Adrianone è un fenomeno. Nel corso della sua carriera rossonera, oltre adGalliani-a-Marsiglia-1991-332x404 essere stato un esecutore meticoloso, efficiente, spietato ed obbediente, quando è stato costretto ad agire di testa propria ne ha combinate di tutti i colori. Un fenomeno, ripeto. Lo è stato in certi aspetti del suo lavoro, questo bisogna concederglielo, ma lo è stato anche e soprattutto a combinare guai. E le conseguenze di certe sue azioni, come tutti ben  sappiamo, non si sono mai riversate su di lui, ma sempre sul Milan. Dopo Marsiglia, per colpa sua fummo costretti ad andare al cinema di mercoledì sera per un anno (chi sostiene che l’ordine di abbandonare il campo arrivò dall’alto non sa di cosa parla), mentre Adrianone se la cavò con qualche critica dalla stampa – che non poteva esimersi – e, forse, una tiratina d’orecchi in privato da parte del datore di lavoro (non certo per la mancanza di correttezza, più che altro per il danno all’immagine). Dopo Calciopoli, sempre per colpa sua, ci beccammo una bella e sacrosanta penalizzazione, nonché l’infamante nomea di truffatori, pur essendo stati oggettivamente fra i truffati – se non i più truffati – dalla banda bianconera di Luciano Moggi. Mentre Adrianone se la cavò con una morbida squalifica, successivamente addirittura ridotta. Per non parlare di altre cosette, meno fragorose ma comunque dannose per la società, da qualsiasi parte le si voglia guardare: tipo la disgustosa rappresentazione teatrale inscenata ai danni di Clarenzio (che porta una firma chiara a tutti, benché scritta con l’inchiostro simpatico), i cui attori sono stati alcuni pennivendoli e qualche giocatore senza dignità.

L’ultima performance è quella di sabato scorso. Nell’abituale goffo tentativo di incolpare qualcuno o qualcos’altro per i propri misfatti, Adrianone ha avviato un umiliante battibecco polemico con la Juventus (umiliante per noi, lui c’ha una faccia di  tolla che  l’umiliazione manco sa cosa sia), dal quale non poteva che uscire mediaticamente e moralmente con le ossa rotte. Anzi, dal quale  uscirà come sempre con qualche livido superficiale, mentre noi, i cacciaviti, con il morale sotto i tacchi per la vergogna. Vergogna che, altrimenti, non avremmo provato, giacché  la prestazione della squadra sul campo era stata tutto sommato più che dignitosa. La speranza è che  quest’ultima vaccata possa avvicinare il pensionamento del Condor, anche se ne dubito.

Detto  questo, veniamo al resto.  Un resto che il popolo milanista, forse accecato dal comprensibile disgusto per le gesta del Condor e frastornato dall’umiliazione cui è stato sottoposto, con mio immenso stupore ha evitato e continua ad evitare di sottolineare.

Sono  spiacevolmente stupito, ad esempio, dal fatto che la sguaiata reazione juventina non sia stata trattata dai tifosi rossoneri col disprezzo che avrebbe meritato e, anzi, in molti casi sia stata da essi sostenuta e applaudita. Non si fa, cazzo, anche se si tratta di attacchi a Galliani. Ciò che sostiene un gobbo è sempre sbagliato per definizione. Un gobbo mente sempre, anche quando crede di dire la verità. E’ la sua natura. Un cacciavite, preso per il culo per anni dall’arroganza e dalla doppiezza di quella società, queste cose dovrebbe saperle. Insomma, una presa di posizione rabbiosa sull’inelegante comunicato juventino non la pretendevo né la auspicavo da parte dei cacciaviti, questo no, ma pure l’endorsement mi è parso francamente eccessivo. E contro natura. Così si presta il fianco alle accuse delle poche groupies del Condor ormai rimaste, a mio avviso.

CatturaPure Sky non è stata da meno, anche se in questo caso mi sono meno stupito. Avendo visto gli stracci che volavano ed essendosi sentita chiamata in causa, l’emittente di Murdoch, anziché spiegare semplicemente come mai un banalissimo replay che in genere impiega un nanosecondo ad apparire sugli schermi stavolta ci abbia impiegato almeno mezz’ora,  ha deciso di difendere la propria onorabilità affidandosi alle bordate di due dei suoi giornalisti di punta: Fabio Caressa si è lanciato in un pippone interminabile su tecnicismi mediatici e geometria, quando per smerdare Adrianone sarebbero bastate semplicemente poche righe e lasciar fare ad Adrianone stesso; la signora Buffon, dal canto suo,  domenica pomeriggio ha rincarato la dose ribadendo l’assoluta indipendenza di giudizio dell’emittente televisiva per la quale lavora, come se non sapessimo che lei, oltre  ad essere appunto la signora Buffon,  deve comunque, ogni volta che apre la splendida bocca, tenere conto del numero degli abbonati gobbi che le garantiscono lo stipendio. Abbonati gobbi che sono molti, molti di più rispetto a quelli cacciaviti (oltre alla geometria, anche l’aritmetica non è un’opinione). Avevo qualche dubbio circa l’imparzialità di Sky, la reazione scomposta dell’emittente me li ha fugati tutti, uno per uno.

Non so se il gol di Tevez fosse o meno da annullare (personalmente credo di no), manco mi interessa. Non è questo il punto. Il punto è che, nella doppia veste di vecchio abbonato Sky e di ancora più vecchio tifoso milanista, sono stato urtato enormemente da tutto ciò che è avvenuto dopo. E stavolta non soltanto per colpa del solito casinista brianzolo.