Come insegnano i buoni giornalisti e come racconta il miglior blogger di tutto il World Wide Web, non si devono commentare cose che non si sono viste. Gol a parte, di Fiorentina-Milan e Milan-Chievo ho guardato ben poco, poichè recatomi in altri luoghi del mondo.

Ho avuto, però, modo di addentrarmi (seppur brevemente) nella percezione del calcio italiano in Marocco e ne sono uscito piacevolmente sorpreso.

Nel mondo arabo, la Serie A è un campionato ancora amato e apprezzato. Le partite si vedono sulle principali emittenti sportive e i quotidiani (mi riferisco a quelli francofoni, quelli arabi per me sono “arabi”) parlano diffusamente delle partite e dei calciatori.

L’attenzione marocchina è dettata soprattutto dalla presenza in Italia di Benatia e Taarabt, due calciatori che sono venerati quasi quanto Allah.

Particolare è il caso di Adel.

Un marocchino, che cercava disperatamente di vendermi una pashmina a più di 150 dinari, vale a dire circa 14/15 euro (beninteso, in Italia l’avrei pagata 150!), mi ha spiegato come Taarabt fosse disprezzato da tutti i suoi connazionali, poichè ritenuto un pessimo esempio e un cattivo atleta.

Lui era uno dei pochi a difenderlo a spada tratta.

Venuto a Milano è divenuto il salvatore della patria, il calciatore del futuro, l’atleta della provvidenza. Di lui sanno persino quando va in bagno.

Rientrando nella categoria di chi lo adora come un dio greco, annoto come “tutto il mondo sia paese” e che nella valutazione dei calciatori (quasi sempre i più talentuosi) si sia sempre più duri, divenendo fustigatori di costumi e usi.

E’ accaduto per Antognoni, per Baggio, per Del Piero, per Cassano, per Balotelli e, a volte, addirittura per Zola.

Gli esempi, ovviamente, potrebbero essere molteplici.

Da chi ha talento si pretende di più e non si accetta che, pur se baciati dal signore, essi possano avere il cervello di un ebete o di uno zotico.

Siamo certi che tali parametri siano corretti e legittimi? O forse dobbiamo accontentarci dei piedi, disintesserandoci di quanto la loro testa possa offrire?

Concludo dicendo che il calcio marocchino è una pena.

Sabato sera ho intravisto una partita del Botola 2013/2014, precisamente Moghreb Tétouan contro Kawkab Marrakech, tralascio ogni commento.

E’ stato un pianto, rilevato il fatto che ad essere in campo erano le prime due della classifica.