Ibra si incazza... tanto per cambiare

Mi sono alzato in piedi e ho applaudito.
Ecco cosa ho fatto al primo gol di Shevchenko, ieri sera. Mi sono alzato per applaudire e salutare un grande campione, un Pallone d’Oro, che come Pippo Inzaghi qualche settimana fa, chiude la sua avventura calcistica con un gol di pregevole fattura.
Avevo fatto spallucce al gol di Ibra: Sheva esce, immaginavo nella mia testa, e Ibra gli chiude la porta alle spalle.
“Ciao Zar, il Milan è casa mia”.
Sheva esce, fa qualche passo verso l’Eliseo del Calcio.
Poi torna indietro.
Riapre la porta. Entra, un cross, un lampo, una testa bionda, gol. Sheva.
Ci voleva salutare, il buon vecchio Usignolo di Kiev, alla sua maniera. Fa di nuovo per uscire, poi si ferma.
Cerca Ibra con lo sguardo. Quello sguardo con cui ha incenerito Buffon, 9 anni fa, quel Buffon uccellato con un tiro impossibile. Vieni qui, Ibra.
Calcio d’angolo, Sheva si smarca, Ibra lo prende, alto due metri, certo che lo prende. Anzi no.
Non lo prende, non lo prenderanno mai. Un tuffo, palla in rete. Ciao Ibra. E zitto.
Esulto, come non ho fatto al gol di Di Natale. Grido in balcone, quasi commosso, “SHEVA, SHEVA”, come 9 anni fa.

Gol, gol di Shevchenko, gol del Milan!

Il Milan, già. Guardo il Milan attuale, e vedo aria di smobilitazione. Thiago Silva al PSG mi ricorda Kakà fuori dalla finestra e lo stesso Shevchenko in curva a piangere. Smobilitazione indegna. Vacche magre, che mi lasciano perplesso.

Ma chissà che dopo la tempesta non fiorisca un nuovo campione. Un nuovo Andrij, che riporti la nostra maglia numero 7 a diventare vessillo dei nostri colori, anziché accappatoio per un bambino viziato e fatiscente.
Non voglio dannarmi l’anima con questi pensieri: è la sua notte, la notte dello Zar. Nella sua città, nel suo paese, il capitano. Forza Milan, Sheva, forza Milan. 

Non è brasiliano però 
che gol
che fa.
Il Fenomeno lascialo là
qui c’è
Sheva