Ebbene sì, ne ho avuto il coraggio. Ho fatto le ore piccole per tentare di assistere alla prima partita quasi seria del nuovo Milan guidato da Inzaghi e dal suo entusiasmo. L’Olympiacos è una squadra greca,  quindi per definizione una squadra di seghini, però è pur sempre tutt’altra cosa rispetto al Renate e al Monza. Insomma, questi un’idea del giuoco ce l’hanno, inoltre sono guidati da Michel, ex fantastico centrocampista del Real anni ’80, uno che di calcio non può non saperne.

Dico subito che sono riuscito a resistere fino alla fine del primo tempo, poi mi sono arreso all’abbraccio di Morfeo. Per l’orario, certo, ma non è che il gioco espresso in campo fosse granché eccitante. Molto impegno da ambo le parti, questo occorre sottolinearlo, ma anche molta imprecisione; più da parte nostra, un po’ meno da parte dei greci che però, agendo prevalentemente di rimessa, avevano più spazi a disposizione.

E di spazi, i greci, ne hanno avuti parecchi. Quando ho spento la TV  il Milan stava sotto di uno, poi stamattina ho scoperto che ne aveva presi altre due. Il risultato di questi tempi ha scarsa importanza, tuttavia prenderne tre non fa piacere a nessuno, e insomma, un’imprecazione m’è sfuggita, devo ammetterlo. Vanno bene tutti i discorsi sulla preparazione, il fuso orario eccetera, ma non mi risulta che in Grecia abbiano cominciato il campionato da mesi, e neppure che la Grecia sia geograficamente situata oltreoceano rispetto all’Europa.

Quindi niente scuse puerili. E diciamolo a chiare lettere: la nuova  “entusiasmante” stagione è ufficialmente partita di merda.

Posso giudicare soltanto ciò che ho visto: un buon Cristante, autoritario, preciso, efficace nel coprire la difesa. Mi si dirà: ah beh, se invece avesse fatto cagare quante ne avremmo prese? Risponderò: bisogna considerare che dietro c’erano Capitan Bonera, Zaccardo e Albertazzi: i primi due non mi hanno sorpreso quanto a seghinaggine, l’ultimo voglio sperare che non sia questo giocatore, al cui cospetto Constant sembra Roberto Carlos, Emanuelson  Cabrini e Didac Vilà Maldini. Su Saponara stendo un velo pietoso; Pazzini ho spesso avuto il dubbio che non fosse in campo; Poli è stato molto dinamico come il suo solito, e come il suo solito molto arruffone; il mago Gabriel non ha fatto magie, ma neppure cazzate; Niang non mi ha fatto totalmente schifo, due buone iniziative le ha regalate; El Shaarawy inesistente, ha avuto una buona occasione e l’ha adagiata nelle mani del portiere avversario con estrema delicatezza.

Poi c’è Inzaghi: boh, è presto per giudicare un tipo di gioco, specie quando la squadra difficilmente azzecca due passaggi di fila per chiara pippaggine o scarsa condizione dei singoli; per ora il nuovo allenatore si è distinto soltanto per qualche “dai dai dai!” di allegriana memoria.

Per carità, partite di questo genere vanno prese per ciò che sono, ossia allenamenti molto intensi. Le critiche e le valutazioni devono essere commisurate al contesto, perciò per ora mi limito ad affermare che Inzaghi nei mesi a venire dovrà lavorare molto duramente. Poiché l’entusiasmo,  che a detta dei giornalai avrebbe pervaso l’ambiente, temo non sarà sufficiente.