Pretendere equilibrio e diplomazia immediatamente dopo una sconfitta in un derby sarebbe chiedere troppo, a maggior ragione quando le sconfitte in questa sentitissima partita cominciano ad accumularsi pericolosamente anno dopo anno. Vorrei poter dire che non è il caso di farne un dramma, che occorre pazienza, le solite frasi di circostanza insomma, ma proprio non ci riesco. E’ complicato farlo, d’altronde, quando dentro di te, ormai, ritieni la situazione drammatica e di pazienza non ne hai più.

Penso che la situazione sia drammatica, è vero. Trovo difficile una illuminazione di Giampaolo sulla via di Damasco: agli scienziati della panca o supposti tali come lui, tale fortuna capita molto raramente. Così come trovo difficile che Calhanoglu, Suso, Rodriguez, Biglia possano trasformarsi quest’anno in ciò che non sono mai stati: Suso in un calciatore intelligente e altruista, Rodriguez in un fulmine in grado di passare la palla anche in avanti, Biglia in un prestante levriero dalla visione di gioco “pirlesca” e Calhanoglu in un calciatore di serie A. In realtà una tenue speranza ci sarebbe, ossia che il mercato estivo sia stato migliore di quanto si pensi.

Certo, se così fosse, verrebbe da domandarsi per quale dannato motivo i nuovi acquisti non siano stati inseriti da subito. Quanto tempo occorre in media a un Maestro, a uno ” che insegna calcio”, per capire se un giocatore è più forte di un altro? Chiedo per un amico.

Sto puntando il dito contro Giampaolo dopo una manciata di partite, lo so; non sarebbe mia abitudine e cozza un po’ con i miei propositi estivi, ma è lui stesso che ha voluto così. Bocciando appunto i nuovi acquisti, non dandomi modo di valutare quanti la dirigenza ne abbia azzeccati, se uno, nessuno o tutti; non permettendomi di prendermela un pochino anche con essa per questo disastroso inizio di stagione, insomma. Non sto certamente accusando l’allenatore per il fatto che Suso, Cala, Biglia e Rodriguez sono rimasti i soliti Suso, Cala, Biglia e Rodriguez, e per il fatto che, seppure giocando 20 metri più avanti, nulla sia cambiato; so benissimo che il sangue dalle rape non lo si può estrarre. Lo sto accusando di presunzione. La presunzione di ritenere che con lui, con la sua filosofia di gioco (che dopo due mesi e mezzo di lavoro ancora non s’è manco intravista), questi giocatori potessero dare qualcosa di diverso da ciò che hanno sempre dato.

Non so cosa stia frullando per la testa di Zorro e Paolino. Mi metto nei loro panni, quelli di due giovani dirigenti che, lavorando per un’estate intera da mattina a sera per migliorare una rosa giunta l’anno precedente al quinto posto, riescono a mettere a disposizione del mister un gruppo di giocatori ritenuti da essi in grado di riuscirci. E l’allenatore che fa? Ignora i loro acquisti, conferma nelle prime quattro gare la formazione dell’anno prima, riuscendo in un’impresa che pareva disperata: mettere in mostra uno spettacolo ancora peggiore. Io sarei imbufalito.

Vorrei tanto prendermela un po’ anche con Paolino e Zorro, davvero. Con Singer e Gazidis. So perfettamente che le colpe vanno equamente suddivise, e ho sempre odiato la figura dell’allenatore parafulmine, ciò che ho scritto in questi anni lo testimonia. Ma non posso prendermela con chi ha svolto un lavoro che non mi viene permesso di osservare, giudicare, commentare.