol di uno dei tanti epurati eccellenti di Conte. Se mi avessero chiesto a maggio chi erano i tre/quattro giocatori più forti dell’Inter, quasi sicuramente avrei risposto: Icardi (nonostante tutto), Nainggolan (nonostante tutto), Perisic e Handanovic. L’Inter ne ha persi tre su quattro. Ha sostituito Icardi con Lukaku, Perisic con A. Sanchez e Nainggolan con Barella/Sensi. Nel complesso non vedo un upgrade e, anzi, forse ci ha perso qualcosa in qualità complessiva. Quindi se il Milan, come credo pensiamo tutti, non è certo inferiore allo Slavia Praga, con un minimo di equilibrio e pragmatismo potrà mettere in difficoltà l’avversario se speculerà sul modo di giocare di Conte e se, quindi, Giampaolo avrà capito definitivamente che con questa rosa non potrà mai applicare il suo 4-3-1-2, almeno finché non avrà istruito Rebic nel ruolo di trequartista.

Alla luce di queste considerazioni la mia formazione per il derby sarebbe questa: (4-3-3) Donnarumma, Conti, Musacchio, Romagnoli, Theo Hernandez (Rodriguez), Kessie, Bennacer, Calhanoglu, Castillejo, Piatek, Rebic.

Theo Hernandez, perché, se è recuperato, può annientare il settore Godin-Candreva, sparigliando le carte della lettura tattica di Conte. Calhanoglu perché, nella sua mediocrità, è sempre dentro la partita, a differenza di Paqueta, tanto che fino ad ora è stato il giocatore più decisivo negli episodi. Castillejo e non Suso, anche in questo caso perché il primo si muove di più e in modo più imprevedibile, tema fondamentale per allargare la difesa a tre avversaria e/o costringere Asamoah a non spingere.

Qual è la vostra?