Robson da Sousa Farina, sotto lo sguardo onnicomprensivo del Maestro si cimenta nel famoso gesto del seghino rivolgendosi ai tifosi che lo acclamavano…

Robson da Sousa Farina è il nome di un seghino, meglio noto come Robinho che, da tre anni infesta Milanello. Dopo un’abbastanza prolifica prima stagione (14 reti), che lasciò meravigliati anche i suoi più grandi estimatori, o rei do drible è tornato il seghino inconcludente che tutti conoscevano a Madrid e Manchester. Alla sua naturale indolenza aggiungete il fatto di aver saltato la preparazione estiva per due anni di fila, a causa della Coppa America e di un infortunio, ed eccovi servito l’aborto calcistico che (indegnamente) veste  la maglia numero 7 rossonera. Quello che Robinho si è mangiato venerdì a Catania è un gol che grida vendetta al cielo e che meriterebbe un confino ad Algeri a riordinare la piazza dopo il mercato cittadino della mattina. Mancano circa 10 minuti alla fine di Catania – Milan, una partita che i ragazzi conducevano in rimonta per 2 a 1. Tuttavia, nonostante la superiorità numerica la partita restava ancora in bilico. Ecco però scattare un contropiede della madonna con superiorità numerica ben orchestrato da Nocerino che, servendo Robinho con un retropassaggio dal lato corto dell’area di rigore, lo mette davanti al portiere senza difensori etnei attorno. E cosa fa quella segaccia brasiliana? Spara in curva un gol facilissimo che avrebbe dato la tranquillità ai ragazzi e ammutolito definitivamente il Cibali. Crediamo ragionevolmente che, se fosse stata milanista, persino sua madre lo avrebbe insultato. Tra l’altro, a me, vecchio pseudo lusofono, non è sfuggito il labiale dello stesso Robinho subito dopo aver commesso il suo errore da confino: a chi era rivolto infatti il “filho da puta” che ha esclamato mentre si portava le mani alla sua oscena cresta? A se stesso? Nel caso confermerei! Torna in Brasile da tua madre Robson, non ti voglio più vedere, seghino!

Vorrei soffermarmi anche sull’incredibile autogol da ufficio inchieste di Garcia del Palermo che ha consentito ai cugini di portare a casa i 3 punti, ma non riesco. Anche perché non c’è niente da aggiungere. Garcia ha commesso una seghinata che se fosse stata compiuta ai tempi di Giulio Cesare sarebbe stata punibile con 50 frustate. Del resto questa è la stagione delle autoreti, un fustigatore si sarebbe slogato il polso a forza di frustare seghini.

Affonda sempre più l’odiato Genoa grazie alle cappelle della sua retroguardia. Non dimenticatevi lo stupendo autogol di Bovo nel derby della Lanterna e se avete tempo gustatevi le cappelle commesse domenica stessa dal “nostro” Sanpirisi. Il Genoa si è infatti trovato sotto di due reti solo ed esclusivamente per colpa del prodotto dello sciagurato vivaio milanista che, nell’ordine, ha prima regalato un rigore da folli, affondando con una specie di cravatta l’attaccante avversario su un cross alla Oddo totalmente innocuo, per poi mandare affanculo tutta la settimana di allenamenti passata a provare i movimenti difensivi sul fuorigioco, lasciando in gioco Paloschi che siglerà il secondo gol. Grazie Preziosi! Ogni tanto qualche inculata te la diamo pure noi.  In chiusura segnalo la goffa parata di Frey che ha vanificato tutti i propositi di rimonta del Genoa domenica contro il Chievo. Tiraccio defilato, presa da amatore 40enne grasso schierato in porta in mancanza del portiere titolare e tap in dell’attaccante avversario. Un classico, insomma. E dire che da poco avevo sentito lo stesso Frey che in un’intervista si autocompiaceva per aver superato un brutto momento, tornando il grande portiere che è sempre stato. Mah… sarà…