Milan. Silvio Berlusconi si è riscoperto allenatore. Lascio a voi giudicare se opportunamente o no. L’idea di seguire a uomo Messi può avere una logica di fondo, laddove la squadra godesse di un sistema difensivo collaudato capace di sopperire tatticamente alla perdita di un uomo dedicato ad una mono-marcatura. Il Milan è privo di questo pregio. Si può dire tutto della compagine rossonera, ma non che abbia sufficiente salute difensiva per modificare i fragili equilibri del collettivo. Gli interpreti ruotano di continuo ed i risultati non sono mai positivi. Ci sono due strade percorribili questa sera: una prevede la fedeltà a se stessi, l’altra il ritorno al rombo giocato con l’ottica di dedicare due calciatori (il mediano e il trequartista) alla copertura delle fonti di gioco. Questa squadra sta compiendo un lungo percorso di crescita. Rinnegarlo per l’occasione potrebbe risultare deleterio. Si affronti il Barcellona con i mezzi e il disincanto che ci hanno riportato al terzo posto, senza stravolgere nulla, anche a costo di prendere una sonora batosta. I grandi calciatori e le grandi squadre passano anche attraverso eventuali grandi delusioni. 4-3-3 sia (nonostante le pesanti assenze): Abbiati, Abate (De Sciglio), Zapata, Mexes, Constant, Muntari, Montolivo, Ambrosini, Niang, Boateng (Pazzini), El Shaarawy.

Barcellona. Complice l’oscuramento della Liga su Sky, ho seguito molto poco i catalani targati Vilanova-Roura. Se possibile, in termine di risultati assoluti, il Barcellona è persino migliorato. La versione 2.0 è molto simile a quella originaria. La squadra – seppure impercettibilmente – ha mutato il metodo di gioco in due aspetti, peraltro consequenziali tra loro. Con Vilanova è aumentata la verticalità dell’azione. Il possesso palla non è più esasperato e la porta è ricercata con maggiore frequenza. Conseguentemente, mancando in alcuni momenti il costante e orizzontale “avanzamento rugbistico”, il pressing alto è divenuto meno asfissiante. Il Barca ha perso 5/10 metri di campo. Da un lato si sono garantiti una maggiore efficacia realizzativa e offensiva, dall’altro hanno limitato la fase di recupero della palla. Sono, in realtà, sottigliezze irrilevanti, ma tanto dovevasi per una completa analisi tattica.

Terzo posto e oltre. Il 9 gennaio 2013 scrissi quanto segue: “Il Milan al giro di boa si è presentato con 30 punti in cascina. Pochi forse, ma molti ripensando al disastroso inizio di anno. Il terzo posto dista 7 punti. Sulla carta appaiono tantissimi. Un’analisi sincera degli ultimi tre campionati, ci permette, però, di dire come un traguardo difficile non sia così impossibile. Nel 2011/12 l’Udinese ha chiuso con 64 punti. Nel 2010/2011 il Napoli con 70. Nel 2009/2010 il Milan con 70. Il livellamento verso il basso della Serie A, mi porta a dire che il terzo posto posso agguantarsi totalizzando circa 66 punti. Questo Milan, a meno di ulteriori depauperamenti della rosa non compensati da dignitosi rinforzi, può fare 36/38 punti nel girone di ritorno. La differenza tra 3° e 7° posto è labile, sarà più 7° che 3°, ma mi sembra intellettualmente disonesto sostenere che il Milan al 100% non possa concorrere per l’ultimo posto utile per la Champions League. Nella mia testa la ricongiunzione con il terzo posto sarebbe dovuta avvenire nelle ultime 5/6 giornate. E’, invece, accaduta molto prima, complici le cadute libere di Lazio, Inter e Roma, nonchè l’andamento zoppicante della Fiorentina. Il calendario di Serie A ci offre Inter e Lazio (entrambe a San Siro) in sequenza. Completata la rimonta, è il momento di stringere i denti ed allungare, anche grazie ad un Balotelli in più. La differenza tra un terzo e un sesto posto è ancora molto labile, ma nulla deve sembrarci impossibile. Anzi.