carmando

“Stai giù! Stai giù!”

Fosse stato per gli squallidi teatrini del venerdì avrei saltato anche la partita con il Napoli. Mi fanno troppo incazzare ormai certe cose, la sola vista del presidentissimo che sproloquia a Milanello, di Galliani che gli regge il gioco mi spegne in partenza gli entusiasmi. Per fortuna poi hanno prevalso la curiosità, l’amore per la squadra e,  devo ammetterlo, l’orario favorevole. Anche il nome dell’avversario ci ha messo del suo; sono troppe le immagini che mi balzano in mente quando penso al Napoli: Maradona, Carmando, Alemao, la monetina, il San Paolo in piedi ad applaudirci allorché sfilammo loro uno scudo che pensavano di avere già in tasca. Bei ricordi, ben altre squadre (entrambe), altri tempi, ma le antiche rivalità portano comunque un’atmosfera particolare. Più frizzante, diciamo. Mi sto ancora gustando la vittoria: me ne rendo conto perché sono cordiale con i passanti, con i colleghi, con  gli amici, non insulto gli automobilisti indisciplinati, né inveisco contro i padroni di cani che occupano per intero le piste ciclabili con i loro guinzagli del cazzo lunghi un chilometro.

Ciononostante, è trascorso ormai un tempo sufficiente per poterci ragionare sopra a mente fredda.

Quindici giornate non sono tante, ma neppure poche. Se fossimo una società seria ed ambiziosa, di quelle che mettono innanzi ad ogni altra cosa il risultato sportivo, qualche somma la si potrebbe tirare. Si potrebbe già definire ciò che va e ciò che non va, gli uomini dai quali si potrebbe ripartire e quelli di cui si potrebbe fare a meno. Ma sì, facciamo finta di essere una società così, seria ed ambiziosa, e buttiamo giù qualcosa.

ADRIANO GALLIANI AL BAGNO ROMA DI LEVANTE A FORTE DEI MARMI

La parte più difficile è scordare una figura così

Dunque, siamo una società seria. Abbiamo un progetto, quindi. Abbiamo fatto delle scelte, alcune giuste, alcune sbagliate. Valutiamole, confermiamo quelle giuste e ripartiamo da lì. E’ fondamentale concentrarci e calarci bene nella parte della società seria per poterci cimentare in questo esercizio. Dimentichiamo le cagate di Silvietto e la figura di Adrianone per un attimo. So che è complicato, ma sforzandosi ci si arriva.

Allora, io ripartirei da:

Diego Lopez:  mi aveva spaventato, con quell’osceno balletto che ne causò l’infortunio ad inizio stagione. Avevo pensato: ecco il nuovo Dida (o il nuovo Abbiati, il nuovo Lehmann, il nuovo Pagotto, il nuovo Kalac, il nuovo Amelia). Invece ormai possiamo dirlo: abbiamo un portiere. Uno che poi così vecchio non è, uno che para il parabile e il meno parabile con rassicurante semplicità, uno che non ti fa stringere le chiappe fino a provare dolore ogni volta che la palla schizza dalle sue parti. Non chiedo di più, da un portiere. (Diegone sarà l’unico su cui mi soffermerò così a lungo, ma bisogna capirmi, non sono più abituato ad un portiere così… normale).

Rami: è ancora giovane, è esperto, ha un rendimento costante, non commette cazzate devastanti e, all’occorrenza, sa essere anche duttile. In più la mia morosa vuole che resti perché, dice, è figo.

Mexes: se accetterà un rinnovo di contratto a cifre più realistiche, da confermare senz’altro.

Alex: qualche dubbio sulla tenuta fisica. Ma il calciatore non si discute.

De Sciglio: troppo giovane, troppo educato, troppo proveniente dal vivaio per bocciarlo anzitempo.

De Jong: perdere uno così sarebbe un errore madornale: rendimento alto e costante e leadership in abbondanza. Vuole soldi?  Togliamoli a qualche pippone e diamoli a lui.

Montolivo: non è Rijkaard (ma d’altronde chi lo è?), e neppure Van Bommel. E nemmeno è Pirlo. Però è uno che sa fare entrambe le fasi in maniera decente e garantisce una certa qualità in un centrocampo qualitativamente carente. In Italia è merce rara (si dirà: siamo messi maluccio in Italia; è vero, ma le cose stanno purtroppo così).

Bonaventura: credo che ogni commento su questo giocatore ancora molto giovane, arrivato per puro caso a prezzo ragionevole, sia superfluo.

Menez: se non dà di matto, se si caccia nella testa definitivamente che quelli vestiti di rossonero che corrono attorno a lui non sono invasori di campo ma compagni, se si cala nel ruolo di prima punta, è tanta roba. Molti “se”, forse troppi, però, obbiettivamente, non puoi privarti di uno così.

Ovviamente Pippo: per me può leccare e scodinzolare quanto più gli piace, purché continui a lavorare bene (checché se ne dica, lo sta facendo). Anche perché, se non scodinzoli e lecchi, al Milan non puoi lavorare, né bene né male.

Questa è l’ossatura in cui noi, in quanto società seria, aggiungeremo in futuro vari tasselli fino ad arrivare, in pochi anni, diciamo due o tre – non di più perché altrimenti l’ossatura invecchia e siamo daccapo –, a costruire una rosa nuovamente competitiva. Tuttti gli altri elementi possono tornare utili alla causa ma sono da considerare panchinari, o comunque sacrificabili per fare cassa. Eccetto quelli che in Romagna vengono definiti con un termine dialettale che rende perfettamente l’idea: “cacarera”. La “cacarera” è da spedire senza tanti complimenti. Parlo del Maicon Biondo,  di Armero,  di Bonera, di Torres, di Zaccardo, di Essien, di Niang (ormai ci ho messo una pietra sopra) e di Saponara (idem, anche se ancora non ne sono del tutto convinto). Poi spedirei via pure Adrianone, anche in malo modo,  ma questa è un’altra storia.