cassano_linguaccia

Cassano nel momento esatto in cui capisce

A me ciò che si dice ora di Cassano ricorda un po’ l’aforisma di Mark Twain: “Smettere di fumare è facile, io l’ho fatto centinaia di volte”. Voglio dire: quante volte abbiamo udito la frase: “Cassano ha capito di avere sbagliato”? Personalmente l’ho udita ogni volta che il talento di Bari vecchia ha combinato cazzate, o quando ha lasciato le numerose squadre in cui ha militato sbattendo la porta e vomitando improperi.

Arrivato a Roma da Bari accompagnato da grandi aspettative, Antonio litigò ben presto cor gabidano che, si dice, lo aveva accolto come uno di famiglia aprendogli pure le porte di casa. Ceduto senza troppi rimpianti al Real, si distinse perlopiù per una celeberrima imitazione del suo allenatore Fabio Capello, perdendo il posto in rosa nel giro di poco tempo e costringendosi prematuramente ad imprimere una brusca frenata alla propria carriera. Obbligato quindi a ridimensionarsi, fu accolto come un figlio dall’allora presidente sampdoriano Garrone, notoriamente persona beneducata e correttissima la quale, per ringraziamento, venne per una quisquilia vergognosamente insultata e spedita affaibbugghì. Poi il Milan, squadra leggendaria per cui all’arrivo il barese si spese in sperticate dichiarazioni d’amore; squadra da cui venne coccolato, curato e protetto durante i gravi problemi di salute che avrebbero potuto troncargli non solo la carriera, ma anche la vita. Un amore ben presto discioltosi in un mare di mugugni a denti stretti, antipatiche polemiche con Adrianone (che talvolta ci starà pure sulle balle, ma che possiamo insultare soltanto noi) e un improvviso addio direzione Inter. Qui, voluto fortemente dal suo dirimpettaio Stratantarobba, suo amicone, suo simpatico imitatore nonché attuale allenatore neroazzurro, è storia recentissima quella del violento alterco fra i due, evento per il quale tutti noi, calciofili di ogni colore interisti compresi, avevamo dubbi sul “quando”, non certo sul “se”.

Tuttavia, alla fine di ogni capitolo della sua bizzarra carriera, Cassano capisce. E ammette di avere sbagliato. Un artista, l’ha definito Massimo Moratti. Un emerito coglione, lo definirebbe qualcun altro.