La Gazzetta dello Sport – 3 marzo 2019

Era la 26esima giornata del Campionato di Serie A 2018-2019, non un’era geologica fa bensì appena nove mesi fa, quando il 3 marzo 2019 “La Gazzetta dello Sport” decantava e celebrava il sorpasso del Milan di Gattuso ai danni dell’Inter di Spalletti, 48 punti la compagine rossonera contro i 47 punti della seconda squadra di Milano, e terzo posto conquistato.

Nove mesi dopo, solo nove mesi dopo, la classifica vede il Milan di Giampaolo (7 partite, 9 punti)-Pioli (7 partite, 8 punti) undicesimo e distanziato di 20 punti (!!!) in sole 14 giornate di Campionato dall’Inter di Conte, capolista in solitaria.

Cosa ha fatto la differenza?

Il Milan alla 14esima giornata del Campionato scorso era quarto, distanziato di 4 punti dall’Inter di Spalletti, Vantava il quarto attacco della Serie A con 24 reti realizzate e la sesta difesa con 18 reti subite. Curiosamente anche il 2 dicembre di un anno fa era reduce da una vittoria contro il Parma, 2-1 a Milano, con reti di Cutrone e Kessie (rigore). Si schierò allora con il 4-3-3 così composto: Donnarumma, Abate, Zapata, Rodriguez, Calabria, Kessie, Jose Mauri, Bakayoko, Suso, Cutrone, Calhanoglu. In panchina, a disposizione, tra i più conosciuti i Sigg. Castillejo, Halilovic, Montolivo, Borini, Bertolacci, Conti. Ricordiamo bene tutti, come quel Milan, tra novembre e dicembre fu martoriato dagli infortuni, in particolar modo in difesa e fu un’autentica sorpresa il buon funzionamento della coppia difensiva centrale Abate-Zapata.

Difficile sostenere che per ampiezza di rosa e qualità dell’undici titolare il Milan sceso in campo domenica a Parma sia inferiore al Milan a disposizione di Gattuso per Milan-Parma del 2 dicembre 2018 e nelle prime 14 gare di quel Campionato, dove tra l’altro, l’ex allenatore rossonero, aveva già perso Bonaventura, protagonista assoluto dell’inizio di quella stagione.

L’Inter di Spalletti, invece, pareggiava a Roma contro i giallorossi per 2-2 presentandosi con un 4-2-3-1 così composto: Handanovic, D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah, Brozovic, B. Valero, Perisic, Joao Mario, Keita, Icardi. A disposizione, tra gli altri, l’allora oggetto misterioso Lautaro Martinez, Candreva, Vecino, Gagliardini. Segnatevi bene questi nomi allora in panchina perché questi nomi sono tutti titolari nell’Inter di Conte vittoriosa con la Spal e autrice del sorpasso nei confronti della seconda squadra di Torino, complici anche le assenze di Sensi (quasi cronica) e Barella. Proprio così. L’Inter di Conte, analizzando queste prime 14 giornate, ha trasformato due panchinari dell’Inter di Spalletti, quali Lautaro Martinez e Candreva: il primo nella rivelazione assoluta (8 reti, di cui 2 su rigore), il secondo in un quasi-titolare (già 12 presenze e 2 reti) alla veneranda età di 32 anni. Vecino e Gagliardini sono nelle rotazioni, al pari di Biraghi, Bastoni, Godin e D’Ambrosio. Dei nuovi acquisti solo Lukaku e Barella per presenze e continuità fisica possono considerarsi titolari fissi. Di Sensi da quasi due mesi non si hanno notizie, dopo un brillante inizio. Il suo posto è preso a turno – come detto – da Vecino, Gagliardini e da ultimo da B. Valero.

Eppure l’Inter di Conte ha 8 punti in più dell’Inter di Spalletti, 4 reti segnate in più, perso solo una volta contro le tre della scorsa stagione. Ed è prima.

Cosa ha fatto la differenza? Il cambio Icardi-Lukaku? Non direi. Dopo 14 giornate lo scorso anno Icardi aveva, comunque, già realizzato 8 reti (di cui 2 su rigore) mentre Lukaku è a 10 reti (di cui 3 su rigore). Sarebbe troppo semplicistico sostenere che Lukaku ha portato da solo l’Inter ad avere 20 punti in più del Milan contro i soli 4 punti in più di un anno fa.

Verrebbe da dire l’allenatore ma potrebbe essere altrettanto semplicistico, verrebbe da dire che Higuain lo scorso anno cominciò (fino alla partita con la ex squadra dalla maglia a strisce bianconere) certamente meglio di quanto visto finora con Piatek e Leao, verrebbe da dire che è colpa di Maldini e Boban per la scelta di Giampaolo (ma ricadremmo di fatto sull’importanza dell’allenatore) … cosa ha fatto la differenza? A Voi le risposte.