La partita dell’Italia contro la Svizzera è stata identica a tutte le altre giocate dal 2018 in avanti: pressing alto e possesso palla per larghi tratti della gara, compattezza difensiva e velocissime ripartenze nei rari casi nei quali gli avversari prendono in mano il gioco. L’Italia di Mancini è sempre stata questa, chi se ne accorge soltanto ora non ha mai visto le precedenti partite, evidentemente. Una squadra priva di fuoriclasse (portiere a parte) ma dal livello medio alto, coesa, concentrata, determinata. Squadra nel vero senso della parola, insomma. Piaccia o no agli haters di casa nostra, l’Italia è una bella realtà. E io me la sto godendo. Sono perfettamente consapevole che questa nazionale difficilmente vincerà l’Europeo: la Francia sprizza salute, talento e completezza da tutti i pori, è impressionante, e probabilmente non è il solo ostacolo sulla carta insormontabile. Pazienza, l’importante era riacquistare quella credibilità che la gestione scellerata di Ventura aveva sbriciolato, e ci si sta riuscendo.

Veniamo alle paturnie del tifo milanista di queste ore (d’estate è così, ormai sono rassegnato).

Per fortuna la (quasi) ufficialità del riscatto di Tomori ha lenito un pochino le sofferenze del tifoso medio cacciavite. Il quale trova comunque il modo di rovinarsi l’esistenza e, anziché rilassarsi spaparanzandosi al sole in riva al mare con una birretta in mano fra schiamazzi di bimbi e gabbiani, preferisce passeggiare nervosamente sul bagnasciuga consultando febbrilmente lo smartphone nella speranza di buone nuove. Oddio Kessiè non rinnova, oddio Calhanoglu se ne va, oddio abbiamo perso De Paul, cose così. E giù, ditate  su ditate contro quel malcapitato schermo.

Le buonissime prove di Locatelli in nazionale si sono aggiunte a tutto il resto. Rimpianti e accuse si stanno sprecando, ovviamente. Sono onesto: vedere giocare in quel modo questo ragazzo —  prodotto dal nostro vivaio e ceduto inspiegabilmente a titolo definitivo dopo una cinquantina di presenze in prima squadra —  mi rode. Non c’entra se i nostri due attuali centrocampisti centrali titolari gli sono superiori, questo Manuel, in questo Milan, avrebbe un minutaggio molto elevato e sarebbe utilissimo. Non mi pare ci possano essere molti dubbi in merito. Tuttavia, anche se, ripeto, tutto ciò mi rode, capisco che nella vita occorre contestualizzare, nel calcio soprattutto. Ignoriamo che cosa sia accaduto fra lui e il Milan, né chi esattamente abbia preso la decisione di cederlo. Nessuno sa, a parte i diretti interessati, se il comportamento del giocatore all’epoca non fu del tutto irreprensibile, oppure se si trattò, come ufficialmente sembra,  di un errore di valutazione della società. L’unica certezza è che ormai è andata così e, se di errore si è trattato, bisogna cercare di non ripeterlo, per esempio con Tonali. Anche perché sono certo che molti di coloro che tuttora si stanno contorcendo devastati dal rimpianto per Locatelli, hanno già bocciato l’ex Brescia, e stanno sperando che non venga riscattato (cosa che invece avverrà, per fortuna).

Concludo su Calhanoglu. Nel gruppo dell’attuale Milan, con uno stipendio congruo, questo giocatore potrebbe ancora servire a qualcosa, soprattutto a risparmiare denaro per altri ruoli. Tuttavia lo sappiamo, egli, incomprensibilmente, se l’è tirata a più non posso fino a lasciare scadere il proprio contratto. Il che porta a delle inevitabili riflessioni. La Turchia è una squadra scarsa, su questo non ci piove, e non potrebbe essere altrimenti essendo essa composta da calciatori turchi. Ma neppure in un simile contesto Hakan è riuscito a emergere. Gli estimatori (ebbene sì, ce ne sono) affermano che in mezzo a tanto nulla il nostro trequartista non avrebbe in alcuna maniera potuto dimostrare le sue doti sopraffine; ma io ribatto che con lui è sempre la solita storia, quella che abbiamo ahinoi vissuto sulla nostra pelle negli ultimi quattro anni: se l’atmosfera attorno a questo giocatore non è totalmente ovattata, idilliaca, scevra di difficoltà, Hakan fa cagare. Non c’era bisogno di Euro 2020 per rendersene conto, a dire il vero.