Quando, sul finire del primo tempo, il Milan ha deciso di battere il calcio di punizione con lo schema della “doppia barriera” è scoppiata all’interno dello stadio una risata all’unisono.

Mai il Milan era caduto così in basso.

Beninteso, lo schema in oggetto si è già visto in altre occasioni.

Fu ad esempio utilizzato dal Catania di Zenga e dal Salisburgo con il loro bomber spagnolo, Jonathan Soriano.

Io c’ero e ho capito quanto questa fosse l’istantanea di un declino inesorabile.

Non è lo schema in sè a indespettire, bensì l’idea che questa squadra, incapace di mettere insieme due passaggi pericolosi, sprechi il suo tempo in settimana provando assurde soluzioni.

Stranezze, particolarità e novità si provano laddove c’è un contesto collaudato e solido.

Il Milan di oggi non è niente di tutto ciò.

Prima di battere i calci d’angolo originali o le punizioni con la doppia barriera, bisogna avere ben definiti i fondamentali.

Sperare di trovare su calcio da fermo i gol, che su azioni manovrate non arrivano più e non arrivano mai, è indice di confusione mentale.

Non ho idea di come i rossoneri potranno provare a risorgere dalle loro ceneri.

Magari già con la Lazio questo accadrà, ma le sensazioni sono tutto fuorchè positive.

I mali sono noti e la pazienza latita.

Il tifoso, per quanto possa amare, è stanco e a San Siro, ormai, non siamo mai più di 25.000/30.000.

Quando inizieranno a fischiare anche le scuole calcio non paganti (e accadrà presto!), sarà il segno che si è toccato il fondo.

Dirò, infine, un’eresia, che poco piacerà ad alcuni utenti, ma il Milan gioca (?) meglio con Honda.

Il Nippotumore in Coppa d’Asia sta facendo bene.

Il Milan in Italia arranca, per non dire muore.