Tattica. Sabato sera si è potuta ammirare tutta l’inesperienza e ingenuità di Seedorf nella gestione di uomini e partita. Se è parsa comprensibile la scelta di rinunciare a Montolivo nei due di centrocampo (la coppia De Jong-Essien doveva essere testata almeno una volta), non si spiega l’idea di escludere del tutto al capitano. Non fosse stato per il lampo di Taarabt, il Milan avrebbe denunciato lo scollegamento dei reparti ben prima del ventesimo del primo tempo, vale a dire dal fischio d’inizio. Cervellottica anche la soluzione “Abate esterno alto”, con l’abulico Robinho dietro a Balotelli. Tale impostazione ha determinato una drammatica spaccatura tra la fase difensiva e la fase offensiva, costringendo Essien e De Jong ad inseguire gli avversari, senza avere poi compagni nei 10 metri verticali per una rapida ripartenza successiva al recupero palla. Pur condividendo la pervicacia sperimentale di Clarence, nei fatti: così non funziona! Se l’idea di partenza è quella di replicare il gioco del Leonardo rossonero o, con maggior ambizione, dello Spalletti romanista, alcune logiche devono essere riviste. Premesso che gli uomini sono quelli che sono (e pochi appaiono veramente adatti all’idea di calcio di Seedorf), con l’attuale rosa gli unici calciatori validi, per ricoprire un ruolo analogo a quello svolto da Seedorf stesso e da Perrotta, paiono essere Montolivo e Honda. Solo partendo da questo presupposto è possibile costruire, nel breve periodo, il Milan immaginato. Al contrario, in assenza di un vero raccordo, almeno per questa stagione l’ipotesi del 4-2-3-1 non sembra percorribile.

La scelta degli uomini. Pochi sono gli atleti pienamente confacenti all’idea di calcio di Seedorf. Con il materiale a disposizione, qualcosa di logico si può comunque estrarre dal cilindro. Giubilati Mexes, Constant, Robinho e parzialmente Bonera, Emanuelson e Muntari, l’undici migliore dovrebbe essere il seguente: Abbiati, Abate, Zapata, Rami, De Sciglio, Essien, De Jong, Kakà (Balotelli), Montolivo (Honda), Taarabt (El Shaarawy), Balotelli (Pazzini). Al netto di infortuni, scarsa forma, questioni disciplinari e umane, questa è la formazione che meglio si adatterebbe al gioco voluto dall’allenatore.

Adel Taarabt. Non si critica. Si ama!