Durante il trionfale quarto di finale disputato dalla nostra nazionale contro l’Inghilterra, ho seguito con particolare attenzione un giocatore rossonero che conosco pochissimo. Quindi non Cassano, di cui conosco perfettamente pregi (pochi rispetto al talento) e difetti (una marea, anche se rispetto a qualche anno fa devo convenire che sono assai calati).  Non Abate, il Maicon Biondo, il quale so che fenomeno non sarà mai ma che, a parte Diego Milito, non sembra patire particolarmente alcun avversario al mondo (poi in attacco è quello che è, ma tant’è, per lo meno ci prova e a suo modo si rende pericoloso). Non Noce, che trovo di volta in volta sempre più commovente (e forte, cazzo, in un certo qual modo forte, ormai non temo di dirlo). Non Balotelli, rossonero per sempre di cuore ma che probabilmente mai lo sarà di casacca (forse per fortuna, forse per sfiga).

Mi riferisco a Montolivo.

Un calciatore che non ha mai giocato neppure un secondo in maglia rossonera, ma che lo farà nella prossima stagione. Ecco perché lo conosco poco. Ecco perché ho avuto un occhio di riguardo per lui, l’altra sera.

L’ho visto estremamente vivo, Riccardo Montolivo, l’ho visto disciplinato, propositivo, votato al sacrificio. Ho visto un calciatore che si è fatto il mazzo per 120 lunghissimi minuti affinché un compagno, tal Pirlo Andrea, che lui probabilmente non eguaglierà mai in quanto a classe e vittorie, potesse esprimere tutto il proprio talento e fare un figurone. Per contro ho visto anche un calciatore troppo emotivo a certi livelli fallire clamorosamente una rete a porta semivuota e sparare malamente a lato un rigore in modo un po’ così, come per liberarsi di un peso psicologicamente insostenibile. Ma tutto sommato ho visto una prova soddisfacente.

Per cui non so ancora se rallegrarmi per questo nuovo acquisto oppure smoccolare. Per ora devo dire che sono sorpreso. Piacevolmente.

La moglie influenza fortemente la linea editoriale di questo blog nei riguardi di un neoacquisto. Questo dobbiamo confessarlo per correttezza.