Il ritorno del calcio giocato e del calciomercato, dopo l’astinenza natalizia, mi ha portato a ragionare su alcuni argomenti che hanno popolato le cronache di questi giorni.
E siccome non voglio affaticare troppo i miei neuroni, dato che è domenica, preferisco condividere con i lettori il tutto. Anche perché alle 15 c’è il Milan, per cui alla peggio vi annoierò solo per 8 ore.

La filosofia del rigore

Il contatto Agazzi-Klose

Inizio dalla fine, ovvero dall’episodio più recente, il rigore dato ieri sera in Lazio-Cagliari.
La dinamica è presto detta: Klose lanciato in porta, Agazzi esce a valanga; Klose anticipa e alza un pallonetto, Agazzi lo stende, la palla poi esce dal campo e l’arbitro concede il penalty.
Da regolamento c’è: anche se Klose tira prima del fallo, la palla era ancora in campo, e il regolamento dice che se la palla è ancora in campo quello è rigore tutta la vita.
In TV si è discusso della “filosofia del rigore“, ovvero dell’opportunità di dare un rigore per una palla oggettivamente giocata e (quasi, aggiungo io) persa. Mi chiedo e vi chiedo: è “filosoficamente” corretto dare un rigore in caso di fallo su azione da gol evidentemente non finalizzabile? Io propendo per il no: se chi attacca effettua la giocata (e la spreca), e il fallo è ininfluente, per me non va punito col rigore.
Nella fattispecie, ieri sera Klose subisce il fallo dopo il pallonetto, ma la palla poteva ancora colpire la traversa e tornargli tra i piedi, quindi rigore per me giusto. Ma in generale, se “evidentemente” non c’è possibilità di finalizzare in gol l’azione, per me non si dovrebbe mai dare rigore.

La curva laziale inneggia ad Arkan, autore di molteplici genocidi in ex Jugoslavia

La filosofia del tifo

Ordine del giorno sono gli “uh uh uh” scimmieschi rivolti ai giocatori neri.
Due sono le cose che mi fanno ribrezzo: la prima è l’insulto finalizzato a umiliare enfatizzando un difetto fisico (come dire ciccione a un obeso), e la seconda è considerare la pelle nera un difetto che rende l’uomo uguale a una scimmia. L’aberrazione massima è di chi estremizza tutto questo fino ad inneggiare a ideologie politiche che hanno nel razzismo una componente fondamentale.
Il microcosmo dei cosiddetti “tifosi” ha dunque l’aggressività come caratteristica principale, aiutata dal fatto d’essere in branco, e quindi giustificata (“lo fanno tutti”).
Chi in fondo non ha mai detto una volta, a uno juventino, “gobbo di merda“?
Ma è pur vero che esistono tifosi e tifosi: il 90% non si sognerebbe mai di insultare per davvero in quel modo un conoscente juventino, solo perché tale.
Purtroppo quel 10% restante spesso va allo stadio, e usando l’arma del branco ricatta la società.
Come giustamente diceva Lotito ieri sera, quattro idioti tengono sotto scacco le società che sono le uniche a pagare, con multe salate, colpe che non hanno.
Mi chiedo e vi chiedo: perché le società non hanno interesse o possibilità di agire, in qualsiasi modo, per evitare questi ricatti? Cosa potrebbero fare, nel concreto?
Magari la Lega potrebbe, di concerto con l’AIA, definire delle regole sull’interruzione del match mirata all’espulsione dei responsabili; si potrebbe intensificare il controllo tramite stewards e/o forze di polizia.
Di certo la soluzione non è quella duplice prospettata da Seedorf: “non dargli importanza” e “Boateng deve identificare i responsabili”.
E’ ora che gli arbitri prendano coraggio e sospendano le partite, senza lasciare che siano i giocatori ad autoregolamentarsi.

La filosofia del mercato
Ecco, qui più che di filosofia credo sia più giusto parlare di psicologia (e psichiatria).

“Ma che cavolo sto combinando?”

Qual è la ragione che spinge una società che piange miseria a rifiutare 28 milioni + bonus e tenere un calciatore che verrà poi ceduto a 15 milioni dopo aver giocato solo 11 partite, di cui 3 o 4 da titolare, tra una offerta e l’altra?
Qual è la ragione che fa prediligere la cessione a 24 milioni di Ibrahimovic (sui cui numeri non mi dilungo) alla cessione di Pato a 28 milioni? Esiste questa ragione? Un 23enne al 12esimo infortunio – gennaio 2012 – vale davvero oltre un milione di euro a partita? Perché tanto c’è costato: dopo l’affare saltato col PSG, ha giocato col Novara e s’è rotto, è rientrato con l’Arsenal, ha giocato con la Juve e s’è rotto di nuovo, rientra col Barcelona e si rompe ancora, finisce la stagione e in quella attuale gioca 7 partite partendo quasi sempre dalla panca e passando attraverso due infortuni di cui il primo direttamente ad agosto prima di incominciare.
E qual è la ragione che spinge la suddetta società, dopo aver fatto beneficenza regalando 13mln nella cessione di Pato, a fare i tirchi nell’operazione-Robinho, rifiutando un’offerta da 9 mln a fronte di una richiesta di 10 mln?
E’ davvero tutto da ricercarsi nelle oscure trame elettorali di Berlusconi, oppure c’è dell’altro?
O, più semplicemente, ha dato di volta il cervello a tutti?
Qui davvero non ho risposte.
Non mi rimane che prenderla… con filosofia.