Non mi piace che i dirigenti e l’allenatore della mia squadra facciano i piangina di fronte ai microfoni e m’infastidisce che le loro lamentele campeggino a caratteri cubitali sulle prime pagine dei principali giornali sportivi nazionali. Il pianginismo è una pratica sgradevole che ha diversi scopi, nessuno dei quali afferisce  alla lealtà sportiva ed alla realtà dei fatti.  Uno di questi scopi è tentare – quasi sempre riuscendovi, specie in Italia – di creare scompiglio nel mondo arbitrale in modo che ai fischietti entri in testa il concetto che per una determinata squadra, nel dubbio, sia sempre meglio decidere a favore, onde evitare noiose polemiche ed ostacoli alle carriere. Un altro scopo è quello di spostare le responsabilità di eventuali insuccessi da se stessi – ossia da dirigenti, allenatori o giocatori –  verso qualcun altro; e chi, più degli arbitri, cornuti per definizione e tradizione, è  adatto a tale ruolo?

Ripeto, non mi piace questo modo di fare. Il pianginismo lo lascio volentieri ad altre realtà, assai più avvezze di noi per forma mentale e tradizione.

Galliani, avrebbe dovuto stoppare sul nascere le chiacchiere in libertà dei gobbi risalenti ad un mese prima lo scontro diretto, poiché se ce n’eravamo accorti noi quali fossero le sudice intenzioni del duo Conte-Marotta stigmatizzandolo apertamente in questo blog, poteva accorgersene anche lui ed intervenire, anziché baloccarsi in giro per il mondo con la chimera Tevez. Nelle sedi opportune e nei dovuti modi, ma avrebbe dovuto farlo. Sollevare polveroni ora è tardivo, e potrebbe diventare dannoso; così si fa il loro gioco, si scatena un noiosissimo ping-pong, si permette loro di rivoltare la frittata e di fare abilmente apparire noi come i piangina  della situazione.

Trovo inoltre che Allegri stia esagerando. Un po’ lo comprendo:  le amabili chiacchierate di tipo tattico con il suo mentore, l’ex allenatore dell’Edilnord, possono non essere del tutto estranee al suo recente evidente nervosismo, in fin dei conti stiamo entrando in una fase della stagione in cui il nostro tecnico si gioca molto, forse più di quanto sappiamo. Inoltre, anche il tipo meno piangina del mondo, non può non ribollire almeno un po’  per questi episodi arbitrali sfortunati e per il modo grottesco con cui tali episodi vengono analizzati dai media quando c’è di mezzo il Milan. E c’è anche da dire che esiste il timore, per nulla infondato, che a tacere sempre lo si prenda nel deretano più facilmente. Tuttavia, pur non nascondendo  un certo compiacimento nel constatare che sulla nostra panca siede uno tosto che non le manda a dire, spero  che Allegri la faccia finita al più presto con questa stucchevole polemica con Marotta e si concentri su come meglio mettere in campo la squadra nelle prossime, cruciali partite. E’ quello il suo lavoro.

Dopo Catania, anziché focalizzare la nostra attenzione sui fuorigioco fischiati ingiustamente e sul gol non concesso a Robinho – peraltro difficilissimo da vedere a velocità normale – dovremmo riflettere sul fatto che nei primi minuti del secondo tempo siamo stati in balìa di una avversaria che, pur essendo una buona squadra, non è assolutamente ciò che noi, col nostro atteggiamento molle e svagato, abbiamo fatto apparire. Okay, nella testa c’è il Barça, la Champions sottrae enormi quantità di energie psico-fisiche (e il fatto che la Juve sia ancorà lì imbattuta  a romperci le palle ne è la prova), però eravamo in vantaggio, l’occasione era ghiotta e ce la siamo fatta scivolare via scioccamente.

Detto tutto ciò, non posso concludere il post senza insultare i gobbi: hanno veramente la faccia come il culo. Il mio disgusto nei loro confronti è tornato quello di un tempo. Sono felice, mi sento ringiovanito.

Forza Ciuccio.