Mi ero ripromesso di ignorare, dato che fondamentalmente della vicenda non m’importa granché. Ma comprendo anche che, frequentando blog di questo tipo, sia complicato tacere di determinati avvenimenti. L’aggressività e la suscettibilità interista fanno il resto e la voglia di ribattere prende il sopravvento. Qualche commento mi è quindi scappato. E mi è scappato pure un post, questo, spero l’ultimo sull’argomento.

Calciopoli è stata un’inchiesta che avrebbe potuto  essere una potente medicina per il calcio italiano e  invece si è rivelata un veleno che ha lasciato dietro di sé la sensazione, anzi la certezza, di un’occasione perduta, di un’operazione svolta frettolosamente ed in modo incompleto. L’errore fu consegnare all’epoca quello scudo  all’Inter, lasciarglielo adesso a mio avviso è normale, e in un certo senso è anche giusto. Toglierlo ora ai neroazzurri aggiungerebbe al primo grande errore un altro errore, scatenando una reazione interista (peraltro anche comprensibile) che significherebbe ricominciare una serie di stucchevoli batti e ribatti legali di cui sinceramente non se ne può più.

Ovviamente per me quello scudo non vale nulla di nulla. E’ una roba consegnata loro da un ex CDA neroazzurro soltanto perché, per loro fortuna, qualcuno, per ragioni misteriose, ritenne di non dover trascrivere intercettazioni che li riguardavano rivelatesi poi assai interessanti. Loro, i cugini, di questa mia opinione se ne sbattono altamente e giustamente. Così come io, altrettanto giustamente, me ne sbatto altamente della loro. Siamo quindi tutti contenti, sia io sia loro. Meno lo sono senza dubbio i Gobbi i quali – ripeto – non capisco che diavolo credessero d’ottenere col loro esposto.

Inutile attendere quindi le decisioni di Abete e del Consiglio Federale, l’occasione è ghiotta: bella pietra sopra a Calciopoli. E ciò che è stato è stato.