Non è affatto prematuro affermare che questa per noi è stata una buona stagione. Non esaltante ovviamente, esaltante lo sarebbe diventata qualora il Milan avesse conquistato un titolo. Ma buona lo è stata. Non è necessario attendere di conoscere se sarà Europa League o Champions per emettere un giudizio definitivo.

C’è molto scontento in giro. Lo leggo, lo percepisco. E lo trovo incomprensibile. Noi tifosi disponiamo di una memoria cortissima, e quella poca  è solitamente assai selettiva. Ora passerò per laudator temporis acti (piazzare a tradimento una locuzione latina fa tremendamente figo), ma fa lo stesso: rammento che noi cacciaviti un tempo ci discostavamo un po’ rispetto al resto delle tifoserie. Prima dell’arrivo di Silvietto, la nostra storia, essendo stata fin lì costellata da clamorosi trionfi seguiti da altrettanti rovesci parimenti clamorosi, aveva generato nei cacciaviti un sano realismo; si era consapevoli insomma che talvolta di meglio non si poteva fare, che esistevano anche gli avversari i quali volevano vincere esattamente come lo volevamo noi (poi alla fine vinceva sempre la Juventus, ma questa è un’altra storia). Ora ci siamo mestamente standardizzati: un terzo (o quarto) posto, in una stagione come quella che va concludendosi, cominciata nella maniera che conosciamo, anziché creare soddisfazione – anche soltanto moderata – genera invece rabbia, malcontento ed immeritati insulti distribuiti a casaccio. Un terzo posto (o quarto) come questo, non viene accettato serenamente, la convinzione è che qualche colpevole ci deve essere e che bisogna per forza trovarlo, che si poteva fare certamente di più, che le squadre che ci hanno preceduto non erano più forti della nostra eccetera eccetera.

Oddio, talvolta le cose stanno davvero così, ossia che in determinate stagioni fallimentari – o comunque prive di titoli – uno o più colpevoli esistono, eccome. Ma non quest’anno. Quest’anno, tutte le componenti del Milan hanno lavorato in maniera soddisfacente.

La società – quindi Adrianone – seppure colpevolmente in ritardo di parecchi anni, ha avviato una strategia improntata sui giovani che, se non verrà sbugiardata da repentini cambi di rotta dovuti ai soliti opportunismi su cui preferisco non ritornare, nel giro di poco tempo potrebbe portare a grandi risultati.

L’allenatore, l’elemento più discusso fra tutti, ha condotto brillantemente una squadra nuova, ringiovanita oserei dire in modo traumatico, inesperta e ancora incompleta, nelle zone alte della classifica dopo una partenza comprensibilmente complicata.

Ciascun giocatore, anche il meno dotato in quanto a talento (e ahinoi, ce ne sono tanti in rosa con questa triste caratteristica), ha dato il proprio massimo in ogni partita.

L’unico che ha fatto meno di quanto avrebbe potuto e verso la fine ha addirittura tentato di rovinare tutto è stato il solito Silvietto; ciò nonostante qualcosa va riconosciuto pure a lui: in quel momento delicatissimo del campionato in cui tutto lasciava presagire un disastro incombente, si è mobilitato diverse volte per caricare un ambiente che si stava pericolosamente avvilendo. E’ difficile stabilire se siano stati i suoi interventi ad invertire la tendenza fino a quel momento gravemente negativa, oppure se si sia trattato del suo solito culo; ma in fondo ha poca importanza, un po’ più d’interesse rispetto al recente passato Silvietto l’ha comunque dimostrato.

Quindi, un grazie a tutti. Mi congratulo con noi stessi, piaccia o non piaccia ai cacciaviti moderni.