Lo so, lo so, è venerdì. Colpevolmente con un giorno di ritardo, eccovi qui la rassegna sui seghini, forse la più attesa di tutta la stagione.
Il motivo del ritardo è dovuto alla nostra indecisione; non sapevamo se postare o meno, dato che siamo stati ufficialmente diffidati dalla Santa Sede a rivangare le seghinate recenti, a causa delle ulcere provocate dall’alto carico di bestemmie pronunciate soprattutto dai cugini sfigati.

Cattura

L’opinione del Vaticano sull’Inter

I cugini, appunto. E’ ufficiale, dopo la partita di mercoledì, possiamo affermare che è tornata l’Inter. Scordiamoci dunque l’epopea del demone di Setubal, finalmente l’Inter è tornata ad essere quell’accozzaglia di brocchi che da sempre ha allietato le nostre domeniche con prestazioni ad alto rischio blasfemia.
Bastano pochi minuti infatti per far scatenare la guerra Clero-CurvaNord:  Candreva stoppa pregevolmente, palleggia come una foca in faccia a Pereira, lo scarta e mette un cross a centro area.  Samir Handanovic, unico calciatore fin qui immeritevole di vestire la maglia della (Inter)Nazionale Seghini, si guadagna il posto ciccando clamorosamente l’uscita nel tentativo di spaccare con un pugno il setto nasale di Ranocchia: la palla intanto gli carambola sulla schiena e rotola mestamente in porta.
La Curva Nord incomincia la litania, e subito il Clero corre ai ripari con invocazioni e preghiere, che stranamente hanno effetto: su indicazione del papa il beneficiario è ovviamente argentino, quel Ricardo Gabriel Alvarez il quale inconsapevolmente segna di testa.
Ma la Sfiga, da tempo residente ad Appiano Gentile e rinvigorita dalla fascia papale di capitano regalata dal Papa a Zanetti, prende di nuovo possesso dell’Inter e lo colpisce nel suo uomo migliore, il pericolosissimo (!!!!!!) Alvarez.
Il buon Ricky, pur avendo appena segnato, rinsavisce e si ricorda di essere un seghino per di più con la divisa della nazionale seghini (notoriamente a strisce nerazzuRe): Guarin si invola sulla fascia e mette in mezzo, Rocchi liscia, Cambiasso incespica e la palla arriva ad Alvarez che, a porta spalancata, cicca clamorosamente la palla del 2-1, impedendo alla Nazionale Seghini di passare in vantaggio e causando un blocco all’account twitter del papa per eccesso di bestemmie.
Dalla Curva Nord si alzano striscioni inneggianti a satana e a belzebù, ma nel frattempo si uniscono alle preghiere anche i frati Carmelitani Scalzi (di cui si vocifera facesse parte anche ciabattone Seedorf), e accade il miracolo: rigore per l’Inter.
L’evento ha dell’incredibile, persino Bonolis colto da fervore religioso decide di porgere l’altra guancia al complotto milanista, e Alvarez, illuminato da una luce divina, si posiziona sul dischetto.
Ma l’imprevisto è dietro l’angolo, e il triste consumatore di asado si caga addosso, scivola sulla sua stessa merda e calcia in curva, passando agli annali per una seghinata storica. Strepitoso Marchetti che, incredulo, si rialza dopo il tuffo e inizia freneticamente a fare il gesto del seghino. Idolo incontrastato, spero tanto che venga al Milan.
A questo punto il Clero vede la sconfitta, che è sancita dal gol di Onazi all’incrocio: quando il tuo miglior giocatore si fa autogol, quando sbagli un rigore in maniera ridicola, quando il carneade avversario centra il sette da 40 metri, non c’è preghiera che tenga. Inter fuori dall’Europa, amen.

Anche l’ex arcivescovo di Genova Bertone dice la sua su Romero

Oltre che sul lato sbagliato del Naviglio, non sanno più a che santo votarsi pure a Genova, sponda ciclisti, dato che l’immondo portiere Sergio Romero aveva collezionato figure di merda in serie: alla paperaccia nel derby sul gol di bertolacci, è seguita quella di domenica scorsa contro l’Udinese.
Il portiere, nel tentare un goffo rinvio, stoltamente passa la palla a Muriel il quale tutto solo insacca senza colpo ferire.
Giustamente Delio Rossi lo sfancula, lo prende a sberle, e nella partita-biscotto col Catania lo lascia in panca per evitare la sassaiola e ulteriori screzi col Clero già abbondantemente offeso in quel di Milano.
Certo questa vaccata non può competere con quelle dell’Inter, ma a quel livello si avvicina il numero da circense di uno stolto, un cileno anonimo spacciato per fenomeno dalla squadra che si reputa l’unica meritevole di andare in cémpions.
Cliccate qui, e ammirate la delizia e la precisione con cui Mati Fernandez liscia clamorosamente una rabona, incespicando come un babbeo. Nulla da dire, se non “ma muori, seghino!!!”